Perché l’ambiente influisce sulla salute dei bambini, a partire dal concepimento

Spazi verdi, ambienti liberi da fumo e aria pulita: aspetti importanti per tutelare la salute dei bambini, già durante la gravidanza. Vediamo perché e quali buone pratiche adottare

Norina Di Blasio, science content editor, Think2it - Il Pensiero Scientifico Editore
Un papà con i suoi bambini, di schiena, camminano in un ambiente naturale, tutelando la propria salute

Con l’espressione “primi 1000 giorni di vita” la comunità scientifica fa riferimento al periodo che va dal concepimento ai 2 anni. Si tratta di una finestra temporale particolarmente delicata, poiché è in questa fase che vengono poste le basi della salute di ogni persona, con implicazioni importanti anche per la vita futura. 

In questo periodo, frequentare spazi verdi, ambienti liberi dal fumo e respirare aria pulita è essenziale, come spiega il progetto di ricerca multiregionale I primi 1000 giorni, coordinato dall’IRCCS materno infantile “Burlo Garofolo” di Trieste e finanziato dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute.

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Esposizioni ambientali e salute

Il progetto si propone di comprendere gli effetti sulla salute futura dell’esposizione ambientale – in particolare a fumo di sigaretta e inquinanti atmosferici – nei primi 1000 giorni di vita, di promuovere la costruzione di ambienti di vita sani e di rispondere a una serie di domande: che impatto ha sulla salute dei bambini l’esposizione precoce a fattori di rischio ambientali? Perché puntare sulla gravidanza per migliorare lo stile di vita e rinunciare, ad esempio, al fumo di sigaretta? Come promuovere piccoli cambiamenti individuali in grado di generare salute e minore impatto sull’ambiente? Quali sono gli effetti protettivi del verde urbano sulla salute dei bambini?  

Essere esposti al fumo attivo e passivo, respirare aria inquinata, vivere in città o vicino a siti industriali può peggiorare la salute a vari livelli e in tutte le fasi della vita, per questo è importante sensibilizzare sull’inquinamento e sull’importanza di costruire e vivere contesti di vita sani

Oggi sappiamo che la popolazione in età pediatrica è quella più suscettibile agli effetti legati all’esposizione a inquinanti atmosferici. Le evidenze scientifiche su rischi ed effetti negativi dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei bambini sono chiare e convincenti; l’impatto riguarda anche la loro salute in età adulta e, addirittura, è transgenerazionale.

Tutti possiamo contribuire a ridurre i livelli di inquinamento adottando uno stile di vita a minore impatto ambientale.

Cosa fare per respirare aria pulita?

Il traffico (soprattutto legato all’uso di auto), il riscaldamento domestico (in particolare se vengono utilizzati gasolio o biomasse) e le industrie sono responsabili dell’emissione nell’aria di inquinanti che hanno un impatto sulla salute delle persone esposte, in particolare dei bambini. La qualità dell’aria, infatti, è importante per un normale sviluppo neurocognitivo e dell’apparato polmonare. Quali buone pratiche si possono adottare? 

Camminate con i bambini il più possibile, scegliendo orari e percorsi con minor traffico. Provate a ridurre l’uso dell’automobile, spostandovi a piedi e in bicicletta così da ottenere benefici per la salute mentale e fisica, ridurre le disuguaglianze sociali e rendere gli ambienti urbani più sostenibili.  Meglio scegliere percorsi “puliti”, percorrendo “strade secondarie” più tranquille e camminando sul lato del marciapiede più lontano dal traffico. Se la mobilità attiva non è facilmente praticabile, scegliete i trasporti pubblici.

Guidate in maniera più ecologica. Per ridurre le emissioni inquinanti è bene moderare la velocità; mantenere spento il motore quando si è fermi ai semafori o nel traffico; utilizzare dove possibile i parcheggi sotterranei ed evitare brusche accelerazioni e frenate durante la guida.

Poi, è opportuno curare la manutenzione periodica dell’automobile e rispettare le regole: seguite le disposizioni comunali sui limiti di accesso alle zone a traffico limitato o i divieti di circolazione nella fascia verde nelle giornate più inquinate. Se dovete cambiare l’automobile valutate veicoli a ridotte emissioni, sia elettrici/ibridi sia alimentati con combustibili a basso impatto (ad esempio metano), piuttosto che veicoli diesel e a benzina.

Ove possibile, è raccomandato scegliere il riscaldamento a minore impatto sull’ambiente.

