Le rickettsiosi sono un gruppo di malattie infettive causate da batteri trasmessi all’essere umano soprattutto attraverso il morso di alcuni artropodi (piccoli animali come zecche, acari, pulci o pidocchi). In Italia la forma più conosciuta è la febbre bottonosa del Mediterraneo, legata principalmente al morso della zecca del cane.
Nella maggior parte dei casi la malattia ha un decorso benigno, soprattutto se riconosciuta e trattata precocemente con antibiotici. Tuttavia, come per molte infezioni trasmesse da vettori, è importante conoscerne i sintomi, le modalità di trasmissione e le strategie di prevenzione, soprattutto per chi vive o trascorre tempo in ambienti naturali.
La rickettsia è un genere di batteri molto particolare. A differenza di molti altri batteri, infatti, vive e si moltiplica all’interno delle cellule dell’organismo che infetta. Per questo motivo viene definito un parassita intracellulare obbligato.
Nella maggior parte dei casi, l’essere umano è considerato un ospite accidentale e le infezioni che possono causare vengono raggruppate sotto il nome di rickettsiosi. Ne esistono diverse forme, tra cui:
Queste infezioni possono causare vari sintomi e disturbi, ma hanno spesso alcune caratteristiche cliniche comuni, come febbre e comparsa di eruzioni cutanee.
Quando l’infezione riguarda le persone si parla di rickettsiosi nell’uomo, una condizione che può interessare sia adulti sia bambini e che in Italia è strettamente associata alle punture di zecca.
Le rickettsiosi vengono trasmesse all’uomo attraverso il morso di artropodi ematofagi, cioè animali che si nutrono di sangue. Tra i principali vettori troviamo:
In Italia il vettore più importante è la zecca del cane, chiamata scientificamente Rhipicephalus sanguineus. Occasionalmente, questa zecca può pungere anche l’essere umano.
Molti animali fungono da “serbatoio dell’infezione”, cioè ospitano il batterio senza ammalarsi gravemente. Tra questi:
Il ciclo di trasmissione è generalmente questo: la zecca si infetta pungendo un animale portatore del batterio, poi può trasmettere l’infezione all’essere umano con una successiva puntura.
Un aspetto importante da ricordare è che la rickettsiosi non si trasmette da persona a persona: il contagio avviene quasi sempre attraverso il vettore.
Le rickettsiosi sono diffuse in molte parti del mondo, ma le diverse forme della malattia hanno distribuzioni geografiche differenti.
In Italia la forma più frequente è la già citata febbre bottonosa del Mediterraneo, che rappresenta una malattia endemica, cioè presente stabilmente sul territorio. Viene trasmessa da diverse specie di zecche e soprattutto da Rhipicephalus sanguineus, un parassita abituale di cani e altri animali domestici e selvatici (conigli, lepri, ovini, caprini e bovini). L’agente patogeno della febbre bottonosa del Mediterraneo è rappresentato dalla Rickettsia conorii e da altre rickettsie.
Le regioni in cui si registrano più casi sono soprattutto:
La malattia mostra anche una stagionalità: i casi aumentano in primavera e in estate, quando le zecche sono più attive.
Il rischio è maggiore per le persone che frequentano ambienti naturali, come campagne,
boschi, zone rurali, aree con presenza di animali domestici o selvatici.
I sintomi della rickettsiosi possono comparire dopo un periodo di incubazione che varia a seconda della forma della malattia.
Nella febbre bottonosa del Mediterraneo i sintomi compaiono generalmente 5–7 giorni dopo il morso della zecca, mentre nel tifo possono comparire dopo 10–14 giorni.
I primi segni sono spesso simili a quelli di una sindrome influenzale, con:
In alcuni casi possono comparire anche:
Dopo alcuni giorni può comparire un esantema maculo-papuloso, cioè una eruzione cutanea fatta di piccole macchie in rilievo. Di solito compare tra il terzo e il sesto giorno di febbre e può diffondersi a gran parte del corpo, inclusi palmi delle mani e piante dei piedi. Esantema, febbre e cefalea rappresentano una classica triade di presentazione.
Un segno molto caratteristico è la tache noire, chiamata anche escara: si tratta di una piccola lesione cutanea scura nella sede del morso della zecca.
Se la diagnosi è tempestiva e il trattamento adeguato, le complicanze sono rare. Sebbene la stragrande maggioranza dei casi si risolva senza problemi, è bene sapere che, se trascurata, l’infezione può coinvolgere diversi organi. Nelle infezioni peggiori si possono avere delle complicanze, tra le principali:
Possono comparire anche alterazioni della coagulazione e riduzione delle piastrine nel sangue.
