Tre modi per giocare con il tuo bambino

Il gioco condiviso tra genitori e figli è un’opportunità per entrare in relazione e trascorrere insieme del tempo di qualità. Ecco tre semplici attività che rispondono alla domanda «Cosa posso fare con il mio bambino?»

Immagine per l'autore: Annalisa Perino
Annalisa Perino , pedagogista montessoriana

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«Vuoi giocare con me?». È buona abitudine lasciare che siano i bambini a chiedere compagnia nel gioco. Se non lo fanno, probabilmente sono sereni nel loro gioco “privato” ed è importante rispettare questo spazio.

Quando invece si viene “ingaggiati”, è bene accettare l’invito se si ha il tempo e il desiderio di mettersi in… gioco! Insomma, se si gioca, bisogna farlo bene!

Proviamo a individuare alcune regole d’oro da tenere a mente:

  • disattivare tutte le possibili fonti di distrazione, come telefoni, TV e computer, in modo da dedicare ai propri figli un tempo di qualità;
  • accettare che il gioco venga condotto dal bambino;
  • mettere da parte l’idea che si possa “giocare male”.

Un esempio di gioco che si presta particolarmente bene a questo tipo di condivisione è quello delle costruzioni LEGO DUPLO, che possono offrire a bambini e adulti un terreno di incontro e di scambio, permettendo allo stesso tempo di esercitare la fantasia, la pazienza e la manualità.

La flessibilità di questo tipo di gioco permette infatti di fare esperienze sempre diverse utilizzando gli stessi semplici mattoncini.

Vediamo allora tre possibili modi di giocare con questi materiali.

Costruzione libera del bambino e gioco condiviso

Se il bambino coinvolge il genitore nel gioco dopo aver già assemblato i mattoncini in una costruzione, potrebbe desiderare compagnia per il gioco simbolico, ovvero per utilizzare ciò che ha costruito per creare storie e scenari.

Il “piccolo costruttore” potrebbe aver realizzato una piscina, un recinto, una scuola, una scuderia, un ospedale o una foresta che, però, agli occhi degli adulti non sempre risultano così facilmente riconoscibili!

In questo caso sarà opportuno entrare nel gioco in punta di piedi e domandare innanzitutto al bambino cosa abbia costruito. Senza esprimere giudizi, il genitore potrà accogliere la narrazione proposta e lasciarsi condurre dal bambino nel gioco.

«Papà, prendi questo, è un cavallino, deve tornare nel box per la notte».

«La maestra è arrabbiatissima! Mettiamo tutti i bimbi seduti, che devono ascoltare!».

Set che mettono a disposizione ambienti e personaggi, come LEGO DUPLO Casa familiare moderna 3 in 1 con personaggi, possono offrire ulteriori spunti per questo tipo di gioco simbolico: la casa può diventare il luogo in cui ambientare una storia o il punto di partenza per inventare situazioni sempre diverse.  

Questa modalità di gioco può facilmente rivelarsi per il bambino un terreno sicuro attraverso cui raccontare a mamma e papà, protetto dal gioco di finzione, sogni, esperienze e persino timori legati alla sua vita reale.

Il genitore può allora occupare una posizione privilegiata di ascolto, accompagnando il bambino nell’elaborazione dei suoi vissuti: interpreta ruoli, muove personaggi e, senza incalzarlo con domande, accoglie le sue storie. 

Costruzione in co-progettazione

Esiste un’altra possibilità di gioco, che può presentarsi quando l’invito avviene nella fase iniziale, quando cioè i mattoncini sono ancora tutti da assemblare. In questo caso il genitore viene coinvolto anche nella progettazione e nella costruzione di uno scenario di gioco.

È bene che “capo cantiere” rimanga il bambino, mentre il genitore può assumere un ruolo più tecnico, quello del costruttore, attendendo le sue “direttive”. Qualora desideri offrire suggerimenti utili al progetto, potrà proporli come consigli e non come indicazioni da seguire.

Una scatola di costruzioni aperta, come LEGO DUPLO Contenitore di mattoncini grande, si presta particolarmente bene a questa modalità di gioco: non propone un unico scenario da riprodurre, ma lascia al bambino la possibilità di decidere che cosa costruire e al genitore quella di affiancarlo nella realizzazione.

Questa modalità di gioco può diventare un’occasione di crescita per il bambino, permettendogli di esercitarsi nell’esprimere i propri pensieri e nell’affrontare eventuali errori e la frustrazione che può derivarne.

In questa modalità di gioco il bambino potrà:

  • spiegare in modo chiaro il proprio progetto e dare indicazioni operative a mamma e papà, che potranno chiedere ulteriori dettagli o chiarimenti per partecipare al gioco rispettando le sue idee;
  • gestire la frustrazione nel caso in cui il progetto non funzioni come immaginato o le sue richieste non vengano comprese (potrà allora cercare nuove parole per esprimersi o nuove soluzioni per realizzare il proprio progetto).

Costruzione in condivisione dello spazio ma non del materiale

Quando il bambino o la bambina è ancora piccolo/a, immaginiamo intorno ai 18-24 mesi, potrebbe non avere ancora interesse o competenze sufficienti per costruire uno scenario simbolico o per gestire una co-progettazione rivestendo il ruolo di “capo cantiere”.

In questa fase possono essere adatti, ad esempio, i set LEGO DUPLO indicati a partire dai 18 mesi, che permettono al bambino di sperimentare liberamente con i mattoncini: provare i primi incastri, impilarli, accostarli in base al colore o creare semplici sequenze. 

In questa terza modalità di gioco, quale può essere il ruolo del genitore affinché il bambino sia libero di sperimentare, senza pressioni, giudizi o fretta? Mamma e papà possono dedicarsi alla loro costruzione accanto al bambino, dopo aver individuato e rispettato il suo spazio di “lavoro”.

Il bambino potrà così osservare il genitore mentre costruisce, sceglie, incastra, cambia idea, sbaglia e ritenta. Sarà per lui un’occasione di apprendimento attraverso l’imitazione e una possibile fonte di ispirazione per le sue costruzioni.

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Annalisa Perino

formatrice, pedagogista e autrice, progetta e coordina servizi per la prima infanzia e svolge corsi di formazione per insegnanti e genitori sulla pedagogia montessoriana. Autrice del libro Qui abita un bambino edito da Uppa Edizioni, cura la rubrica "Tra il dire e il fare" su Uppa.

Articolo pubblicato il 12/10/2026 e aggiornato il 13/10/2026

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