Ambienti liberi dal fumo 

Il fumo di sigaretta contiene oltre 7000 sostanze chimiche, molte delle quali sono dannose per la salute sia di chi fuma sia di chi respira l’aria dove altre persone fumano o hanno fumato. Il bambino può essere esposto a fumo passivo già durante la gravidanza: una volta inalati, i composti contenuti nel fumo arrivano dai polmoni al sangue e a tutti i tessuti e, passata la placenta, anche al feto. 

In particolare, la nicotina diminuisce l’afflusso di sangue all’utero e alla placenta riducendo l’apporto di sostanze nutritive al bambino; il monossido di carbonio riduce l’apporto di ossigeno nella circolazione sanguigna materna e quindi anche del piccolo. 

L’esposizione al fumo, tra le altre cose, può essere causa di basso peso alla nascita e aumenta il rischio di parto prematuro, ma anche di malformazioni congenite e danni ad alcuni organi del bambino, ad esempio bronchi e polmoni, nel momento del loro sviluppo. 

Anche dopo la nascita il piccolo può essere esposto ai danni del fumo passivo, perché inala l’aria inquinata dal fumo di sigaretta negli ambienti domestici, in automobile e in generale nei luoghi che frequenta. Gli effetti negativi sulla salute sono tanto maggiori quanto più i bambini sono esposti nei primi anni di vita. Ad esempio, nei figli di fumatrici il rischio di morte improvvisa del neonato (morte in culla, SIDS) è maggiore di circa 3 volte; inoltre questi hanno una maggior frequenza di ritardo dello sviluppo neurocognitivo, di infezioni respiratorie, in particolare otite media e otiti ricorrenti, broncospasmo e asma, e un aumentato rischio di cancro nel futuro.

Il fumo in casa (e in auto) è la principale causa di esposizione a fumo passivo dei bambini. Ma non è l’unica: da non trascurare sono anche i rischi dovuti all’esposizione a “fumo di terza mano”, ovvero ai residui tossici che il fumo di sigaretta rilascia nell’ambiente e che si depositano su vestiti, tende, tappeti, mobili, oggetti, e sulla pelle e sui capelli; tali residui persistono nell’ambiente anche molto a lungo e non vengono eliminati con i metodi di pulizia comuni.

Per questi motivi la gravidanza, o in genere il momento in cui si pianifica di avere un figlio, è un buon momento per smettere di fumare; un obiettivo però non sempre semplice da raggiungere. Cosa fare se non si riesce a smettere di fumare in gravidanza e durante l’allattamento del bambino? È fondamentale diminuire al minimo il numero di sigarette fumate, e fumare dopo la poppata.

Inoltre, meglio lavarsi le mani e se possibile cambiare gli abiti che si indossavano al momento di fumare prima di toccare il neonato e prima di allattarlo. In generale, non fumate in presenza del bambino, né in casa né in tutti gli spazi in cui si sta insieme, avendo l’accortezza di chiedere a chiunque frequenti la vostra casa di astenersi dal fumare. 

Gli effetti protettivi del verde sulla salute dei bambini

La presenza di verde urbano fa bene alla salute e svolge un ruolo importante di mitigazione nell’ambiente cittadino: esercita una azione di controllo della temperatura, della pioggia che cade al suolo, fornisce una barriera contro il rumore e l’inquinamento atmosferico e ci offre maggiori opportunità di trascorrere tempo all’aperto e di fare attività fisica. 

È importante ricordare, però, che durante i mesi estivi è meglio evitare l’attività all’aria aperta nelle ore più calde, dalle 12 alle 16, quando i livelli di ozono sono molto elevati in particolare nei parchi, nelle aree periferiche ed extraurbane. Poi: assumere molta frutta e verdura, alimenti ricchi di antiossidanti; in città, evitare le zone molto trafficate nelle ore di punta e, nei giorni particolarmente caldi, evitare le aree verdi, dove si registrano le maggiori concentrazioni di ozono.

Durante i mesi invernali, invece, con il freddo il particolato atmosferico (o polveri sottili) si condensa a formare goccioline di aerosol più facilmente inalabili: meglio dunque stare fuori casa nelle ore più calde.

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Bibliografia
  • Per saperne di più sui rischi del fumo a partire dal concepimento, si può guardare la videoinfografica realizzata per il progetto I primi mille giorni
  • Per i documenti scientifici analizzati e prodotti nell’ambito del progetto, si può consultare questa pagina
Articolo pubblicato il 25/06/2021 e aggiornato il 30/06/2021
Immagine in apertura emholk / iStock

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