Trisomia 13: cause e diagnosi della Sindrome di Patau

Fa parte del gruppo delle principali trisomie autosomiche ed è dovuta alla presenza di una copia in più del cromosoma 13 nelle cellule dell’organismo. La sopravvivenza, specie nella forma completa, è purtroppo molto limitata. La mortalità è elevata già nel periodo perinatale e nel primo anno di vita

Barbara Hugonin , genetista pediatrica
Dettaglio delle mani di un neonato

La Sindrome di Patau è una rara condizione genetica caratterizzata da un insieme complesso di malformazioni congenite e da un coinvolgimento dello sviluppo neurologico.

Comprendere che cosa sia la trisomia 13, da cosa dipende e come viene diagnosticata può aiutare i genitori a orientarsi in un percorso spesso inatteso e doloroso.

Cos’è la Sindrome di Patau

La Sindrome di Patau è causata da un’anomalia del cromosoma 13, cioè dalla presenza di una copia in più nelle cellule dell’organismo: normalmente ogni cellula contiene 46 cromosomi, nella sindrome di Patau il cromosoma 13 è presente in tre copie, condizione che altera profondamente lo sviluppo embrionale fin dalle prime fasi.

L’effetto di questa alterazione genetica è particolarmente rilevante perché il cromosoma 13 contiene geni coinvolti nella formazione del sistema nervoso, del volto, del cuore e di altri organi vitali. Per questo motivo, la trisomia 13 è associata a malformazioni multiple e a un quadro clinico molto severo.

Dal punto di vista storico, la sindrome fu descritta anatomicamente per la prima volta nel Seicento da Thomas Bartholin (alcuni riportano anche suo fratello Rasmus), ma solo nel 1960 Klaus Patau, genetista tedesco, ne identificò l’origine cromosomica e ne descrisse il quadro clinico associato.

La trisomia 13 fa parte del gruppo delle principali trisomie autosomiche, insieme alla trisomia 18 (sindrome di Edwards) e alla trisomia 21 (sindrome di Down). Le differenze tra trisomia 13 e 18 (quindi tra Sindrome di Patau e Sindrome di Edwards), riguardano soprattutto la tipologia delle malformazioni e la possibilità di sopravvivenza, decisamente peggiore per quanto riguarda la trisomia 13. Nel confronto complessivo tra trisomia 13 18 e 21, la sindrome di Down presenta una prognosi significativamente migliore, mentre la trisomia 13 e la trisomia 18 sono associate a una situazione più complessa e con una qualità di vita più sfavorevole. 

Le cause della Sindrome di Patau

Le cause della Sindrome di Patau sono legate, prevalentemente, a un errore casuale nella divisione cromosomica, chiamato in gergo tecnico “non-disgiunzione”. Questo errore può avvenire durante la formazione delle cellule riproduttive e porta alla presenza di un cromosoma 13 in più già al momento del concepimento.

Dal punto di vista genetico si distinguono diverse forme:

  • Trisomia 13 completa. La più frequente, in cui tutte le cellule presentano tre copie del cromosoma 13. È associata al quadro clinico più complesso.
  • Trisomia 13 parziale o mosaicismo. Solo alcune cellule hanno la copia in più del cromosoma 13 mentre le restanti hanno solo le normali 2 copie. Questa forma è compatibile con un quadro meno grave e un’aspettativa di vita più alta.
  • Trisomia 13 da traslocazione. In una minoranza di casi (circa il 20%), la trisomia 13 è dovuta a una riorganizzazione della struttura dei cromosomi (in gergo tecnico “traslocazione robertsoniana”) che può coinvolgere il cromosoma 13, che si lega a un altro cromosoma. Questo tipo di mutazione può essere ereditata da un genitore portatore sano, aumentando il rischio di ricorrenza nelle gravidanze successive. 

Fattori di rischio e ereditarietà

La trisomia 13 ha un’incidenza di 1 ogni 8.000-12000 nati vivi (se si considerano le morti prenatali, i casi sono molti di più) e si presenta con maggior frequenza nel sesso femminile.

L’età materna avanzata rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la trisomia 13, anche se la condizione può verificarsi a qualsiasi età. Nella maggioranza dei casi l’evento genetico è sporadico e non è mai correlato a comportamenti o fattori ambientali.

Il rischio di ricorrenza nelle gravidanze successive è generalmente basso. Tuttavia, nei casi in cui la trisomia 13 è legata a una traslocazione bilanciata in uno dei genitori, il rischio di una nuova diagnosi può essere più elevato.

La consulenza genetica è sempre indicata, per supportare qualsiasi tipo di percorso diagnostico e di decisione terapeutica appropriata, soprattutto per chiarire ogni possibile dubbio. 

Sintomi e manifestazioni cliniche della Trisomia 13

La trisomia 13 interferisce con lo sviluppo già in epoca prenatale, la crescita fetale è spesso ridotta e sono frequenti malformazioni strutturali multiple. Le manifestazioni cliniche più caratteristiche includono:

  • anomalie cranio-facciali, come microcefalia (ridotta circonferenza cranica), oloprosencefalia (cioè la separazione incompleta dei due emisferi del cervello), palatoschisi (una formazione incompleta del palato), labioschisi (comunemente nota come “labbro leporino”).
  • anomalie oculari, tra cui la microftalmia, cioè gli occhi più piccoli del normale.
  • anomalie di mani e piedi, in particolare la polidattilia, che comporta la presenza di più di cinque dita.
  • difetti cardiaci congeniti, spesso associati alle trisomie (almeno nel 70-80% dei casi), possono essere più o meno complessi.
  • disordini nello sviluppo del sistema nervoso centrale, il più delle volte associati a una disabilità intellettiva gravissima.
  • anomalie dell’apparato urogenitale, frequentemente si associa a questa sindrome il rene policistico, criptorchidismo nei maschi (mancata discesa di uno o entrambi i testicoli nello scroto) e utero con due cavità separate nelle femmine. 
  • problemi respiratori, come ad esempio frequenti episodi di apnea.
  • disturbi uditivi, talvolta associati a sordità.
  • aplasia cutanea, ovvero una rara condizione congenita che comporta la mancanza di strati cutanei, ad esempio sul cuoio capelluto, ma anche sugli arti o sul volto. 

