Crosta lattea: quando viene, quanto dura e rimedi

Compare tipicamente nei primi 3 mesi di vita. Nonostante possa suscitare preoccupazione nei genitori per via dell’impatto estetico negativo, si tratta di una manifestazione cutanea che si risolve spontaneamente e non comporta fastidi per il bambino

Immagine per l'autore: Anna Maria Bagnato
Anna Maria Bagnato , pediatra, dirigente medico in servizio presso il reparto di Neonatologia dell’ospedale di Crotone. Nel corso della sua specializzazione ha approfondito la Reumatologia e le Emergenze pediatriche del neonato e del bambino
neonato con crosta lattea sulla testa

La cosiddetta “crosta lattea” del neonato e del lattante è una delle manifestazioni cutanee delle prime epoche di vita del bambino. Spesso desta preoccupazione nel genitore a causa del suo impatto estetico negativo, motivo per cui esistono vari trattamenti, alcuni impropri ed eccessivi dato l’andamento benigno di questa condizione, che vanta un’elevata percentuale di risoluzione spontanea e non comporta alcun fastidio al bambino. 

Cos’è la crosta lattea? 

La crosta lattea dei neonati e dei lattanti è in realtà una variante di dermatite seborroica infantile, condizione infiammatoria della cute che determina una stimolazione delle ghiandole sebacee, strutture presenti a livello della cute che producono il sebo (sostanza ricca di grassi che contribuisce alla difesa e al mantenimento della barriera cutanea) e che sono maggiormente concentrate su:

  • cuoio capelluto; 
  • sopracciglia; 
  • regione retroauricolare; 
  • zona del pannolino;
  • pieghe cutanee del collo e sotto le braccia. 

Questa infiammazione determina la comparsa di arrossamento e l’aumentata produzione di sebo che, accumulandosi, tende a stratificarsi e a formare delle squame di colorito bianco/giallastro untuose e aderenti alla cute sottostante; solitamente non determina prurito. 

Nell’insorgenza della crosta lattea giocano un ruolo importante gli ormoni sessuali materni, che aumentano la produzione di sebo, e l’aumentata proliferazione di un fungo chiamato Malassezia, che degrada i trigliceridi contenuti nel sebo in acidi grassi saturi (fonte nutritiva per la propria proliferazione) e acidi grassi insaturi, che contribuiscono all’infiammazione osservata; in più nei bambini con crosta lattea vi sarebbe uno sbilanciamento della restante flora batterica cutanea con proliferazione di microbi che favoriscono l’azione della Malassezia.

Crosta lattea: quando viene e quanto dura

Quando compare la crosta lattea? Tipicamente compare tra la 2^ e la 6^ settimana di vita, colpisce i bambini di tutte le etnie, si stima che riguardi il 10% circa dei lattanti e che raggiunga il picco intorno ai tre mesi. 

Quanto dura? Dopo i 3 mesi vi è una progressiva tendenza alla risoluzione della crosta lattea, che in genere tende a scomparire entro l’anno di vita: nella fascia di età tra 1-2 anni di vita circa il 7% dei bambini continuano a esserne affetti. 

Condizioni da non confondere con la crosta lattea

Quando le squame sono poche o assenti, prevalgono vescicole, croste, lesioni cutanee rilevate, pelle ruvida e arrossata, prurito e la localizzazione prevalente è al volto, al cuoio capelluto, al tronco e alle superfici estensorie delle braccia, specie in un bambino con familiarità per allergie e tendenza alla durata protratta o riaccensione delle lesioni, potremmo trovarci di fronte a una dermatite atopica, che merita un approccio diverso dalla crosta lattea, con attenta valutazione pediatrica.

Altra condizione, rara, che può mimare la crosta lattea è l’istiocitosi a cellule di Langerhans, che si distingue per la cute di colorito rossastro/marroncino, le lesioni vescicolo-crostose diffuse su tutta la superficie corporea e il possibile ingrossamento di fegato e milza. Anche questa richiede un’attenta valutazione pediatrica e l’invio al centro di riferimento. 

