L’età media di inizio della menopausa, in Italia, è intorno ai 50 anni (+ o – 5 anni). Con questo termine si indica un momento fisiologico della vita femminile, ovvero l’interruzione definitiva delle mestruazioni e della fertilità femminile, diagnosticata retroattivamente dopo 12 mesi amenorrea (assenza di ciclo).
Si parla invece di menopausa precoce quando il fenomeno si verifica prima dei 40 anni, sia spontaneamente sia in modalità indotta. Come vedremo meglio all’interno dell’articolo, la menopausa precoce aumenta il rischio sia di osteoporosi e di fratture correlate che quello cardiovascolare.
Di seguito approfondiremo il tema per capire quali sono le cause di questo fenomeno e quando avviene esattamente.
Come detto, la menopausa è una tappa naturale nella vita di ogni donna e non va considerata come una malattia, anche se a volte può causare disturbi e malessere. Fisiologicamente si manifesta tra i 45 e i 55 anni, quando le ovaie cessano la produzione di estrogeni e progesterone, determinando la fine definitiva del ciclo mestruale e della fertilità.
Tuttavia, circa l’8-10% delle donne entra in menopausa prima dei 45 anni a causa di disfunzioni ovariche, patologie o trattamenti medici. Quando il fenomeno si verifica tra i 40 e i 45 anni prende il nome di menopausa prematura, mentre si parla di menopausa precoce o POF (insufficienza ovarica prematura) quando la scomparsa dei flussi mestruali avviene prima dei 40 anni di età. Questa condizione interessa l’1% delle donne in età riproduttiva e circa lo 0,1% delle donne sotto i 30 anni. Talvolta questa condizione può essere transitoria.
I sintomi della menopausa precoce si presentano in modo molto variabile da donna a donna. La cessazione dei flussi può essere improvvisa o essere preceduta da periodi di irregolarità mestruali. Di norma, dopo un passato di cicli regolari o più distanziati (oligomenorrea), le mestruazioni tendono a diradarsi e a diventare sempre più spesso prive di ovulazione, fino a scomparire del tutto (amenorrea).
Questa interruzione è accompagnata dai tipici disturbi causati dal calo degli estrogeni, ovvero:
A breve e lungo termine, la carenza ormonale comporta conseguenze più profonde:
Inoltre, trattandosi di donne ancora giovani, questa condizione comporta infertilità e la perdita di possibili future gravidanze.
Quali sono le cause della menopausa precoce? Nella maggior parte dei casi (circa i due terzi), l’insufficienza ovarica prematura (POF) è considerata idiopatica, il che significa che si manifesta senza una causa nota e in presenza di un cariotipo del tutto normale.
Quando invece è possibile individuare l’origine del disturbo, questa può essere legata ad anomalie genetiche che interessano il cromosoma X, come la sindrome di Turner o la sindrome dell’X fragile. Un altro fattore scatenante molto comune è rappresentato dalle malattie autoimmuni: la POF può infatti associarsi a patologie della tiroide, all’artrite reumatoide, al morbo di Addison, a sindromi polighiandolari o alla presenza diretta di anticorpi che aggrediscono i tessuti dell’ovaio.
La menopausa precoce può anche avere un’origine medica o chirurgica, come conseguenza di trattamenti tossici per le ovaie quali la chemioterapia e la radioterapia, oppure a causa dell’asportazione chirurgica di entrambe le ovaie. Persino un intervento di isterectomia semplice, che rimuove solo l’utero, può anticipare la fine della funzionalità ovarica compromettendo la normale circolazione del sangue in quella zona.
La familiarità gioca un ruolo importante, dato che si riscontra in circa il 30% dei casi, anche se i meccanismi genetici ereditari non sono ancora chiari. Infine, non vanno trascurate cause più rare come infezioni batteriche o virali (tra cui la parotite e la tubercolosi genitale), malattie metaboliche e sistemiche come la galattosemia e la mucopolisaccaridosi, e l’impatto degli stili di vita: l’abuso di alcol e, in particolare, il fumo di sigaretta mostrano infatti una chiara correlazione con l’anticipo dell’età della menopausa.
