Nei, melanomi e bambini: quando serve lo specialista?

I nei, alla nascita, sono poco numerosi. La maggior parte comparirà nel corso della crescita e di norma, fino ai 12 anni, non è necessario fare nulla o quasi

Luca Giangrande,
pediatra di famiglia
Visita dei nei a una bambina con un dermatoscopio

La signora Frugolini come al solito ha un urgenza più urgente delle altre e, superando lo sbarramento della segretaria e delle altre mamme che in sala d’attesa aspettano pazienti (sennò che pazienti sono), mi piomba in sala visite esordendo: «Aiuto dottore, si sta riempiendo di nei! Sa, io e mio marito ne siamo pieni e il prozio Giuseppe ne ha dovuto togliere uno che stava diventando maligno!». La guardo un po’ scoraggiato, perché dopo venti anni di professione ancora non riesco a far rispettare le file ai pazienti: «Mi faccia vedere», le dico.

Dopo cinque minuti di ricerca, l’uso di una potente lampada e di una lente d’ingrandimento, riesco a individuare un microscopico puntino marroncino sul dorso della manina. «Non si preoccupi signora, si tratta di un banale neo di Clark, non c’è bisogno di fare nulla», dico con fare rassicurante.

«Ma dottore, non sarà il caso che mi segni una visita presso il famoso Luminare Dermatologo, così mi fa l’epiluminescenza e la mappa dei nei?». «Mannaggia a internet!», penso. E invece dico: «Guardi le faccio vedere». E tiro fuori l’ultimo benedetto acquisto dell’ambulatorio, un dermatoscopio, una sorta di piccolo cannocchiale che si appoggia sul neo e lo ingrandisce illuminandolo, permettendo di vedere ogni suo particolare. «Vede? Dobbiamo osservarne quattro caratteristiche: l’asimmetria, più è asimmetrico più non va bene, e in questo caso è perfettamente circolare; i bordi, più sono netti meno va bene, e in questo caso sono sfumati; i colori, più sono, peggio è, e qui ce ne sono solo due; le diverse strutture che lo compongono, qui può vedere solo un reticolo di sottofondo e qualche puntino, si chiama aspetto “reticolato-puntiforme” ed è tipico del neo di Clark. Totalmente benigno!».

Questa piccola lezione di dermatologia mi ha fatto salire di almeno tre gradini nella sua personale scala di gradimento della classe medica. Se ne va contenta, anche se so che la rivedrò presto per un’urgenza di tipo diverso. Comunque ho evitato l’ennesima, inutile, visita specialistica!

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Questione di geni

Come quasi tutto, anche i nei si ereditano: se i genitori ne hanno un bel po’, anche i figli ne avranno molti. Qualcuno sarà presente alla nascita, i cosiddetti nei congeniti, ma la maggior parte usciranno in seguito ed è del tutto normale. Praticamente sempre, fino ai 12 anni, non si deve fare nulla o quasi. Solo se il neo è molto asimmetrico e presenta molte colorazioni, va fatto vedere al pediatra che potrebbe, con il dermatoscopio, valutare anche bordi e struttura. Viceversa la presenza di peli, una colorazione bluastra o rossa sono indice di benignità. A volte, intorno al neo, compare una zona decolorata quasi bianca e pian piano il neo scompare: si tratta di un neo di Suttom, totalmente benigno.

I raggi solari, stimolando la produzione di melanina, stimolano anche la nascita di nuovi nei o il cambiamento di nei già presenti. In misura maggiore nei bambini di carnagione chiara, con occhi azzurri, capelli biondi o rossi: una ragione di più per non esporsi eccessivamente al troppo sole e per usare creme solari ad alto potere protettivo.

Un tipo di neo per il quale bisogna avere una particolare attenzione è quello situato sul palmo delle mani o sulla pianta del piede. È sottoposto a stimoli pressori e un po’ più delicato: basta però, per rassicurarci, osservarli al dermatoscopio: se i puntini di colorante sono depositati nei solchi della pelle, va tutto bene, se invece è depositato sulle creste, è da tenere sotto osservazione, e questo sì, mandiamolo dal dermatologo.

