La toxoplasmosi è un’infezione causata dal parassita Toxoplasma gondii, generalmente innocua per le persone sane ma potenzialmente rischiosa se contratta per la prima volta durante la gravidanza. In questi casi, infatti, il parassita può essere trasmesso al feto e provocare conseguenze di diversa gravità, a seconda del momento della gestazione in cui avviene l’infezione. In questo articolo approfondiamo come si contrae la toxoplasmosi, quali sono le principali modalità di prevenzione e quali controlli vengono eseguiti durante la gravidanza. Analizzeremo inoltre il significato della sierologia per la toxoplasmosi, degli anticorpi IgG e IgM, il rischio di toxoplasmosi congenita e le indicazioni relative all’alimentazione e all’igiene domestica. Vedremo infine quali sono le possibili terapie e come interpretare correttamente i risultati degli esami.
La Toxoplasmosi è una malattia abbastanza comune, il cui contagio avviene principalmente attraverso l’ingestione diretta di un protozoo, il Toxoplasma gondii. I gatti e altri felini sono gli ospiti in cui avviene il ciclo di riproduzione di questo protozoo e la conseguente produzione di oocisti infette. L’essere umano e gli animali a sangue caldo possono infettarsi attraverso le oocisti escrete dai gatti e disperse nell’ambiente, oppure ingerendo le cisti presenti nei tessuti di animali infetti (mangiando carne poco cotta ad esempio). Se contratta per la prima volta in gravidanza, la Toxoplasmosi può essere trasmessa dalla madre al bambino.
Vediamo di seguito le cause e i sintomi della Toxoplasmosi, gli esami da fare, alcune raccomandazioni utili per la prevenzione e gli eventuali rischi durante la gravidanza.
Nella maggior parte dei casi la Toxoplasmosi non porta alcun disagio e chi ne è affetto non si accorge di averla contratta. In altri casi invece si possono manifestare i sintomi dell’avvenuto contagio da Toxoplasmosi: si tratta di sintomi simil influenzali, con febbre per alcuni giorni fino a qualche settimana, dolori muscolari, stanchezza, mal di testa, mal di gola, a volte ingrossamento di linfonodi, milza e fegato.
Diventa invece un problema per le persone che hanno le difese immunitarie “abbassate”, come chi segue una chemioterapia o coloro che sono affetti da HIV/AIDS.
Qualora la donna contragga per la prima volta la Toxoplasmosi in gravidanza è possibile bloccare la trasmissione dell’infezione al bambino attraverso un trattamento antibiotico mirato. La donna verrà informata dall’ostetrica sul percorso diagnostico-terapeutico da seguire, la cui responsabilità è a carico del medico ginecologo di riferimento, in equipe con l’infettivologo e con il neonatologo. Una volta accertata l’infezione materna si procede con il trattamento, con la proposta degli accertamenti sul feto possibili in relazione all’epoca gestazionale e con il follow-up clinico-laboratoristico sul neonato.
L’infezione, attuale o pregressa, si diagnostica attraverso un esame del sangue (Toxo test). È indicato eseguire il test con la determinazione di anticorpi IgG e IgM specifiche anti-toxoplasma, prima del concepimento o all’inizio della gravidanza, per sapere se la malattia è stata contratta in passato o meno.
Si possono riscontrare quattro possibili quadri sierologici:
Nell’essere umano il contagio da Toxoplasmosi avviene principalmente attraverso quattro vie di trasmissione:
Allo stato attuale non esiste un vaccino contro la Toxoplasmosi e non è quindi possibile garantire una prevenzione assoluta. Ci sono però una serie di comportamenti e pratiche che riducono notevolmente l’esposizione a fattori di rischio; si tratta di misure di prevenzione primaria su cui le donne in gravidanza devono essere informate:
Per diminuire il rischio di Toxoplasmosi in gravidanza si raccomanda di evitare alcuni alimenti e di prestare particolare attenzione alla preparazione dei cibi che invece possono essere consumati. In particolare:
Il rischio che il Toxoplasma gondii si trasmetta dalla madre al bambino varia in relazione al momento in cui la madre si ammala e, in generale, aumenta man mano che la gravidanza si avvicina al termine.
