La settimana scorsa Elena e Fabrizio si sono recati dal ginecologo. Tra emozione e tante domande, sono usciti dall’ambulatorio con le indicazioni sui primi esami da eseguire e sui controlli previsti nelle settimane successive. Elena è infatti alla 9ª settimana della sua prima gravidanza e, durante la visita, ha potuto vedere per la prima volta il suo bambino grazie all’ecografia.
Ci troviamo all’ultima settimana del periodo embrionale, la fase di transizione in cui l’embrione si prepara a diventare feto (cosa che avverrà formalmente a 9+0).
Anche se dal concepimento sono trascorse circa sette settimane, in ostetricia la gravidanza si calcola convenzionalmente a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione (data generalmente più facile da ricordare rispetto a quella dell’ovulazione).
Per questo motivo, la 9ª settimana corrisponde al periodo compreso tra 8 settimane + 0 giorni (8+0) e 8 settimane + 6 giorni (8+6) di età gestazionale. La pancia, nella maggior parte dei casi, non è ancora visibile, mentre i sintomi possono essere più o meno intensi.
Ormai l’embrione è diventato feto e lo sarà fino al termine della gravidanza. In questi ha una lunghezza di circa 2,5/3 cm (misurata dal vertice al sacro) e un peso di circa 2-3 grammi; può essere paragonato alla grandezza di un’oliva o di una ciliegia.
Ma come si sviluppa il feto durante la nona settimana? Il battito cardiaco, percepibile già a partire dalla sesta settimana (prima visibile all’ecografia e poi anche auscultabile), raggiunge ora una frequenza di 160-175 battiti al minuto. Contemporaneamente si sviluppa anche il sistema nervoso centrale, con lo sviluppo sia dell’encefalo sia del midollo spinale. Continua lo sviluppo anche di tutti gli organi interni, come l’apparato digerente e quello renale, e si sviluppano sia le estremità (mani e piedi) sia il viso (occhi, labbra, orecchie e lingua).
Durante la 9ª settimana di gravidanza continua a svilupparsi a svilupparsi il tubercolo genitale, la struttura embrionale da cui si formeranno i genitali esterni. Nelle settimane successive darà origine al pene o al clitoride, mentre in questa fase il suo orientamento rispetto alla colonna vertebrale non è ancora utile per distinguere il sesso del bambino. In questi giorni il feto inizia inoltre a compiere i primi movimenti, visibili all’ecografia ma ancora impercettibili per la donna.
Lo sviluppo del feto e l’apporto di nutrienti dipendono ancora in parte dal sacco vitellino. Con il passare delle settimane, però, il suo ruolo diminuisce progressivamente, mentre la placenta continua il proprio sviluppo, diventando mano mano l’organo deputato a garantire gli scambi di ossigeno e nutrienti tra madre e feto fino alla nascita.
Ogni gravidanza è diversa e ogni donna reagisce in modo personale ai cambiamenti delle prime settimane. Per questo i sintomi possono variare molto da una persona all’altra.
C’è chi convive con una nausea persistente per tutto il primo trimestre, chi avverte soprattutto disturbi gastrointestinali dopo i pasti, come bruciore di stomaco o reflusso, e chi soffre di una marcata stitichezza dovuta all’azione del progesterone, prodotto dall’organismo o assunto come terapia (ad esempio dopo un percorso di procreazione medicalmente assistita).
Livelli elevati di progesterone possono inoltre accentuare stanchezza, sonnolenza e mal di testa. In presenza di sintomi particolarmente intensi è importante confrontarsi con il proprio professionista di riferimento, che potrà suggerire strategie utili per alleviarli o, se necessario, prescrivere farmaci compatibili con la gravidanza.
Alla 9ª settimana di gravidanza la pancia, nella maggior parte dei casi, non è ancora visibile, ma possono comparire altri cambiamenti, come il seno più teso e voluminoso, un lieve gonfiore degli arti inferiori o alterazioni della pelle legate alle variazioni ormonali, che può diventare più grassa e soggetta a imperfezioni.