Il dermatoscopio

Fino a una quindicina di anni fa i pediatri usavano poco l’otoscopio… e le visite dall’otorino si sprecavano: ora è quasi impossibile trovare un pediatra che non ce l’abbia e le visite specialistiche sono dimezzate. Lo stesso potrebbe succedere per il dermatoscopio, uno strumento che assomiglia molto all’otoscopio ed è molto utile per osservare le lesioni della cute.

L’osservazione anche di un semplice neo è sorprendente. Con questo strumentino, dal costo di poche decine di euro, si riescono a valutare le caratteristiche del neo seguendo la regola dell’ABCD, si sommano i punteggi e, se il punteggio finale non supera 4,7, non ci sono problemi:

  • asimmetria: il neo viene diviso da due assi ortogonali in modo da produrre la minore asimmetria possibile; si assegna un punto se c’è asimmetria su una sola asse, 2 se c’è asimmetria su due assi, 0 se è simmetrico. Si moltiplica per 1,3
  • bordi: si divide la lesione in 8 spicchi. Viene assegnato un punto per ognuno di essi il cui margine è netto, 0 punti per ogni spicchio dove il margine è sfumato. Si moltiplica per 0,1
  • colore: sono stati selezionati sei colori: il bianco, il rosso, il marrone chiaro, il marrone scuro, il blu-grigio e il nero. Viene dato 1 punto per colore. Si moltiplica per 0,5
  • diverse strutture: ne sono state selezionate 5, la rete pigmentata, le aree omogenee, le strie, i punti, i globuli. Viene dato un punto per struttura. Si moltiplica per 0,5

Melanoma: un’epidemia di diagnosi

Uno studio condotto da ricercatori statunitensi ha raccolto i dati riguardanti persone con più di 65 anni, sottoposti a un programma nazionale di screening della pelle: in 20 anni le diagnosi di melanoma sono raddoppiate mentre è rimasto invariato il numero dei morti causate da questo tumore. In Italia, come in gran parte del mondo, esiste una campagna di sensibilizzazione dedicata al melanoma.

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La strategia più efficace per combattere il cancro della pelle consiste nella diagnosi e nel trattamento precoce. Perciò si celebra lo Skincancer day (la giornata nazionale di prevenzione dei tumori della pelle) il cui scopo è facilitare il contatto fra specialisti e pazienti, in modo da rendere più efficaci le strategie di prevenzione e facilitare l’individuazione del melanoma in uno stadio iniziale.

Le cifre fornite sono inquietanti: «L’incidenza del melanoma nella popolazione bianca è aumentata negli ultimi cinquant’anni a un ritmo superiore di qualsiasi altro tumore, ad eccezione del cancro del polmone nelle donne, con un incremento del 5-7% annuo nei Paesi occidentali industrializzati». I dermatologi individuano per queste cifre due cause: la moda della tintarella e il buco dell’ozono che lascia passare una maggior quantità di raggi ultravioletti, che danneggiano il DNA delle cellule esposte alla loro azione.

Perché allora, a fronte delle molte diagnosi precoci, il numero dei morti a causa del melanoma è sempre uguale? Le conclusioni dell’US Preventive Task Force, l’ente americano che sorveglia l’efficacia delle misure preventive in medicina sono queste: «lo screening generalizzato della pelle a oggi non risulta essere una misura capace di prevenire le morti per melanoma. Ciò che è messo in luce dai dati forniti dai dermatologi non è dunque l’esistenza di una epidemia di melanoma, ma di una epidemia di diagnosi di melanoma. La differenza è rilevante. Il numero di tumori allo stadio avanzato, quelli per cui si muore, è inalterato da anni, come il numero dei morti; a crescere esponenzialmente è stato il numero dei cosiddetti tumori allo stadio primitivo, che spesso rimangono silenti e non conducono alla morte. È accaduto, quindi, che dare il nome “melanoma” anche a trascurabili alterazioni della pelle e la contemporanea diffusione di metodi di analisi non invasivi, ha creato una epidemia di tumori che in realtà non causano problemi».

Pubblicato il 27.05.2015 e aggiornato il 22.11.2019