Toxoplasmosi: in gravidanza è pericolosa?

Man mano che la gravidanza si avvicina al termine i rischi di contagio di Toxoplasmosi nel bambino aumentano ma diminuisce la probabilità che l’infezione provochi dei danni. Al contrario, la trasmissione è molto rara nel primo trimestre, ma se ciò dovesse accadere le conseguenze per il feto potrebbero essere gravi. Ecco perché è fondamentale ricorrere ad alcune precauzioni

Margherita Borgatti , ostetrica
donna incinta con toxoplasmosi in gravidanza

La Toxoplasmosi è una malattia abbastanza comune, il cui contagio avviene principalmente attraverso l’ingestione diretta di un protozoo, il Toxoplasma gondii. I gatti e altri felini sono gli ospiti in cui avviene il ciclo di riproduzione di questo protozoo e la conseguente produzione di oocisti infette. L’essere umano e gli animali a sangue caldo possono infettarsi attraverso le oocisti escrete dai gatti e disperse nell’ambiente, oppure ingerendo le cisti presenti nei tessuti di animali infetti (mangiando carne poco cotta ad esempio). Se contratta per la prima volta in gravidanza, la Toxoplasmosi può essere trasmessa dalla madre al bambino.

Vediamo di seguito le cause e i sintomi della Toxoplasmosi, gli esami da fare, alcune raccomandazioni utili per la prevenzione e gli eventuali rischi durante la gravidanza.

Toxoplasmosi in gravidanza: sintomi

Nella maggior parte dei casi la Toxoplasmosi non porta alcun disagio e chi ne è affetto non si accorge di averla contratta. In altri casi invece si possono manifestare i sintomi dell’avvenuto contagio da Toxoplasmosi: si tratta di sintomi simil influenzali, con febbre per alcuni giorni fino a qualche settimana, dolori muscolari, stanchezza, mal di testa, mal di gola, a volte ingrossamento di linfonodi, milza e fegato.

Diventa invece un problema per le persone che hanno le difese immunitarie “abbassate”, come chi segue una chemioterapia o coloro che sono affetti da HIV/AIDS. 

Qualora la donna contragga per la prima volta la Toxoplasmosi in gravidanza è possibile bloccare la trasmissione dell’infezione al bambino attraverso un trattamento antibiotico mirato. La donna verrà informata dall’ostetrica sul percorso diagnostico-terapeutico da seguire, la cui responsabilità è a carico del medico ginecologo di riferimento, in equipe con l’infettivologo e con il neonatologo. Una volta accertata l’infezione materna si procede con il trattamento, con la proposta degli accertamenti sul feto possibili in relazione all’epoca gestazionale e con il follow-up clinico-laboratoristico sul neonato. 

Esame per Toxoplasmosi in gravidanza

L’infezione, attuale o pregressa, si diagnostica attraverso un esame del sangue (Toxo test). È indicato eseguire il test con la determinazione di anticorpi IgG e IgM specifiche anti-toxoplasma, prima del concepimento o all’inizio della gravidanza, per sapere se la malattia è stata contratta in passato o meno. 

Si possono riscontrare quattro possibili quadri sierologici:

  1. IgG negative e IgM negative: assenza di immunità. Si è a rischio di contrarre la malattia nel periodo della gravidanza, pertanto si consiglia la profilassi igienico alimentare e il controllo sierologico ogni 4/6 settimane durante la gestazione, per evidenziare precocemente l’eventuale infezione.
  2. IgG positive e IgM negative: immunità da pregressa infezione. La donna non dovrà più effettuare controlli né durante la gravidanza attuale né in quelle successive, in quanto la possibilità di una nuova infezione è quasi del tutto inesistente.
  3. IgG negative e IgM positive: infezione in fase iniziale o falsa positività per IgM. È necessario un controllo a 15/20 giorni per valutare un’eventuale positività delle IgG che, insieme alla conferma delle IgM, sono sufficienti per una diagnosi di infezione primaria in atto. 
  4. IgG positive e IgM positive. Poiché le IgM possono persistere per diversi mesi, si effettuano test ematici di secondo livello per quantificare il rischio fetale e definire le modalità di gestione della gravidanza (diagnosi, terapia, controllo e follow-up del neonato), oppure per tranquillizzare la donna qualora l’infezione sia riconducibile a prima della gravidanza.