La combinazione e la gravità dei sintomi e delle patologie associate alla trisomia 13 variano in base alla forma genetica, con quadri generalmente più lievi nelle forme a mosaico o parziali rispetto alla forma completa. 

Come viene diagnosticata la Sindrome di Patau

La diagnosi della Sindrome di Patau può avvenire già in epoca prenatale e può essere confermata dopo la nascita.

Diagnosi prenatale

Durante la gravidanza, la trisomia 13 può essere sospettata in presenza di alcuni segni ecografici. L’ecografia può evidenziare anomalie strutturali già nel primo trimestre, come difetti cerebrali maggiori, cardiopatie complesse o malformazioni cranio-facciali.

I test di screening non invasivi, come il Bi-test e il test del DNA fetale, possono risultare utili, come nel caso delle trisomie 18 e 21, perché consentono di stimare il rischio che il feto sia affetto o meno, ma non forniscono una diagnosi certa. L’aumento del valore della translucenza nucale, invece, e la presenza di più marker ecografici rafforzano il sospetto clinico della presenza della sindrome. 

La conferma diagnostica successiva richiede esami invasivi, quali la villocentesi o, se necessaria, l’amniocentesi, che consentono l’analisi diretta dei cromosomi fetali, dopo aver eseguito un prelievo di tessuto placentare o di liquido amniotico. 

Diagnosi post-natale

Dopo la nascita, la diagnosi può essere confermata attraverso un esame obiettivo e la valutazione delle caratteristiche fisiche del neonato, che accertino o meno i segni clinici caratteristici della sindrome La conferma ulteriore di Sindrome di Patau avviene tramite l’analisi del cariotipo su un campione di sangue, che consente di identificare la trisomia del cromosoma 13. Successivamente sono necessari esami strumentali come l’ecocardiogramma, l’ecografia cerebrale e addominale, per accertare la presenza o meno di malformazioni congenite interne e per prendere in cura il bambino nella maniera più adeguata possibile. 

Trattamento e presa in carico del bambino

Non esiste una cura per la Sindrome di Patau, l’approccio è multidisciplinare e si basa prevalentemente su cure palliative e di supporto, con l’obiettivo di garantire la massima qualità di vita al bambino, anche in condizioni difficili. 

In determinati casi possono essere presi in considerazione interventi chirurgici, ad esempio per alcune cardiopatie congenite o per la labiopalatoschisi, dopo un’attenta valutazione delle condizioni generali.

Le terapie, come la fisioterapia e la logopedia, possono aiutare nella gestione delle difficoltà motorie e dell’alimentazione, ma anche nelle complicanze respiratorie, già a partire dai primi mesi. Le sindromi così complesse richiedono una visione diversa, già dalle prime ore successive alla nascita, soprattutto un’assistenza che cerchi di ridurre il dolore e il carico, dovuti alle procedure più invasive. 

Prognosi e aspettativa di vita

La sopravvivenza nei casi di trisomia 13, specie nella forma completa, è purtroppo molto limitata. La mortalità è elevata già nel periodo perinatale e nel primo anno di vita del bambino. Le principali cause di morte sono legate alle gravi malformazioni cerebrali e cardiache, oltre all’insufficienza respiratoria e a un elevato rischio nello sviluppare infezioni debilitanti.

I casi di sopravvivenza più lunga sono associati sempre a forme a mosaico, che si presentano comunque con complesse comorbilità. La letteratura scientifica riporta alcuni casi, come quello di una bambina che ha raggiunto i 12 anni di età in cui si è osservata una forma mosaico dovuta a nuove mutazioni che hanno determinato la presenza di cellule geneticamente normali.

Supporto per le famiglie

Una parte essenziale del percorso di cura è il supporto psicologico ed emotivo alle famiglie, aspetto che non può essere trascurato né separato dall’assistenza sanitaria. Affrontare una diagnosi di Sindrome di Patau significa confrontarsi con paure, incertezze, scelte complesse e un carico emotivo importante, a partire dalla gravidanza. Qualsiasi parola può risultare fuori posto, soprattutto nelle diagnosi più negative. 

Esistono associazioni e gruppi di supporto, oltre ai centri clinici, che possono offrire informazioni, orientamento ai servizi e condivisione di esperienze con altre coppie. L’associazione SOFT Italia, ad esempio, si occupa di aiutare le famiglie con bambini con Sindrome di Patau e Sindrome di Edwards.

È inoltre importante conoscere i diritti e le agevolazioni previste, poiché la Sindrome di Patau (come la Sindrome di Edwards) è riconosciuta dal Sistema Sanitario Nazionale come malattia rara ed è quindi possibile richiedere l’esenzione dal ticket sanitario, per garantire al bambino e alla famiglia anche un sollievo economico. Nonostante si tratti di situazioni molto complicate da affrontare è sempre doveroso offrire ai bambini e alle famiglie una qualità di vita, per quanto possibile, dignitosa e che comporti meno sofferenza possibile.

Bibliografia
Articolo pubblicato il 17/02/2026 e aggiornato il 17/02/2026
Immagine in apertura Milovan Zrnic / iStock

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