La placenta previa è una condizione della gravidanza relativamente rara ma che può destare grande preoccupazione nella gestante e nella coppia di futuri genitori. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, si risolve spontaneamente con l’avanzare della gestazione e l’accrescimento dell’utero.
Conoscere bene questa condizione e le sue forme permette di affrontarla con maggiore serenità, riducendo i rischi grazie a un monitoraggio adeguato.
Di seguito capiremo quindi quali sono le funzioni della placenta, cos’è nel dettaglio la placenta previa, le cause, i fattori di rischio e tutto ciò che riguarda questa condizione.
La placenta è un organo temporaneo fondamentale per la vita del bambino in utero, poiché svolge un ruolo fondamentale nel nutrimento e nell’ossigenazione del piccolo. Agisce come collegamento vitale tra mamma e bambino, garantendo gli scambi tra i due senza che il loro sangue entri mai in contatto diretto.
Normalmente la placenta si trova nella parte superiore o posteriore dell’utero, lontano dalla cervice, consentendo al bambino di avere spazio per crescere e al collo uterino di dilatarsi al momento del parto.
Può accadere, durante l’ecografia, di osservare una placenta più bassa del solito; nella maggior parte dei casi (oltre il 90%) questa situazione si risolve spontaneamente entro il terzo trimestre, con la crescita dell’utero.
Quando invece la placenta si impianta in prossimità o sopra l’orifizio interno del collo dell’utero, si definisce appunto “previa”.
Questa posizione anatomica anomala, da non confondersi con la placenta inizialmente bassa, può realmente ostacolare il passaggio del feto al momento del parto vaginale.
L’incidenza media è di circa 1 gravidanza ogni 200, più frequente nelle donne con pregressi tagli cesarei o interventi uterini.
La placenta previa si distingue in base a quanto copre l’orifizio uterino interno. È l’ecografia lo strumento che permette di definirne con precisione la posizione: marginale, parziale, centrale o completa, e in alcune descrizioni anche anteriore, posteriore o laterale. Vediamole nel dettaglio.
Il margine placentare raggiunge ma non copre l’orifizio cervicale interno. A seconda della parete uterina su cui si localizza, si definisce una condizione di placenta previa marginale posteriore o placenta previa marginale anteriore.
Cosa fare? Durante la gravidanza è importante effettuare un adeguato il monitoraggio ecografico e porre attenzione ai segni di sanguinamento.
Quali sono i rischi? Può comparire sanguinamento nel terzo trimestre, ma spesso con decorso favorevole. Il parto naturale è possibile se la placenta resta a oltre 1,5–2 cm dal collo.
La placenta copre parzialmente l’orifizio interno, aumentando la probabilità di parto cesareo.
Chiama anche placenta previa centralis o placenta previa major. In questo caso la placenta copre interamente l’orifizio cervicale. Può essere anteriore o posteriore.
Cosa fare? In questi casi il taglio cesareo è generalmente indicato per evitare gravi emorragie.
La sua localizzazione centrale non permette il parto vaginale in sicurezza.
Si riferiscono alla superficie uterina su cui la placenta si impianta. La placenta previa posteriore tende a dare un rischio emorragico lievemente inferiore, mentre quella anteriore può complicare l’intervento chirurgico in caso di taglio cesareo. La placenta previa laterale, invece, coinvolge una porzione laterale dell’utero e, in genere, è meno rischiosa.
Le cause della placenta previa non sono sempre note, ma la sua fisiopatologia (le alterazioni delle funzioni organiche fisiologiche) sembra indicare che una alterata vascolarizzazione o cicatrici dell’endometrio (la mucosa che riveste internamente l’utero) possano orientare l’impianto placentare verso il basso. Alcuni fattori di rischio riconosciuti sono:
Il segno principale è un sanguinamento vaginale indolore, di colore rosso vivo, che compare solitamente dopo la 20ª settimana di gestazione. Può trattarsi di un singolo episodio improvviso o di perdite più frequenti ed essere di entità variabile.
Molte donne restano tuttavia asintomatiche fino al secondo o terzo trimestre.
In caso di comparsa di sintomi, e quindi di una perdita di sangue, anche se minima, è fondamentale recarsi subito in ospedale per valutare la situazione.
Il primo sospetto nasce spesso durante l’ecografia morfologica (che si effettua a 19–21 settimane gestazionali), quando la placenta appare più bassa del normale.
La definitiva diagnosi di placenta previa si pone solo nella gravidanza avanzata: la conferma infatti arriva con l’ecografia transvaginale effettuata nel terzo trimestre, dopo la 32^ settimana.
Il monitoraggio ecografico consente di osservare se la placenta “risale” con la crescita dell’utero.
Quando si pone una diagnosi di placenta previa occorre considerare i rischi che questa situazione comporta. Vediamoli insieme.
In alcuni casi, la placenta previa aderisce anche in modo anomalo alla parete uterina, penetrando nei tessuti sottostanti. Quando ciò accade, si parla di placenta previa accreta.
Più nello specifico possiamo distinguere:
Nelle forme asintomatiche, la gestione della placenta previa può avvenire a domicilio. È quindi possibile condurre una vita normale ma evitando sforzi fisici (sollevare pesi, attività fisica intensa, astensione dai rapporti sessuali).
È indispensabile eseguire controlli ecografici regolari per verificare il posizionamento placentare.
Si sconsigliano, infine, viaggi lunghi o in luoghi lontani da un ospedale attrezzato.
In caso di sanguinamento, è indicato il ricovero per monitorare madre e bambino in utero.
Se il parto prematuro è probabile, possono essere somministrati corticosteroidi per accelerare la maturità polmonare del bambino.
Quando la condizione persiste, la nascita deve essere pianificata con attenzione. Il timing del parto viene solitamente programmato tra le 36 e le 37 settimane, se le condizioni restano stabili.
È la scelta più sicura in presenza di placenta previa centrale o parziale.
In casi selezionati di placenta previa marginale, con margine superiore a 1,5–2 cm, un parto vaginale può essere possibile ma solo sotto stretta sorveglianza specialistica.
Il taglio cesareo d’urgenza è necessario se si verifica un’emorragia importante o sofferenza fetale.
La diagnosi di placenta previa richiede un’attenta valutazione del benessere materno fetale. Con un monitoraggio adeguato, la maggior parte delle donne porta a termine la gravidanza con successo.
Il dialogo costante con l’équipe ostetrica, la serenità e la vicinanza a una struttura preparata fanno la differenza tra preoccupazione e sicurezza.