Nascere

Caro bebè: ma quanto mi costi?

In base ai dati di Federconsumatori il primo anno di vita di un neonato comporta una spesa che va dai 7.000 ai 15.000 Euro a famiglia. Ma sono tutte spese indispensabili? Sembrerebbe di no

di Giorgia Cozza - Giornalista e scrittrice, Como

costi

L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha reso noti in questi giorni i costi relativi al mantenimento di un bambino nel primo anno di vita. E, bisogna dirlo, si tratta di cifre che possono spaventare. Pare infatti che accogliere un figlio nel 2017 richiederà ai genitori un investimento finanziario che va da un minimo di 7.000 Euro (7.072,90 per essere precisi) a un massimo di 15.000 Euro (15.140,76). Insomma, un investimento notevole, un investimento non da tutti. Non sorprende che tra le cause della bassa natalità nel nostro paese troviamo proprio la questione economica.

Ovviamente, quando si parla di culle vuote, il discorso è più ampio e complesso, e non vogliamo né generalizzare né semplificare ma sono tante le giovani coppie che esitano a coronare il desiderio di accogliere un figlio, perché non sono nelle condizioni di affrontare le spese definite indispensabili dal mercato, dalla pubblicità, dal sentire comune. Sì, perché i figli costano. Lo leggiamo sui giornali, lo sentiamo dire in televisione, i dati confermano questa tesi e a furia di dirlo diventa vero. D’altronde, chi vorrebbe far mancare qualcosa al proprio bambino? Per un figlio solo il meglio! Ed eccola qui la domanda. Il punto del discorso. Cos’è il meglio per un bambino che nasce? Di cosa avrà veramente bisogno nei suoi primi mesi e primi anni di vita?

Reale esigenza o bisogno indotto?

La risposta del mercato è quella di cui ci parla l’Osservatorio Federconsumatori fornendoci una fotografia dettagliata degli acquisti più comuni tra i neogenitori e i genitori futuri. Partiamo dalla voce principale: l’alimentazione. Nel 2016 le famiglie hanno investito in formula artificiale e pappe da 1.699 a 3.681 Euro. E il dato è destinato a crescere: nel 2017 si prevede che tale spesa sia compresa tra 1.728 e 3.696 Euro. Per chi ricorre all’alimentazione artificiale ci sono inoltre una serie di costi correlati: riferendoci ai dati del 2016, troviamo una spesa di 34-53 Euro per i biberon, 57-86 Euro per lo sterilizzatore, 44-61 Euro per lo scaldabiberon, 35-50 Euro per i ciucci.

Altre voci che incidono in modo determinante sul bilancio familiare: i pannolini con una spesa compresa tra 715 e 1.095 Euro (solo per il primo anno di vita); l’abbigliamento, spesa che varia da 1.042 a 2.832 Euro; la sdraietta, da 89 a 135 Euro; la culla, da 202 a 458 Euro. Anche i prodotti per l’igiene hanno un peso rilevante: si calcola che le famiglie abbiano speso in salviette da 91 a 179 Euro, in creme da 49 a 129 Euro e per il bagnetto da 34,50 a 99 Euro. L’elenco continua con le spese per il passeggino, il girello, il box, il seggiolone…

Un capitolo a parte, che sicuramente merita riflessione, è quello della salute. In un paese dove, fortunatamente, i bambini hanno diritto a cure mediche gratuite, la spesa affrontata dai genitori per le visite mediche va da 795 a 1.798 Euro, e i costi sostenuti per l’acquisto di farmaci spaziano da 431 a 859 Euro. Mettendo insieme tutte le voci, ecco che arriviamo all’investimento presentato all’inizio di questa riflessione che supera abbondantemente i 7.000 Euro.

E ora la notizia incoraggiante. Quella che in questo momento storico va decisamente controcorrente. Sono spese indispensabili? Anzi, di più, sono spese necessarie? No. E lo diciamo così, semplicemente. Senza mezzi termini. No. Sono spese che all’industria del settore fa piacere che sosteniamo. Sono spese che la pubblicità, che sa fare molto bene il suo mestiere, ci spinge abilmente a sostenere facendo leva sul sacrosanto desiderio di ogni genitore di garantire tutto il meglio per il proprio bambino. Sì, perché può esserci la crisi economica, possiamo essere in difficoltà, mangeremo noi pane e cipolla, ma sui figli non si risparmia. Eh caspita! Ma il punto non è che vogliamo risparmiare, fare economia. Il punto è che molti di questi gadget e accessori rispondono non a un bisogno reale dei nostri bambini, ma a un bisogno indotto, creato ad arte dalla pubblicità.

