Terza settimana di gravidanza

In questo periodo avviene il concepimento e prende forma lo zigote, che inizia il suo viaggio verso l’utero tra rapide divisioni cellulari. I primi segnali sono spesso sfumati e facilmente confondibili, mentre l’organismo si prepara ai cambiamenti ormonali che sosterranno lo sviluppo iniziale dell’embrione

Francesca Finiguerra , ostetrica
Donna alla terza settimana di gravidanza

La terza settimana di gravidanza rientra nel primo mese di attesa. Ci troviamo dunque ancora nel periodo in cui la donna non sa di essere incinta. Possono sì, comparire alcuni sintomi che potrebbero essere ricondotti alla gravidanza, ma la futura mamma è ancora inconsapevole dei cambiamenti che sta subendo.

Vediamo più nel dettaglio cosa accade e quali potrebbero essere i segnali riscontrabili in questo periodo.

Come si calcola la settimana di gravidanza

La data dell’ultima mestruazione è importante per i professionisti sanitari, al fine di datare la gravidanza, valutare così il suo andamento durante tutto il periodo e consigliare gli esami e gli approfondimenti necessari in base appunto all’epoca gestazionale.

Ma come si effettua il calcolo? Elena ha appena fatto un test di gravidanza sulle urine e il display dello stick indica che è incinta di 2-3 settimane. Cosa significa esattamente? I test di ultima generazione rilevano la presenza dell’ormone della gravidanza (beta hCG) e in base al suo dosaggio possono stimare quando è avvenuto il concepimento, appunto circa 2-3 settimane prima. 

Per un calcolo preciso della settimana di gestazione, rimandiamo alla lettura di questo articolo.

Fecondazione e sviluppo dell’embrione

Nella terza settimana di gravidanza il concepimento è appena avvenuto (o sta per avvenire). Dopo l’ovulazione mensile che avviene intorno al 14° giorno del ciclo mestruale (ci sono donne che ovulano prima o dopo), l’ovulo femminile attende lo spermatozoo. L’incontro avviene nella tuba di Falloppio e dà origine allo zigote, ovvero la prima cellula del futuro nascituro che contiene già il patrimonio genetico derivante dall’unione di quello della mamma e di quello del papà. Lo zigote rimane nell’ampolla tubarica per diversi giorni e, grazie alle ciglia che ne permettono lo spostamento, arriverà nella cavità uterina.

Dopo la fecondazione, lo zigote appena formato va incontro a numerose divisioni cellulari, aumentando progressivamente il numero delle cellule fino a raggiungere, circa cinque giorni dopo, lo stadio di blastocisti, composta da circa 180 cellule. A questo punto, la blastocisti si impianta nella cavità uterina. 

In questi giorni di grandi trasformazioni cellulari, nella cavità uterina di Elena si trova un abbozzo embrionale di circa 0,2 mm – visibile solo al microscopio – che inizia già a produrre le beta-HCG, che saranno rilevabili sia nelle urine sia nel sangue

Durante questa settimana inizia inoltre a determinarsi un’eventuale gravidanza gemellare: se vengono fecondati contemporaneamente due ovuli si avranno gemelli eterozigoti, mentre se l’ovulo fecondato è solo uno e la divisione dello zigote avviene dopo, allora si parla di gemelli omozigoti.

Test di gravidanza e sintomi della terza settimana

Come anticipato, i valori delle beta-HGC iniziano a prodursi già dalle prime ore dopo l’impianto. Ciononostante, è consigliato attendere almeno 1-2 giorni di ritardo dalla mancata mestruazione prima di fare il test, su urine o su sangue, per ovviare a falsi negativi legati a eventuali ritardi ovulatori e quindi di impianto.

I test di rilevazione dell’ormone della gravidanza, come quello fatto da Elena, dosano appunto l’ormone: i test sulle urine vanno eseguiti con le prime urine del mattino, poiché più concentrate (e quindi contenenti una maggiore concentrazione dell’ormone da rilevare), mentre il prelievo su sangue si può eseguire in qualsiasi momento nell’arco della giornata e rileva con più precisione il valore esatto. 