Crosta lattea: trattamenti e prodotti servono?

Il trattamento può essere indicato nei casi più marcati solo per fini cosmetici e consiste nell’ammorbidimento delle croste, mentre è da evitare la rimozione traumatica, che favorisce la loro ricrescita. Vediamo di seguito alcuni rimedi da utilizzare per trattare la crosta lattea.

Crosta lattea: i prodotti

Nell’igiene di qualunque neonato, è bene cercare prodotti che non contengano tensioattivi chimici aggressivi (come il sodium lauryl sulfate) e può essere utile effettuare lavaggi con detergenti oleosi non schiumogeni, volti ad ammorbidire il cuoio capelluto.

Crosta lattea e rimedi naturali

Uno dei prodotti che risulta più utilizzato sul cuoio capelluto, a tutte le età, è l’olio di oliva, che nel caso della crosta lattea andrebbe invece evitato, in quanto rappresenta un ulteriore nutrimento per la Malassezia. 

Un altro prodotto naturale che viene spesso suggerito è il licocalcone, estratto dalla liquirizia cinese, che avrebbe attività antibatterica e antinfiammatoria e ridurrebbe la produzione di sebo. Tuttavia le evidenze in merito raggiunte finora risultano deboli.

Altro prodotto suggerito, ma sempre con deboli evidenze scientifiche a supporto, è la biotina (vitamina B7), la cui carenza è stata riscontrata in alcuni casi di crosta lattea.

Negli ultimi anni si è poi diffuso l’uso del tea tree (olio di Melaleuca Alternifolia, molto efficace nel trattamento di varie infezioni fungine), proposto anche in forma di olio essenziale da aggiungere allo shampoo. Tuttavia, anche in questo caso non ci sono forti evidenze a sostegno del suo utilizzo in età infantile, e azioni simil-estrogeniche sono un possibile effetto collaterale da tenere a mente.

Shampoo per Crosta lattea

Tra gli shampoo suggeriti per la dermatite seborroica nell’adolescente e nell’adulto risultano molto efficaci e utili quelli contenenti antimicotici quali ketoconazolo, selenium sulphide e acido salicilico (un cheratolitico che rompe le squame). Nel neonato e nel lattante, considerata la potenziale tossicità di tali preparati e, come detto, la tendenza alla risoluzione di questa manifestazione cutanea, meglio privilegiare detergenti non aggressivi

Crosta lattea: va davvero trattata?

Il punto fermo da tenere a mente, a fronte delle numerose proposte del mercato (pettine per crosta lattea, rimedi naturali eccetera), è che la crosta lattea è una condizione benigna che tende a risolversi entro l’anno di vita e non determina problemi per il bambino.

Nella ricerca di prodotti per la crosta lattea è bene orientarsi su quelli che non risultino potenzialmente dannosi o tossici per il bambino. In merito a tale argomento, dato il numero elevato di studi condotti per promuovere i prodotti cosmetici, si è espressa anche la Cochrane – autorevole rete indipendente composta da esperti che si occupano di valutare la rigorosità degli studi scientifici e i relativi risultati – che, considerati gli scarsi livelli di evidenza raggiunti dagli studi e i potenziali effetti collaterali, ribadisce il concetto di attendere la risoluzione spontanea e di evitare prodotti quali acido salicilico, corticosteroidi topici e antimicotici. 

Immagine per l'autore: Anna Maria Bagnato
Anna Maria Bagnato

calabrese di nascita, ha studiato a Messina, dove si laurea in Medicina e si specializza in Pediatria, approfondendo in particolare i campi della Neonatologia e delle emergenze pediatriche. Il percorso di specializzazione la porta anche a frequentare la Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale “Buzzi” di Milano e il Pronto Soccorso Pediatrico dell’IRCSS “Burlo Garofolo” di Trieste. Dal 2019 scrive per Uppa.

Bibliografia
Articolo pubblicato il 02/11/2021 e aggiornato il 08/11/2021
Immagine in apertura Olesia Kondrateva / iStock

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