Screening neonatali e profilassi: l’importanza della prevenzione

Sono esami non invasivi che si effettuano a poche ore dalla nascita e permettono di prevenire gravi malattie genetiche o problemi di salute

Alessandro Volta,
neonatologo
Screening neonatali e profilassi: l’importanza della prevenzione

Prima di entrare nel dettaglio, occorre fare un po’ di chiarezza sui termini: per profilassi si intende una qualsiasi procedura medica che ha lo scopo di prevenire il sorgere di una malattia o un problema di salute; quando questa strategia viene applicata alla popolazione generale o a un gruppo a rischio, si parla di screening.
Lo screening è giustificato (per costo, impegno ed effetti collaterali) quando la malattia che si cerca di evitare è importante, frequente e curabile. A tal proposito, bisogna sottolineare che questa tipologia di esame non ha un significato diagnostico, ma permette di individuare i soggetti da sottoporre a esami o accertamenti più approfonditi.

Risultati veri o falsi

Dunque (a volte) l’esame di screening può sbagliare: parliamo infatti di “falso negativo” quando il test non riesce a individuare una malattia che invece è presente; al contrario, quando i risultati mostrano un problema che in realtà non c’è, si parla di “falso positivo”.
Un buon programma di screening non deve produrre falsi negativi (o averne pochissimi) e ridurre al minimo la quota di falsi positivi. Infatti, segnalare una malattia che in seguito a verifica non viene confermata, oltre a comportare costi sanitari e un impiego di risorse inutili, può rappresentare un motivo di preoccupazione o di vero e proprio stress per le persone coinvolte.

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Screening neonatale metabolico

In ambito neonatale lo screening più importante è quello metabolico, eseguito a livello nazionale dal 1992 ma già presente in alcune regioni dal 1980. Questa procedura, assolutamente non invasiva, permette di diagnosticare prima della comparsa dei sintomi alcune rare malattie genetiche particolarmente invalidanti, in grado cioè di determinare gravi deficit mentali e, in alcuni casi, anche il decesso. In questi casi, il trattamento precoce attraverso farmaci o una dieta specifica è in grado di annullare o limitare in maniera significativa i danni.
Elenchiamo di seguito i nomi di queste malattie, indicando tra parentesi anche la loro incidenza, in alcuni casi davvero elevata: ipotiroidismo congenito (1/3000), fenilchetonuria (1/10000), fibrosi cistica (mucoviscidosi) (1/2000), galattosemia (1/60000), insufficienza adrenogenitale congenita (1/10000). Tra queste, l’ipotiroidismo congenito è la più preoccupante. Si tratta del mancato funzionamento della tiroide, causa di un importante deficit mentale permanente, ma con la diagnosi precoce e la terapia quotidiana a base di ormone sostitutivo (una piccola compressa da assumere per bocca) il bambino presenterà un normale e regolare sviluppo cognitivo.
Dal 2016 (in alcune Regioni dal 2011) vengono ricercate altre 19 malattie metaboliche, più rare di quelle già elencate ma altrettanto importanti. Per questo esame occorre prelevare alcune gocce di sangue attraverso la puntura del tallone nel corso del terzo giorno di vita, cioè dopo 48 ore dalla nascita e prima della dimissione dall’ospedale.

Screening neonatale acustico

Un altro screening è quello acustico, che permette di individuare precocemente la sordità congenita, un difetto che colpisce due-tre neonati ogni 1.000. La diagnosi precoce permette di attuare interventi correttivi limitando, oltre al deficit uditivo, anche i conseguenti disturbi del linguaggio. Questo screening utilizza la tecnica delle otoemissioni (suoni di debole intensità emessi dalle cellule ciliate esterne della coclea dell’orecchio, prodotti spontaneamente o evocati da suoni) e una strumentazione non invasiva, priva di effetti collaterali, impiegata generalmente mentre il bambino dorme. I neonati che risultano positivi al test vengono sottoposti a ulteriori accertamenti presso il centro audiologico di riferimento. È utile sapere che nei primi giorni di vita la presenza di liquido nel condotto uditivo può impedire al segnale acustico di essere rilevato dalla strumentazione; in questi casi è importante che i genitori non si preoccupino inutilmente, dal momento che spesso basta ripetere dopo alcuni giorni la procedura per superare il test.

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Il riflesso rosso

Un altro screening di routine, veloce e non invasivo, utilizza una luce per visualizzare il riflesso rosso prodotto dalla retina (l’effetto che spesso si riscontra nelle fotografie con il flash). L’assenza di “pupilla rossa” individua i neonati da indirizzare all’oculista per un esame più approfondito. Lo scopo è quello di identificare i gravi (anche se rari) difetti visivi congeniti, per i quali esiste possibilità di correzione chirurgica, evitando la comparsa di danni permanenti alla vista.

Profilassi per la vista: vitamina K e collirio antibiotico

In questi casi, le terapie utilizzate come profilassi (da eseguire nelle prime ore dopo la nascita) sono la vitamina K e il collirio antibiotico, interventi a bassa invasività, con effetti collaterali minimi e grandi benefici per la salute e lo sviluppo dei nostri bambini.
La vitamina K serve alla coagulazione del sangue, ma essendo scarsamente trasportata dalla placenta (nonché presente in quantità limitate nel latte materno) alla nascita i suoi livelli nel plasma risultano bassi. Il neonato con deficit di vitamina K può dunque presentare nei primi giorni di vita sanguinamenti, generalmente a livello dello stomaco e dell’intestino. Esiste anche una forma più rara di emorragia tardiva, che può presentarsi con sanguinamenti gravi, anche cerebrali. In assenza di profilassi con vitamina K, l’incidenza della forma precoce di emorragia è di un caso su 100, mentre la forma tardiva più rara colpisce tra i quattro e i sette neonati ogni 100.000. Sono considerate efficaci sia la somministrazione per bocca sia intramuscolo; la somministrazione attraverso puntura è maggiormente raccomandata perché ha un’azione più duratura (di alcune settimane).
Il collirio antibiotico viene sempre somministrato nelle prime ore di vita, ma serve per evitare il rischio di infezione da gonococco, un germe che può essere contratto dal neonato nel passaggio dal canale del parto e può provocare infezioni oculari con possibile diffusione ad altri organi. A tal proposito si calcola che circa il 2% delle mamme sono portatrici sane e che il rischio di trasmissione è del 30-50%. Questa profilassi è attuata attraverso collirio o pomata antibiotica somministrata in un’unica dose. Attualmente, oltre che sul gonococco, si utilizza un collirio antibiotico attivo anche sulla clamidia, un germe in grado di provocare la polmonite.

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Alessandro Volta, pediatra neonatologo, è direttore del programma materno infantile dell’ASL di Reggio Emilia e formatore per il personale sanitario sull’allattamento al seno e il sostegno alla genitorialità. È autore di oltre 70 pubblicazioni scientifiche e dei libri Apgar12, Nascere genitori, Mi è nato un papà, Crescere un figlio e L’allattamento spiegato ai papà.

Pubblicato il 22.03.2019 e aggiornato il 03.09.2019
Immagine in apertura RyanJLane / iStock