La mortalità della febbre bottonosa è generalmente inferiore al 3% anche in assenza di terapie. In altre forme di rickettsiosi, come il tifo epidemico o alcune forme gravi come la Rocky Mountain spotted fever, la mortalità può raggiungere il 20–30% in assenza di un trattamento antibiotico tempestivo.
Il rischio di forme gravi aumenta in presenza di:
La diagnosi della rickettsiosi si basa innanzitutto sul sospetto clinico. Fondamentale è quindi l’anamnesi, cioè la raccolta della storia clinica del paziente: ad esempio un morso di zecca recente, il contatto con animali o un soggiorno in zone rurali. Il medico prende in considerazione:
Per confermare l’infezione possono essere utilizzati diversi test:
Il medico deve inoltre distinguere la rickettsiosi da altre malattie che possono dare febbre ed esantema, come morbillo, rosolia, scarlattina, ed altre forme infettive.
Nel sospetto di rickettsiosi, gli esami di laboratorio aiutano a confermare la diagnosi. Si possono evidenziare alcune alterazioni come riduzione delle piastrine e del sodio nel sangue (piastrinopenia e iponatriemia), aumento degli indici di infiammazione o alterazioni degli enzimi epatici.
La terapia della rickettsiosi è basata principalmente sugli antibiotici. Se il sospetto clinico è forte, è importante iniziare il trattamento il prima possibile, anche quando la diagnosi non è ancora confermata. Questo riduce il rischio di complicanze.
Il farmaco di prima scelta è la doxiciclina, che è efficace contro la maggior parte delle specie di Rickettsia. Per molto tempo si è evitato l’uso della doxiciclina nei bambini sotto gli 8 anni, ma oggi questo antibiotico è considerato sicuro ed è consigliato a causa dell’elevata mortalità associata alle forme gravi.
In alcune situazioni possono essere utilizzati farmaci alternativi, come:
La terapia antibiotica nella rickettsiosi prevede schemi terapeutici che variano in base all’età del paziente e alla gravità della malattia.
In generale il trattamento con doxiciclina dura circa 5-7 giorni e viene proseguito almeno fino a 72 ore dopo la scomparsa della febbre. Nei casi più gravi può essere necessario il ricovero ospedaliero e una terapia di supporto.
La profilassi della rickettsiosi si basa soprattutto sulla prevenzione delle punture di zecca, in quanto non esistono vaccinazioni disponibili.
Quando si frequentano ambienti naturali è utile:
Alcuni repellenti contengono DEET, generalmente consigliato nei ragazzi più grandi (oltre i 12 anni), mentre per trattare i vestiti può essere utilizzata la permetrina.
Dopo attività all’aperto è importante controllare bene la pelle, soprattutto nelle pieghe cutanee, dietro le ginocchia, sotto le ascelle e sul cuoio capelluto.
Gli animali domestici dovrebbero essere protetti con trattamenti antiparassitari contro le zecche.
In caso di puntura è necessario rimuovere rapidamente e completamente la zecca. Questo riduce il rischio di trasmissione perché i batteri necessitano di alcune ore (o più) per trasmettere l’infezione. Per una corretta rimozione si usa una pinzetta: si afferra la zecca il più vicino possibile alla pelle e si tira delicatamente verso l’alto, evitando di torcere o schiacciare il corpo. Disinfettare poi la zona colpita.
Metodi come vaselina, alcol, smalto o calore non sono efficaci.
In genere, non è raccomandata una profilassi antibiotica dopo la puntura.
Le zecche possono trasmettere anche altre infezioni oltre alla rickettsiosi. Tra queste:
Queste malattie hanno manifestazioni cliniche e modalità diagnostiche diverse, ma condividono un elemento comune: la prevenzione delle punture di zecca rimane la strategia più efficace per ridurre il rischio di infezione.
Non dobbiamo rinunciare alle passeggiate nel verde o al contatto con la natura per timore delle rickettsiosi. La chiave di tutto sta nell’osservazione. Al rientro da un’escursione, trasformiamo il “controllo delle zecche” in un gioco o in un’abitudine di igiene quotidiana da condurre assieme ai nostri bambini, proprio come lavarsi i denti.
Individuare tempestivamente una zecca o riconoscere i primi segnali della malattia permette di intervenire con una terapia semplice ed efficace.

Pediatra di libera scelta nella provincia di Bologna, nella pratica clinica tratta principalmente le tematiche legate all’alimentazione, alla dermatologia e allo sviluppo in età pediatrica. Al di fuori dell’attività ambulatoriale, è autore di un manuale di pediatria rivolto ai giovani medici e collabora con Uppa dal 2024