Come riconoscere e gestire gli spasmi affettivi

Gli spasmi affettivi sono molto frequenti nei bambini e interessano circa il 5% di tutta la popolazione pediatrica, principalmente nella fascia di età compresa fra i 6 e i 18 mesi. Tuttavia è possibile che continuino a manifestarsi fino ai 4 anni di età

Immagine per l'autore: Lilia Morabito
Lilia Morabito , pediatra, specializzata nelle malattie endocrine dell’età infantile, è autrice di diverse pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali
bambino con crisi di pianto durante spasmi affettivi

Andrea è un bambino di 2 anni che giunge nel mio ambulatorio perché da qualche settimana presenta delle crisi di pianto molto violente, in seguito alle quali diventa pallido, sembra perdere il respiro e svenire per pochi secondi. Spiego alla mamma che questi episodi – che spesso fanno preoccupare i genitori – sono in realtà degli eventi benigni, abbastanza comuni in questa età, che prendono il nome di spasmi affettivi e non hanno delle ripercussioni sulla salute del piccolo. 

Gli spasmi affettivi sono eventi improvvisi, innescati da cause emotive che creano disagio o sofferenza nei bambini. In questo articolo comprenderemo come affrontare gli spasmi emotivi e in che modo riconoscerli, così da non farsi trovare impreparati. 

Spasmi affettivi: cosa sono

Gli spasmi affettivi sono reazioni involontarie, che possono svilupparsi nei bambini in seguito a un qualunque stress emotivo intenso, ad esempio dopo un rimprovero severo, un forte spavento (come una caduta o la vista di una ferita) o in seguito alla rabbia per non aver ottenuto qualcosa. Durante questi eventi, il bambino piange disperatamente per circa un minuto fino a perdere il respiro e diventa pallido o cianotico (cioè violaceo) in volto. Queste crisi durano di solito pochi secondi, possono essere associate a perdita di coscienza e si risolvono in maniera spontanea. 

Si conoscono due tipi di spasmi affettivi:

  1. Spasmi affettivi “cianotici”. I più frequenti (85% dei casi), chiamati in questo modo perché si manifestano con la cianosi, ossia la colorazione violacea del volto del bimbo che si verifica a causa dell’apnea (cioè la perdita del respiro) che segue la crisi di pianto violenta.
  2. Spasmi affettivi “pallidi”. Il bambino o la bambina in questo caso piange in maniera meno vigorosa e in seguito all’alterazione del respiro diventa pallido in volto e perde coscienza quasi immediatamente. Questi episodi si verificano spesso in seguito a un dolore intenso.

Fino a che età si manifestano gli spasmi affettivi? 

Gli spasmi affettivi dei bambini sono molto frequenti (interessano circa il 5% di tutta la popolazione pediatrica), soprattutto nella fascia di età compresa fra i 6 e i 18 mesi. È tuttavia possibile che gli spasmi affettivi continuino a manifestarsi fino a quando il piccolo non raggiunga i 4 anni di età. 

Gli spasmi affettivi del neonato, invece, si verificano raramente e, quando presenti, compaiono dopo la prima settimana di vita. Essendo molto rari in questo periodo, è sempre bene che il neonato venga visitato dal pediatra per escludere problematiche cardiache o respiratorie che possono manifestarsi con sintomi simili a quelli degli spasmi affettivi.

Come si manifestano gli spasmi affettivi? 

Nel bambino gli spasmi affettivi si manifestano secondo un preciso ordine di eventi

  • il piccolo piange disperatamente a causa di uno stress emotivo scatenante (rabbia, frustrazione, dolore); 
  • si verificano cambiamenti nel modo di respirare, fino ad arrivare all’interruzione del respiro; 
  • il colore della pelle muta e diventa pallido o violaceo;
  • si verifica una breve perdita di coscienza.

Terminata questa sequenza di eventi, il bambino o la bambina si riprende, torna cosciente e respira normalmente

Nel corso degli anni sono stati svolti numerosi studi per identificare le cause degli spasmi affettivi ed è stato osservato che talvolta esiste un’associazione fra questi eventi e la carenza di ferro. Il ferro è infatti un elemento essenziale per il buon funzionamento di alcune molecole presenti a livello del sistema nervoso centrale, che prendono il nome di neurotrasmettitori.

Spasmi affettivi: come intervenire e cosa fare per prevenirli

Gli spasmi affettivi sono pericolosi? Assolutamente no. Come abbiamo spiegato nei paragrafi precedenti, si tratta di eventi benigni, che non possono creare danni alla salute del bambino, né nell’immediato, né a lungo termine.
È tuttavia importante che i genitori sappiano cosa fare durante gli spasmi affettivi. Prima di tutto in queste situazioni è importante mantenere la calma e provare a stimolare delicatamente il bimbo nel momento in cui inizia la “crisi”, ad esempio toccandolo o soffiando sul volto. Questi stimoli infatti, se applicati sin da subito, possono interrompere la fase di apnea.

Un altro piccolo accorgimento, utile per prevenire gli spasmi affettivi, consiste nell’evitare che il bambino sia esposto a situazioni che possono essere fonte di uno stress emotivo intenso.

Cosa fare dopo la crisi di uno spasmo affettivo

Una volta che il piccolo si è ripreso è bene che venga coccolato e rassicurato per qualche minuto, senza dare eccessiva importanza a quello che si è verificato, soprattutto se gli spasmi affettivi si sono manifestati in seguito a un capriccio. Questo evita che il bambino utilizzi inconsciamente questa strategia per ottenere ciò che vuole.

Gli spasmi affettivi possono essere un problema quando diventano particolarmente frequenti e compromettono la qualità della vita del bambino e dell’intera famiglia. In questi casi è bene effettuare un colloquio con il pediatra, per discutere eventuali rimedi per gli spasmi affettivi, come l’impiego di alcune strategie comportamentali che possano essere di aiuto nel ridurre il numero degli episodi.

Esistono degli esami specifici da fare nei bambini con spasmi affettivi?

Nella maggior parte dei casi la diagnosi di spasmi affettivi viene posta in seguito al racconto da parte dei genitori e non sono necessarie visite specifiche. In alcuni bambini vengono eseguiti esami del sangue per escludere la presenza di anemia da carenza di ferro e un elettrocardiogramma per escludere problemi cardiaci.

Può essere invece utile sottoporre il bambino ad approfondimenti specifici se questi episodi sembrano avere una durata più lunga del solito e sono presenti sintomi dubbi, quali movimenti involontari delle braccia e delle gambe durante o verso la fine della crisi, che possono far sospettare che si tratti di un problema neurologico.

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Lilia Morabito

calabrese, dopo la laurea in Medicina e chirurgia, conseguita presso l’Università di Messina, inizia il proprio percorso di formazione specialistica in Pediatria presso lo stesso Ateneo. Durante gli anni della scuola di specializzazione approfondisce le proprie conoscenze nel settore delle malattie endocrine dell’età infantile frequentando il Centro di Endocrinologia pediatrica del Policlinico Universitario di Messina. È autrice di diverse pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Dal 2019 scrive per Uppa.

Bibliografia
Articolo pubblicato il 18/01/2022 e aggiornato il 05/04/2022
Immagine in apertura Melpomenem / iStock

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