Tosse: aveva ragione la nonna


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Ha una brutta tosse. Così comincia una buona parte delle telefonate che ricevo in questi giorni dalle mamme dei miei pazienti. Una brutta tosse; come se ce ne fosse anche una bella, e magari una così e così.
La tosse: fa tanta paura e dà tanto fastidio, però in fondo è solo un meccanismo naturale (e indispensabile) per tenere sgombre le vie respiratorie e liberarle da microrganismi e secrezioni. Ma non possiamo negare che in certi casi uno vorrebbe proprio non averla, soprattutto se si tratta di un bambino piccolo, che tossisce tutto il giorno o, per questo motivo, non riesce a prendere sonno. Ecco il perché delle telefonate.
Ma non è di questo che voglio parlare, bensì di un articolo pubblicato su un’importante rivista medica americana, Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine, un articolo così interessante che il Bollettino di Informazione sui Farmaci, portavoce ufficiale dell’Agenzia Italiana del Farmaco (cioè del Ministero della Salute), ha deciso di pubblicarne un riassunto sul numero di marzo/aprile di quest’anno (www.agenziafarmaco.it/INFO_SPER_RIC/bollettino2_08_002.html).


Si tratta di un esperimento condotto con criteri rigorosamente scientifici: un gruppo di 105 bambini di età compresa fra 2 e 18 anni, con tosse da infezione delle alte vie respiratorie e naso che cola da non più di 7 giorni, sono assegnati a caso a tre gruppi. La prima notte nessuno dei bambini appartenenti ai tre gruppi ha ricevuto alcun trattamento; la seconda notte 35 bambini (primo gruppo) hanno ricevuto una singola dose notturna di miele, 33 (secondo gruppo) una singola dose di destrometorfano (calmante della tosse contenuto in numerose preparazioni pediatriche) con gusto al miele, mentre 37 (terzogruppo) non hanno ricevuto nessun trattamento. I 68 bambini che hanno ricevuto qualcosa (miele o farmaco con sapore di miele), e i loro genitori, non sapevano se stavano assumendo il miele o il farmaco; anche i ricercatori che hanno elaborato i dati emersi dallo studio non sapevano quali bambini avessero preso il farmaco e quali il miele (doppio cieco). Ai genitori veniva richiesto di registrare l’andamento della tosse notturna dei loro figli e la qualità del sonno dei bambini e di loro stessi durante la seconda notte.
L’analisi delle risposte dei genitori ha dimostrato che il trattamento più efficace per ridurre la tosse era proprio il miele: i 35 bambini che avevano assunto questo dolce rimedio hanno avuto meno tosse non solo di quelli che non hanno assunto nulla, ma anche di quelli che hanno assunto il destrometorfano. Ripetendo l’esperimento per le notti successive si è visto che, con l’aumentare della durata della malattia, l’efficacia del trattamento con il miele aumentava, mentre l’efficacia del destrometorfano diminuiva. Si sono anche verificati degli effetti collaterali: 5 bambini trattati con il miele e 2 con il destrometorfano hanno avuto lieve iperattività, nervosismo o insonnia.
In conclusione, dovendo scegliere se calmare la tosse notturna di un bambino con il miele o con uno sciroppo sedativo, conviene la prima soluzione; con una sola eccezione: i bambini sotto l’anno di età, ai quali è meglio non dare miele perché potrebbe contenere le spore del “botulino”, un germe che produce una pericolosa tossina e che viene immediatamente distrutto dai succhi gastrici di bambini superiori a un anno e adulti.

Vincenzo Calia, direttore di UPPA, direttore@uppa.it


RCT - Randomized Controlled Trial
In medicina non basta l’esperienza personale o l’opinione di pazienti e medici ad orientarci nelle scelte, per esempio fra due farmaci; l’esperienza potrebbe dipendere dal caso e l’opinione potrebbe essere influenzata da mille suggestioni. In medicina invece abbiano bisogno di essere certi di fare la scelta giusta. Perciò, quando si mettono a confronto due terapie (come nel caso del miele e del destrometorfano, usati entrambi contro la tosse) occorre utilizzare un Randomized Controlled Trial, cioè un esperimento capace di controllare gli effetti su più gruppi di persone scelte in maniera casuale.
Nel caso del miele e del destrometorfano i gruppi sono 3: meglio il miele, il destrometorfano oppure niente? Naturalmente i gruppi di “pazienti” che dobbiamo studiare devono essere perfettamente equivalenti, occorre evitare che in un gruppo finiscano, per esempio, quelli più “gravi”; perciò ciascun paziente verrà assegnato per sorteggio ad uno dei gruppi secondo un criterio che si definisce “random”.
Ma dobbiamo anche essere sicuri che le valutazioni del paziente e quelle del medico che conduce l’esperimento non siano influenzate da qualche suggestione (si di stare prendendo un farmaco e perciò mi sento già meglio): ecco perché né i pazienti né gli sperimentatori sanno cosa contiene il cucchiaino che prendono 8° somministrano): lo sapranno solo alla fine dell’esperimento. Questo metodo si chiama “doppio cieco”.

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