Pidocchi: trattamenti e rimedi efficaci

La proliferazione non dipende né dall’ambiente né dall’igiene e può colpire bambini e adulti. Ecco alcuni consigli per prevenire e curare un’infestazione

Laura Reali, pediatra
Bambina colpita da pidocchi con pettine a denti fitti

Molti di voi avranno avuto a che fare con questi piccoli animaletti che amano invadere il capo dei bambini e degli adulti. Non trasmettono malattie ma sono comunque molto fastidiosi.
Le pediculosi o infestazioni da pidocchi dei capelli sono frequenti sia nei paesi ricchi sia in quelli in via di sviluppo e non dipendono né dall’igiene personale né dallo stato di pulizia dei luoghi in cui ci troviamo; ogni disinfestazione ambientale è, infatti, inutile.
Vivere in promiscuità o a stretto contatto in comunità sovraffollate sono condizioni ideali per la trasmissione del pidocchio del capo, che si diffonde facilmente nel nucleo familiare, specialmente se numeroso, o nelle comunità infantili. A questo proposito, è buona norma controllare spesso i bambini.

Come riconoscere i pidocchi e come vivono?

Il pidocchio adulto è grande quanto un seme di sesamo (1-2 mm circa), ha sei zampe e “piedi” a forma di uncino, che gli permettono di attaccarsi strettamente al capello. Vive bene solo a 37 gradi di temperatura (dopo poche ore lontano dal tepore di un cuoio capelluto, muore) e si nutre ogni tre-sei ore del sangue del suo ospite pungendone la cute del capo. Le femmine depongono cinque-sei uova (anche dette lendini dei pidocchi) al giorno e le attaccano con una “colla” molto resistente (la chitina) alla base del capello; ciò avviene soprattutto dietro le orecchie e sulla nuca, ovvero le zone più calde del capo.

Come si prendono i pidocchi?

Almeno un alunno su tre prende i pidocchi ogni anno a scuola, soprattutto le femmine, che hanno in genere capelli più lunghi. Ciò avviene perché dai 3 agli 11 anni i bambini hanno, tra loro, un’elevata interazione sociale e corporea.
I pidocchi non saltano, passano da persona a persona “nuotando” lungo i capelli: è sufficiente avere contatti ravvicinati tra le teste; la trasmissione tramite cappelli, sciarpe, vestiti o letti, invece, non è mai stata provata.

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Quali sono i sintomi dei pidocchi?

L’infestazione è, spesso, inizialmente asintomatica, ma dopo tre-quattro settimane si manifesta attraverso prurito e arrossamento del cuoio capelluto. Questa reazione è dovuta all’irritazione provocata dal contatto della pelle con la saliva e con le feci del pidocchio (a tal proposito, il gesto di grattarsi può provocare infezioni della pelle).

Uova di pidocchi: segno di infestazione?

La presenza di lendini tra i capelli non è una prova certa di infestazione in atto. Le uova, infatti, rimangono attaccate ai capelli anche quando sono morte o vuote e possono perciò seguire il bambino nella crescita. In questo caso, dunque, non sarà affatto necessario allontanare il piccolo da scuola.
Anche se morte o vuote, comunque, le lendini non si staccano facilmente dal capello e vanno rimosse con le dita (l’unico sistema veramente efficace oltre la rasatura). Altro aspetto da conoscere è che le uova vitali sono grigie e difficili da identificare, mentre le uova morte e quelle vuote sono bianche, più evidenti ma confondibili con la forfora. Per questi motivi l’unico sistema certo per diagnosticare un’infestazione in atto è trovare almeno un insetto vivo sul cuoio capelluto.

Rimedi naturali per i pidocchi

L’infestazione va trattata rapidamente per evitare la proliferazione dei parassiti. Non c’è bisogno di usare prodotti chimici, che per lo più sono tossici. Se abbiamo a che fare con pochi insetti (da uno a quattro), cosa comune in climi come il nostro, il rimedio più efficace (e naturale) per eliminare i pidocchi è bagnare i capelli di balsamo e pettinarli dalla base alla punta per cinque-quindici minuti con un pettine a denti fitti per pidocchi, una procedura che gli inglesi chiamano wet combing e che funziona perché tiene conto del ciclo vitale dell’insetto: un pidocchio neonato impiega circa dieci giorni per diventare un adulto in grado di riprodursi; una lendine, dopo dieci-quindici giorni che è stata deposta, muore, perché il capello, crescendo, la allontana dal cuoio capelluto, il cui calore è essenziale per la schiusa, che comunque non può avvenire oltre i 12-13 giorni dalla deposizione. Dopo questo periodo si trova a oltre 6 mm dal cuoio capelluto e la lendine non è più vitale, anche se rimane attaccata al capello.

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Prevenzione dei pidocchi

Ripetendo il wet combing ogni due-tre giorni per almeno due settimane, non solo si eliminano tutti i pidocchi vivi dal capo, ma si prevengono nuove infestazioni.
Usare invece prodotti antiparassitari a scopo preventivo non solo non rende immuni dall’infestazione ma ha l’effetto di selezionare i pidocchi più resistenti.

Eliminare i pidocchi in una classe

Se in una classe si verifica il caso di un bambino con pidocchi del capo, bisogna trattare, oltre a lui e ai suoi conviventi, tutti i compagni di classe con lo wet combing. A questo proposito, una raccomandazione importante è quella di ricordarsi di sciacquare il pettine sotto il rubinetto dopo ogni passata.
In caso di infestazioni con numerosi insetti, oltre al wet combing è preferibile usare anche uno dei prodotti soffocanti in commercio, sicuri ed efficaci, come ad esempio dimeticone al 4%.

Trattamento dei pidocchi: cosa NON fare

Gli anti-pidocchi a base di pesticidi (come ad esempio malathion, permetrine, ecc.) sono tossici soprattutto per i bambini sotto i 2 anni e per le donne in gravidanza. Inoltre, un uso prolungato o errato (per tempi e dosi) di questi prodotti rende i parassiti più resistenti. Anche gli shampoo anti-pidocchi sono inefficaci, perché contengono dosaggi di pesticidi troppo bassi e restano a contatto con i capelli per troppo poco tempo.
Infine, per quanto riguarda i cosmetici curativi a base di oli essenziali o minerali, che dovrebbero produrre un film protettivo sulla cute, non esistono prove di efficacia dimostrata.

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Immagine per l'autore: Laura Reali
Laura Reali

nata a Frosinone nel 1956, pediatra di famiglia a Roma dal 1985, si occupa soprattutto di Formazione e di ricerca in pediatria delle cure primarie. È redattrice della rivista Quaderni ACP e autrice per UPPA, dove ricopre anche il ruolo di responsabile scientifico. È autrice di numerose pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali, e di alcuni libri.

Articolo pubblicato il 14/01/2019 e aggiornato il 31/03/2020
Immagine in apertura YSach / iStock

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