Spendere meno senza rinunciare a nulla

In realtà i bambini di ogni tempo e di ogni paese vengono al mondo con poche essenziali esigenze. E alla risposta di queste esigenze, nella maggior parte dei casi, ha provveduto la natura. Un neonato ha bisogno di latte, contenimento, calore. La madre è la risposta. Una risposta perfetta, meravigliosa. E se accanto alla madre c’è un buon papà, coinvolto e partecipe, ecco che siamo a cavallo. Servono braccia amorevoli, latte di mamma, disponibilità e tenerezza per accogliere un bambino. Servono energie, fatica, sostegno alla neomamma, perché crescere un bimbo piccolo è un impegno a tempo pieno, di giorno e di notte.

Va bene, ma non possono vivere di solo amore questi piccolini, giusto? In realtà l’amore fa buona parte del lavoro ma, certamente, ci saranno degli acquisti da fare. Alcuni accessori che per la nostra famiglia possono rivelarsi utili. Alcuni. Non la lunga lista proposta dai negozi specializzati. E per ogni accessorio che decidiamo di acquistare (e se ce lo facessimo prestare da famiglie che non lo usano più?), la spesa può essere elevata o contenuta. Il buon senso e il senso critico sono utilissimi alleati per difendersi dallo shopping compulsivo. Il buon senso e una buona conoscenza di quelle che sono le reali esigenze del bambino. Ecco, conoscere è fondamentale.

Un esempio pratico. Per l’igiene del bambino sul mercato troviamo una vasta mole di detergenti, shampoo, saponi, creme e cremine. Ma cosa serve per il bagnetto del bebè? La risposta degli esperti è: acqua tiepida e, se si vuole, un cucchiaio di amido di riso o di amido di mais; spesa sostenuta? pochi euro.
Esempi simili riguardano tutti gli aspetti dell’accudimento del bebè. Nella maggior parte dei casi la soluzione migliore, attenzione, non la seconda scelta, non un ripiego per risparmiare, per soddisfare i bisogni del bambino, è quella che non richiede grandi spese.

Cominciare dall’alimentazione

Un altro esempio pratico. L’alimentazione. Oggi noi siamo qui grazie al latte materno che ha permesso la sopravvivenza della specie nei secoli. Ebbene, il latte materno specie-specifico per il cucciolo d’uomo (e quindi garanzia di tutta una lunga serie di benefici effetti per la salute del bambino nell’immediato e a lungo termine) è la risposta, quando si parla di alimentazione. Non affrontiamo qui l’argomento delicato e complesso degli allattamenti non riusciti, ma siamo consapevoli del fatto che a oggi, sono ancora tante, troppe, le mamme che avrebbero voluto nutrire al seno i loro bambini e non hanno potuto realizzare questo desiderio.

Esiste però una rete di sostegno, la Leche League, in grado di poter affiancare queste donne, aiutarle e offrire una corretta informazione. Quello che possiamo dire, infatti e in estrema sintesi, è che nella maggior parte dei casi a mancare non è stato il latte, ma sono state le informazioni corrette e il sostegno giusto.
E lo svezzamento? Le costosissime pappe, gli omogeneizzati, i biscotti per i primi mesi? Anche qui l’alternativa, non dispendiosa, sana ed economica c’è. Offrire al bambino assaggi del normale cibo di famiglia. Che naturalmente sarà cibo di buona qualità, fresco, di stagione, cucinato in modo sano. A tutto vantaggio della salute di grandi e piccini.

Gli esempi sarebbero tanti. Ci sono alternative low cost per ogni capitolo di spesa. Ottime alternative. Alternative preferibili a quelle con il cartellino del prezzo. L’impegno richiesto ai genitori è quello di informarsi, riflettere e poi scegliere. Scegliere sempre. Consapevoli del fatto che, anche per quanto riguarda gli acquisti, non esistono ricette universali, valide per tutti, perché ogni bambino è diverso e ogni famiglia è unica e speciale.

Crescere bambini felici, amati e soddisfatti, comprando meno e investendo di più su noi stessi, è possibile. Di più, può essere la strada per trasformare la società dei consumi nella società degli affetti. Si può partire anche da qui per costruire un mondo migliore. E allora facciamo i nostri conti. Siamo abbastanza ricchi per accogliere un bambino? Ma la risposta non è in banca.