Nascere

Come vestire un neonato

di Paolo Sarti - Pediatra, Firenze

come vestire un neonato

Un bambino sempre troppo vestito (da inutili tute, doppi strati, sciarpe, cappellini, guanti, ecc.) non potrà imparare a usare i meccanismi di termoregolazione di cui la Natura lo ha dotato e sarà facile preda dei germi ambientali. I microrganismi, infatti, per entrare nel nostro corpo e ammalarlo, approfittano anche della poca abilità sviluppata dall’organismo nell’affrontare le variazioni termiche.

Il caldo eccessivo degli ambienti crea poi un ulteriore problema alle sue difese: l’aria secca prosciuga le mucose che rivestono le prime vie respiratorie, ed è proprio su queste mucose che sono localizzate le nostre prime barriere contro i germi, gli anticorpi di superficie. Il danneggiamento delle mucose e il loro seccarsi porta inevitabilmente alla distruzione di queste difese.

Sicurezza è un ambiente non troppo caldo

Vestiario equilibrato e temperature adeguate sono anche requisiti di sicurezza: è stato evidenziato che nel primo anno di vita un bambino troppo vestito e tenuto in ambienti molto caldi rischia maggiormente di incorrere nella SIDS (la morte improvvisa del lattante). Gli ambienti, in periodo invernale, non dovrebbero avere temperature superiori ai 17°-18°, conservando nell’aria un’umidità di almeno il 50-60%.

Quindi, per mantenere la salubrità degli ambienti durante l’inverno e necessario attenersi a poche regole:

  • il riscaldamento deve rimanere acceso solo poche ore al giorno.
  • le finestre vanno regolarmente spalancate ogni giorno, sia per l’indispensabile ricambio dell’aria degli ambienti, sia per far penetrare la luce solare (la cui positiva azione battericida viene ostacolata dai vetri).

Non guasterebbe ritrovare anche un po’ di equilibrio comunicativo: troppo spesso si parla di “caldo torrido” e “freddo polare” (ormai la stampa sembra non poter più vivere senza ricorrere a questi inutili, dannosi, eccessi verbali) quando in realtà nei nostri climi questi eventi sono assolutamente rari e comunque sempre di breve durata. Questo eviterebbe la corsa ad alzare i riscaldamenti o a forzare i condizionatori senza motivo col risultato di sprecare soldi e perdere salute.

Miti duri a morire

Le “correnti d’aria” non rappresentano alcun rischio per un organismo abituato a termoregolare: i genitori non dovrebbero dunque aver paura delle correnti d’aria ma piuttosto del surriscaldamento a cui spesso sottopongono il bambino.
Meglio eliminare dal guardaroba del bambino le magliette di lana. Quando fa freddo la lana è certamente utile, ma solo se indossata come capo esterno, come maglione a esempio. Sotto, a contatto con la pelle, la maglietta dovrà essere di cotone: questo consentirà una maggior agilità quando occorra alleggerire prontamente il vestiario (vedi ad esempio quando si entra in ambienti troppo caldi come può essere un grande magazzino surriscaldato).

Con le tecniche di riscaldamento delle case che abbiamo oggi si è persa la positiva funzione di coibente (isolante) che ha avuto per secoli la lana quando le case erano fredde ed estremamente disomogenee nella temperatura ambientale (gran caldo al volto e al torace, davanti a caminetti e stufe a legna, e freddo alla schiena). Oggi se la indossiamo come primo strato, a diretto contatto con la pelle, rischiamo di averne solo gli svantaggi irritativi.

No al body

Infine una raccomandazione: non usate il body! Questa tuta (maglietta+mutanda) è un capo di abbigliamento decisamente poco sano: impedendo ogni passaggio d’aria verso il corpo sottostante, ostacola la già difficoltosa ossigenazione della cute oppressa dalla plastica del pannolino (con tutti i rischi di danneggiamento della pelle e di infezioni che ne conseguono). L’unica “porta” dalla quale possa passare aria verso i genitali è lo spazio pancia-pannolino: durante la respirazione i movimenti della pancia del bambino creano una sorta di pompa per cui quando espira, l’aria presente dentro al pannolino (ormai surriscaldata e impoverita di ossigeno) viene spinta fuori mentre a ogni inspirazione entra aria fresca. Il body, aderendo al corpo e seguendone i movimenti respiratori, impedisce questo rinnovarsi dell’aria.

Inoltre, il body impedisce anche un corretto e sano apprendimento della autogestione delle variazioni termiche: in altre parole tira su bambini che non sapendo cosa significhi avere la pancia o la schiena scoperta non sapranno mai affrontare questi piccoli disagi termici, finendo per essere meno abili nel difendersi. Pance e schiene scoperte possono essere fonte di disagio, ma non certo di malattie. Un neonato cui si scopre la pancia forse si lamenterà e richiederà l’intervento dell’adulto; ma col tempo farà da sé, imparando a ricoprirsi (o a scoprirsi se avrà caldo!) e questo lo renderà più abile, più autonomo e più sano.

Infine, il body è un capo di abbigliamento che limita anche significativamente le capacità esplorative e di conoscenza del proprio corpo oltre che l’autonomia nelle funzioni igieniche (soprattutto quando usati nei più grandi, costretti a ricorrere sempre all’adulto per spogliarsi).

Paolo Sarti

Paolo Sarti
Pediatra, Firenze

Paolo Sarti è nato a Firenze nel 1949. Pediatra di famiglia, ha insegnato alla facoltà di Medicina e alla facoltà di Psicologia dell’Università di Firenze. È stato consulente della Regione Toscana per l’educazione sanitaria e ha curato la formazione del personale degli asili nido del comune di Firenze. Si occupa in particolare di corsi di accompagnamento alla nascita e di educazione sessuale nelle scuole. È autore di numerosi libri, alcuni in collaborazione con Giuseppe Sparnacci, Manuela Trinci e  Anna Oliverio Ferraris.
Ama scrivere canzoni, dipingere, curare l’orto e, soprattutto, viaggiare continuamente.