Cause della Toxoplasmosi

Nell’essere umano il contagio da Toxoplasmosi avviene principalmente attraverso quattro vie di trasmissione:

  1. Ingestione di carni crude e poco cotte.
  2. Contatto con terreno e acqua contaminati da gatti.
  3. Trapianto di organi o emotrasfusioni di donatori sieropositivi per Toxoplasma.
  4. Trasmissione madre-figlio, quando la prima infezione avviene in gravidanza.

Allo stato attuale non esiste un vaccino contro la Toxoplasmosi e non è quindi possibile garantire una prevenzione assoluta. Ci sono però una serie di comportamenti e pratiche che riducono notevolmente l’esposizione a fattori di rischio; si tratta di misure di prevenzione primaria su cui le donne in gravidanza devono essere informate:

  • lavare sempre le mani prima di cucinare e mangiare e dopo aver manipolato prodotti della terra;
  • utilizzare alcune precauzioni prima di consumare il cibo ed evitare alcuni alimenti (vedi paragrafo successivo);
  • pulire superfici e utensili che sono stati a contatto con carne cruda;
  • evitare il contatto con le mucose dopo aver manipolato carne cruda;
  • evitare l’esposizione a terreni potenzialmente contaminati da feci di gatti (in giardino, usare sempre i guanti, successivamente lavare bene le mani);
  • evitare il contatto con le feci del gatto (in casa, vuotare e pulire la lettiera utilizzando i guanti o, ancora meglio, chiedere ad altri di farlo; non far uscire il gatto, per evitare che si cibi di topi e uccelli, e alimentarlo solo con cibi secchi o ben cotti).

Toxoplasmosi in gravidanza: cosa non mangiare?

Per diminuire il rischio di Toxoplasmosi in gravidanza si raccomanda di evitare alcuni alimenti e di prestare particolare attenzione alla preparazione dei cibi che invece possono essere consumati. In particolare:

  • lavare bene frutta e verdura con acqua, incluse le insalate confezionate pre-lavate;
  • mangiare solo carne ben cotta (> 67°C); la cottura con il forno a microonde non distrugge il parassita;
  • cuocere bene le pietanze surgelate precotte;
  • evitare le carni crude conservate, come prosciutto e insaccati; si può consumare prosciutto cotto, fesa di tacchino e mortadella (non più di una volta a settimana);
  • non consumare uova crude o latte crudo;
  • non bere acqua potenzialmente contaminata.

Toxoplasmosi: quanto è pericolosa in gravidanza?

Il rischio che il Toxoplasma gondii si trasmetta dalla madre al bambino varia in relazione al momento in cui la madre si ammala e, in generale, aumenta man mano che la gravidanza si avvicina al termine. 

Nel primo trimestre di gravidanza infatti è molto raro che la malattia si trasmetta dalla madre al bambino, ma se ciò dovesse accadere sono i feti a subire le conseguenze più gravi dell’infezione congenita: lesioni neurologiche, cecità, ritardo mentale e aborto spontaneo.

Al contrario, nel terzo trimestre di gravidanza il parassita si trasmette con più facilità (il rischio di trasmissione raggiunge il 70-90% dopo la 30^ settimana), ma nella maggior parte dei casi non ha alcuna conseguenza.

In conclusione, man mano che la gravidanza si avvicina al termine i rischi di contagio di Toxoplasmosi nel bambino aumentano ma, con le attuali possibilità di trattamento, diminuisce la probabilità che l’infezione provochi dei danni. Più del 90% dei bambini con Toxoplasmosi congenita nasce senza sintomi evidenti e risulta negativo alle visite periodiche di routine.

Bibliografia
Articolo pubblicato il 23/12/2021 e aggiornato il 05/04/2022
Immagine in apertura Eva Blanco / iStock

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