Le fluttuazioni ormonali possono influenzare anche il tono dell’umore, favorendo irritabilità e sbalzi emotivi. In questa fase il supporto del partner, delle persone vicine e dei professionisti può aiutare ad affrontare con maggiore serenità i cambiamenti e le preoccupazioni che spesso accompagnano l’inizio della gravidanza.
Il periodo ideale per eseguire la prima visita ostetrica e la prima ecografia è compreso tra l’8ª e la 12ª settimana di gravidanza. In questa fase è infatti possibile valutare l’andamento della gravidanza, raccogliere la storia clinica della donna e programmare gli approfondimenti necessari.
Durante la visita, il professionista raccoglie un’anamnesi accurata, personale, familiare e ostetrico-ginecologica, per individuare eventuali fattori di rischio (ad esempio una familiarità per diabete o un precedente diabete gestazionale). Prescrive inoltre gli esami del sangue e delle urine previsti nelle prime settimane di gravidanza, soprattutto se non sono già stati eseguiti. Questi accertamenti rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e sono gratuiti con la specifica esenzione per gravidanza.
La prima ecografia consente di verificare la presenza della gravidanza in utero, osservare l’embrione e la sua attività cardiaca, valutare i primi movimenti e, se presente, diagnosticare una gravidanza gemellare. Inoltre permette di datare la gravidanza con maggiore precisione e di stimare la data presunta del parto.
In base all’epoca gestazionale e alle caratteristiche della donna (età, eventuale ricorso alla procreazione medicalmente assistita, precedenti gravidanze con anomalie cromosomiche o altri fattori di rischio), il professionista illustra le diverse possibilità di diagnosi prenatale. A seconda dei casi, possono essere proposti test di screening, come il test combinato o il test del DNA fetale, oppure esami diagnostici, come la villocentesi o l’amniocentesi.
Durante il primo trimestre – il periodo più delicato della gravidanza – possono comparire perdite del tutto fisiologiche, come quelle dovute alla leucorrea gravidica, che può accompagnare la donna per tutta la gestazione. Si tratta di perdite biancastre o trasparenti, legate soprattutto ai cambiamenti ormonali che modificano anche le secrezioni vaginali.
Lievi perdite di sangue possono invece comparire dopo un rapporto sessuale o una visita ginecologica, a causa della maggiore vascolarizzazione del collo dell’utero. Se però il sanguinamento persiste, diventa più abbondante o si associa a dolore addominale, è importante rivolgersi al proprio professionista di riferimento o al pronto soccorso ostetrico per individuarne la causa ed escludere eventuali complicanze, come una minaccia d’aborto.
Anche durante la 9ª settimana di gravidanza è importante continuare a seguire le principali raccomandazioni sullo stile di vita. È consigliabile seguire un’alimentazione sana ed equilibrata, ricca di tutti i nutrienti necessari, prestando attenzione alla corretta preparazione e cottura degli alimenti ed evitando i cibi controindicati in gravidanza.
È inoltre importante proseguire le eventuali terapie già prescritte, compresi gli integratori indicati dal professionista. In particolare, l’assunzione di acido folico va continuata secondo le indicazioni ricevute, per contribuire a ridurre il rischio di difetti del tubo neurale.
Salvo diversa indicazione medica, anche l’attività fisica dovrebbe accompagnare tutta la gravidanza. Camminare, praticare yoga o altre attività dolci specifiche per la gravidanza, oppure nuotare, apporta benefici sia fisici sia psicologici, contribuendo anche a ridurre ansia e stress. In presenza di particolari condizioni cliniche, come una minaccia d’aborto, sarà invece il professionista a indicare l’eventuale necessità di limitare il movimento o osservare un periodo di riposo.
Lo stesso vale per l’attività sessuale: può essere proseguita serenamente, ascoltando il proprio corpo e i propri desideri, salvo diversa indicazione del medico.
Esistono alcuni consigli pratici per alleviare i disturbi della gravidanza? In molti casi sì. Gli studi scientifici mostrano che alcuni sintomi tipici possono attenuarsi grazie a semplici accorgimenti, senza ricorrere ai farmaci.
Se i sintomi persistono o sono particolarmente intensi, è opportuno confrontarsi con il proprio professionista di riferimento o con il farmacista, che potranno consigliare eventuali farmaci compatibili con la gravidanza.