Nel primo trimestre di gravidanza infatti è molto raro che la malattia si trasmetta dalla madre al bambino, ma se ciò dovesse accadere sono i feti a subire le conseguenze più gravi dell’infezione congenita: lesioni neurologiche, cecità, ritardo mentale e aborto spontaneo.
Al contrario, nel terzo trimestre di gravidanza il parassita si trasmette con più facilità (il rischio di trasmissione raggiunge il 70-90% dopo la 30^ settimana), ma nella maggior parte dei casi non ha alcuna conseguenza.
In conclusione, man mano che la gravidanza si avvicina al termine i rischi di contagio di Toxoplasmosi nel bambino aumentano ma, con le attuali possibilità di trattamento, diminuisce la probabilità che l’infezione provochi dei danni. Più del 90% dei bambini con Toxoplasmosi congenita nasce senza sintomi evidenti e risulta negativo alle visite periodiche di routine.
Chi ha già avuto la toxoplasmosi deve continuare a fare controlli durante la gravidanza?
In genere, se una donna ha contratto la toxoplasmosi prima della gravidanza e ha sviluppato un’immunità permanente, non è necessario effettuare i controlli periodici previsti per chi è suscettibile all’infezione. Gli esami eseguiti all’inizio della gravidanza permettono di verificare la presenza degli anticorpi e di definire il percorso di monitoraggio più appropriato. In caso di dubbi sull’interpretazione dei risultati è sempre opportuno confrontarsi con il ginecologo che segue la gravidanza.
È necessario allontanare il gatto di casa durante la gravidanza?
No. Avere un gatto non significa automaticamente essere esposte a un rischio elevato di toxoplasmosi. La trasmissione dell’infezione richiede particolari condizioni e il semplice contatto con l’animale non rappresenta una modalità abituale di contagio. È comunque consigliabile adottare alcune precauzioni nella gestione della lettiera e mantenere una buona igiene delle mani dopo aver maneggiato terra o materiali potenzialmente contaminati. Nella maggior parte dei casi non è necessario modificare il rapporto con il proprio animale domestico.
Cosa succede se una donna contrae la toxoplasmosi durante la gravidanza?
Se l’infezione viene diagnosticata durante la gravidanza, il ginecologo può proporre ulteriori accertamenti per valutare la situazione e il possibile coinvolgimento del feto. Le modalità di gestione dipendono dal momento della gravidanza in cui è avvenuto il contagio e dai risultati degli esami di approfondimento. Una diagnosi tempestiva permette di pianificare il monitoraggio più adeguato e di adottare eventuali strategie terapeutiche quando indicate. Per questo è importante eseguire regolarmente i controlli prescritti.
Il congelamento degli alimenti elimina il rischio di toxoplasmosi?
Il congelamento può contribuire a ridurre il rischio legato alla presenza del parassita in alcuni alimenti, ma non sostituisce le altre misure di prevenzione raccomandate durante la gravidanza. Una corretta cottura degli alimenti rimane una delle strategie più efficaci per ridurre il rischio di infezione. È inoltre importante lavare accuratamente frutta e verdura e rispettare le normali norme di igiene alimentare. Seguire con costanza queste precauzioni aiuta a ridurre significativamente le possibilità di contagio.

Lavora come ostetrica negli ospedali bolognesi dal 2018 e conduce corsi di accompagnamento alla nascita. Dal 2020 è professoressa a contratto presso l’Università di Bologna, per il corso di Laurea in Ostetricia. Ha elaborato e coordinato un progetto, in collaborazione con l’Università di Bologna, di protezione e promozione dell’allattamento al seno, sostenendo a domicilio le mamme con difficoltà nell’avvio dell’allattamento.