Cordone ombelicale: cura e igiene

Quali sono le procedure corrette per la cura e l'igiene del cordone ombelicale e le indicazioni per prevenirne l'infezione?

Alessandra Puppo, ostetrica
Taglio del cordone ombelicale

La cura del moncone ombelicale è sempre stata una preoccupazione per i genitori. Il motivo è presto detto: un’infezione del moncone (onfalite) si potrebbe trasformare facilmente in un’infezione generalizzata (sepsi), una malattia ad alto rischio per un neonato, potenzialmente mortale, frequente in passato (ma accade ancora nei paesi poveri), quando le condizioni igieniche erano molto carenti e gli antibiotici non esistevano.

Questo spiega i rimedi, più o meno estrosi, che nel corso dei secoli sono stati inventati per la cura del moncone e anche le molteplici tradizioni che in qualche modo celebravano la sua caduta, investendolo di poteri quasi magici e predittivi (in questo articolo facciamo chiarezza sulla pratica potenzialmente pericolosa del Lotus birth). Oggi la situazione è completamente cambiata: le onfaliti sono diventate estremamente rare nei paesi occidentali, e quando si verificano sono facilmente curabili. È rimasto però ben chiaro il concetto che la cura del cordone non va sottovalutata.

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Che fare?

Si agisce su due piani: impedire la presenza di germi e facilitare il naturale processo di cicatrizzazione. Per fare ciò si applicano sul moncone delle sostanze disinfettanti che hanno anche un effetto sui tempi di distacco del moncone dalla cicatrice dell’ombelico. Attualmente le sostanze più utilizzate sono:

  • L’alcool (che però sembra allungare i tempi di distacco del moncone)
  • la fucsina
  • il mercurocromo (questi disinfettanti colorano di rosso la cute circostante la ferita, rischiando di rendere meno evidenti i segni locali di infiammazione
  • lo zucchero salicilato (97% di zucchero a velo e 3% di acido salicilico in polvere) che ha proprietà antisettiche, riduce i tempi di distacco del moncone, ma può provocare una maggior frequenza di sanguinamento della cicatrice, forse proprio perché, accelerando la caduta del cordone, non lascia tempo a sufficienza per il formarsi della cicatrice, inoltre non è di facile reperibilità.

Una revisione di vari studi clinici indica che, in ambienti puliti, dove la mamma si occupa personalmente dell’igiene del piccolo, il trattamento che permette al moncone di distaccarsi nel minor tempo e con minor incidenza di infezioni consiste semplicemente nel tenere il moncone asciutto e pulito, coperto da una garza, senza applicare alcun tipo di sostanza. Questo garantisce una buona circolazione d’aria se si taglia o abbassa con un risvolto il pannolino sovrastante: la plastica tende infatti a creare un ambiente umido, caldo, povero di ossigeno, che non favorisce la mummificazione.

Quindi, se la permanenza dei neonati in nursery, accuditi dal personale, può giustificare l’utilizzo di prodotti disinfettanti, una volta tornati a casa sarà sufficiente lavarsi bene le mani con acqua e sapone prima di procedere alla cura del moncone, preoccupandosi solo di guardarlo, controllando cioè che non vi siano segni di infezioni, ma che la cute si presenti morbida, rosea, non gonfia e non produca cattivo odore. Sarà necessario inoltre asciugarlo bene con una garza nel caso si sia bagnato e proteggerlo con una nuova garza pulita (non è necessario che sia sterile).

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Quando consultare il pediatra

È necessario consultare tempestivamente il pediatra se:

  • si rilevano segni di possibile infezione: la cute circostante il moncone diventa rossa, gonfia e il neonato manifesta dolore o irritabilità se toccato in quella zona
  • si presenta la febbre
  • quando c’è un ritardo nel distacco del moncone oltre le quattro settimane di vita (può esserci infatti una mancata o insufficiente mummificazione per la presenza di un processo infettivo)
  • è normale invece che, dopo la caduta del moncone, la ferita ombelicale continui a sanguinare leggermente per qualche giorno: consultare il pediatra solo se il sanguinamento si prolunga o è abbondante
  • dopo la caduta del moncone può formarsi sulla ferita un’escrescenza rossa (granuloma), tessuto di cicatrizzazione sovrabbondante che sporge esternamente; questa escrescenza può essere ricoperta da una secrezione di muco e sangue e la zona può apparire umida. Il granuloma non rappresenta un fattore di rischio per le infezioni; va comunque sottoposto al pediatra, che proporrà una cura che ne acceleri la risoluzione.
Immagine per l'autore: Alessandra Puppo
Alessandra Puppo

nata a Torino, dopo aver lavorato come restauratrice di dipinti, si laurea in Ostetricia nel 1999. Da allora lavora a Firenze, dove promuove una gestione meno invasiva e medicalizzata del parto. Partecipa all’apertura del primo centro nascita italiano, pubblico e a completa gestione ostetrica: la Margherita, dove lavora per sette anni.

Articolo pubblicato il 24/06/2013 e aggiornato il 26/02/2020

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