Sebbene il test di gravidanza venga eseguito dopo l’assenza della mestruazione, alcuni sintomi possono comparire già nei giorni precedenti e, a posteriori, essere riconosciuti come segnali iniziali di gravidanza, anche se talvolta simili a quelli dell’ovulazione. Elena, ad esempio, dopo il test positivo, ha ripensato ai segnali che il suo corpo le aveva dato negli ultimi giorni:

  • spotting, ovvero sanguinamenti con perdite rosate o marroni, di lieve entità sono riconducibili all’impianto;
  • tensione addominale e mammaria, ovvero crampi addominali, in particolare al basso ventre, e tensione e dolore ai seni legati alle prime trasformazioni ormonali della gravidanza (l’iniziale produzione di progesterone può determinare anche un aumento del gonfiore addominale e difficoltà intestinale);
  • stanchezza e sbalzi d’umore (il progesterone e tutti gli ormoni tipici dell’iniziale gravidanza comportano cambiamenti dell’intero equilibrio del corpo e determinano maggior affaticamento e squilibri).

Altri sintomi tipici della gravidanza, che compaiono soprattutto nelle settimane successive, sono: perdite bianco-trasparenti (leucorrea gravidica), nausea e senso di vomito, voglie di specifici sapori o cibi.

Esami e controlli

Durante la terza settimana di gravidanza (ovvero la terza settimana dall’ultima mestruazione) non sono necessari particolari esami o controlli, anche perché, come detto, salvo qualche sintomo anomalo più o meno accentuato, la donna non sa neanche di essere incinta.

L’unica accortezza, se si sta cercando una gravidanza o non la si esclude, è informare sempre i professionisti di riferimento della possibile gestazione in corso, così da evitare farmaci o esami non compatibili o potenzialmente rischiosi in queste prime settimane (ad esempio l’esame RX).

È inoltre opportuno confrontarsi con un professionista sanitario (ostetrica, ginecologo o medico di base) già nella fase preconcezionale, per valutare il proprio stato di salute, eventualmente attraverso esami mirati, e iniziare l’assunzione di acido folico (400 microgrammi al giorno).

Alimentazione e stili di vita in gravidanza

Già nel periodo preconcezionale è opportuno adottare alcune accortezze che dovranno poi essere mantenute per tutta la gravidanza. Oltre all’assunzione di acido folico, è fondamentale seguire una dieta equilibrata, ricca di tutti i principi nutritivi, per sostenere la salute della donna e favorire fin da subito il corretto sviluppo del bambino.

È importante prestare attenzione anche alla preparazione e alla cottura dei cibi, in particolare per ridurre il rischio di toxoplasmosi, così come garantire una corretta idratazione, con almeno 1,5–2 litri di liquidi al giorno.

Elena, nelle ultime settimane, ha riscontrato un’accentuata nausea, soprattutto al mattino. Per questo, la sua ostetrica di fiducia le ha consigliato di fare pasti frequenti e di piccole quantità, prediligendo alimenti secchi come crackers e grissini ed evitando di sdraiarsi subito dopo aver mangiato.

Sempre a partire dal periodo preconcezionale, è opportuno limitare il consumo di alcol – o sospenderlo del tutto – poiché attraversa la placenta e può raggiungere l’embrione fin dalle prime settimane.

Allo stesso modo, alle donne fumatrici è consigliato di smettere di fumare o almeno di ridurre il consumo di sigarette, dal momento che la nicotina riduce il flusso sanguigno uterino e placentare, aumentando il rischio di complicanze in gravidanza.

Il ruolo del futuro papà 

In queste prime settimane di gravidanza, quando spesso la donna non è ancora consapevole di essere incinta, il ruolo del partner è comunque fondamentale per sostenere il suo benessere fisico e psicologico, anche durante l’attesa del test di gravidanza.

Il supporto non è solo pratico, ma anche emotivo: la fase dell’incertezza può essere accompagnata da aspettative, dubbi e timori. La presenza del partner, la capacità di ascolto e la condivisione di pensieri e vissuti contribuiscono a creare un clima di maggiore serenità.

Anche piccoli gesti quotidiani – come alleggerire alcune attività, prestare attenzione ai segnali di stanchezza o disagio e partecipare alle decisioni – possono fare la differenza nel rafforzare il senso di sicurezza e di condivisione della coppia.

Bibliografia
  • G. Pescetto et al., Ginecologia e Ostetricia – V edizione – 2 volume, SEU Editrice, 2017.
Articolo pubblicato il 12/05/2026 e aggiornato il 12/05/2026
Immagine in apertura dragana991 / iStock

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