Quando si parla di “pancia post partum” ci si riferisce a una delle numerose modificazioni legate ai diversi cambiamenti del corpo (fisici e ormonali) della puerpera dovuti alla gravidanza e all’evento nascita. Può riscontrarsi sia nelle donne che partoriscono per via vaginale sia nelle donne che affrontano un taglio cesareo, poiché principalmente correlata alla gestazione che al tipo di parto.
In questo articolo cercheremo di capire da cosa dipende, quali sono i tempi di recupero e come intervenire in alcuni casi.
La gravidanza e il parto causano numerosi cambiamenti nel corpo della donna. Tra queste modificazioni troviamo quelle che riguardano la parete addominale. La prolungata distensione dei muscoli addominali durante la gravidanza, infatti, determina quella che in gergo viene chiamata “pancia molle e atonica”, tipica della puerpera (la donna nel periodo di circa 6-8 settimane successivo al parto). La pelle perde elasticità e tono muscolare e la sua tonicità viene riacquistata gradualmente non prima di 5-6 settimane dopo il parto, mentre le strie cutanee (smagliature gravidiche) non si riducono mai completamente.
Altro cambiamento fisico che riguarda la gestazione e, nello specifico, la pelle dell’addome è la cosiddetta “linea nigra”, di cui parliamo all’interno di questo articolo.
La domanda più difficile a cui dare una risposta è: «Quando va via la pancia post partum?». La risposta purtroppo non è universale, poiché dipende da diversi fattori che possono influenzare i tempi di recupero. Ovvero:
Il recupero della lassità tissutale, quindi, è variabile da donna a donna, ma in generale necessità di 3-6 mesi. Dopo un taglio cesareo il recupero funzionale e muscolare è più lento rispetto al parto naturale e necessità di accortezze maggiori, soprattutto per la corretta cicatrizzazione della ferita chirurgica e per l’attività fisica, da riprendere con gradualità e supporto di professionisti.
«Come eliminare la pancia dopo il parto?» è un altra domanda molto comune tre le puerpere. Le indicazioni a riguardo sono similari a quelle della popolazione generale, con piccole accortezze legate alle modificazioni dovute al parto (vaginale o cesareo). Vediamole di seguito:
Spesso, dopo il parto, soprattutto nelle gravidanze gemellari o nelle donne geneticamente più predisposte, si verifica la diastasi addominale, cioè la separazione dei muscoli retti dell’addome. In questa condizione, l’addome dopo il parto è caratterizzato da una distanza maggiore di 2 cm tra i muscoli, cosa che non si risolve spontaneamente nel tempo, anzi può solo peggiorare. Si distingue con sintomi quali rigonfiamento centrale, incontinenza urinaria associata ad alterazioni del pavimento pelvico e difficoltà digestive.
La prima diagnosi viene spesso effettuata attraverso la sola osservazione addominale, poi confermata da test professionali (come il test delle dita) e strumentale (ecografia o risonanza magnetica addominale). In caso di ipotesi e dubbi, ma soprattutto per confermare il sospetto di diastasi addominale, è opportuno rivolgersi a professionisti del settore (fisioterapisti o medici), affinché possano dare indicazioni terapeutiche specifiche e diverse per ogni donna: tra i trattamenti previsti ci sono principalmente quelli riabilitativi, mentre i trattamenti chirurgici riguardano i casi più gravi.
La gravidanza prima e il parto dopo possono portare numerosi cambiamenti fisici al corpo della donna, cambiamenti che possono condizionare anche la sfera psicologica, influenzando quindi l’aspetto emotivo e l’accettazione di sé.
È bene informare le gestanti, già dai corsi di preparazione alla nascita, delle numerose modificazioni che potranno verificarsi nel loro corpo, e supportarle adeguatamente già dalle prime settimane di puerperio, informandole che i tempi di recuperi sono soggettivi e variabili, aiutandole nell’accettazione del loro corpo “modificato” e supportandole nella richiesta di aiuto professionale, fisico e psicologico.