Quando ho incontrato Chiara, 37 anni, ho visto nei suoi occhi lo shock di chi si sente “invecchiata” di colpo. Come ostetrica, il mio compito è stato accogliere quel dolore e aiutarla a riprendersi il suo corpo e la sua femminilità. Insieme abbiamo lavorato su tre fronti concreti:
1) Intimità e pavimento pelvico. Abbiamo affrontato la secchezza vaginale causata dal calo degli estrogeni. L’ho guidata nell’uso di idratanti specifici e in esercizi per il perineo, eliminando il dolore e restituendole una vita sessuale serena.
2) Stile di vita per le ossa. Abbiamo pianificato un’attività fisica mirata (come camminata veloce ed esercizi con i pesi) e un’alimentazione ricca di calcio per stimolare lo scheletro e bloccare sul nascere l’osteoporosi precoce.
3) Una nuova idea di maternità. Davanti al lutto della fertilità perduta, l’ho accompagnata verso il percorso dell’ovodonazione.
Oggi Chiara sa che la menopausa precoce è una carenza ormonale da curare, non la fine della sua giovinezza e che una gravidanza è ancora possibile.
Contrariamente a quanto si pensa, la menopausa precoce non chirurgica non è sempre una condizione irreversibile: in circa il 20-25% dei casi è stata infatti documentata una ripresa spontanea dell’attività ovarica con tanto di ovulazione.
La diagnosi di menopausa precoce richiede un approccio combinato che parte dal colloquio clinico, utile a valutare i sintomi e la storia familiare. Per una diagnosi accurata e per monitorare l’eventuale presenza di follicoli, l’approccio ideale prevede l’abbinamento di un’ecografia transvaginale a specifici dosaggi ormonali (ovarici e ipofisari). Il test cardine è il dosaggio di FSH ed estradiolo: un livello di FSH costantemente alto (sopra i 40 UI/L) associato a estrogeni minimi conferma il blocco delle ovaie. A questo si affianca il dosaggio dell’Ormone Antimulleriano (AMH), che fotografa la riserva ovarica e i cui valori, in questa condizione, risultano vicini allo zero. Il quadro viene poi verificato visivamente con l’ecografia transvaginale, che mostra ovaie rimpicciolite e una conta dei follicoli antrali minima o azzerata (AFC).
Per completare l’indagine si procede per esclusione, eseguendo un test di gravidanza e i controlli per la tiroide e i surreni, così da scartare altre cause del blocco del ciclo. Viene inoltre richiesto il test del cariotipo per escludere anomalie genetiche. A diagnosi confermata, si esegue una Mineralometria ossea computerizzata (MOC) per valutare subito la densità ossea e prevenire l’osteoporosi precoce.
La diagnosi di menopausa precoce riduce drasticamente la riserva ovarica, rendendo il concepimento naturale molto difficile, ma non del tutto impossibile. Nel 5-10% dei casi di insufficienza ovarica prematura si verifica infatti un’ovulazione spontanea e imprevedibile che può portare a una gravidanza naturale.
Le strade per affrontare la maternità variano in base al momento della diagnosi:
Il calo degli estrogeni si ripercuote sull’organismo attraverso una serie di manifestazioni che colpiscono sia la sfera fisica sia quella emotiva, lasciando spazio anche a complicanze a lungo termine per la salute a livello dell’apparato scheletrico e del sistema cardiocircolatorio. In caso di menopausa precoce, la scomparsa prematura degli estrogeni, che mantengono l’elasticità dei vasi sanguigni e tengono sotto controllo i livelli di colesterolo, determina un aumento significativo del rischio cardiovascolare e di osteoporosi grave.
Se fino alla menopausa le donne godono di una naturale protezione cardiovascolare rispetto agli uomini grazie agli estrogeni – che mantengono più bassi i livelli di colesterolo nel sangue –, dopo la menopausa questa tutela svanisce. Di conseguenza, cresce notevolmente il rischio di infarto, ictus e ipertensione. Le malattie cardiovascolari diventano così la prima causa di mortalità femminile in questa fascia d’età, superando ampiamente tutte le patologie tumorali. Parallelamente, si registra una maggiore incidenza di problemi osteoarticolari, in particolare l’osteoporosi, che rende le ossa più fragili e vulnerabili alle fratture.
Il legame tra menopausa precoce e tumore al seno è guidato da un paradosso: la cessazione anticipata degli estrogeni priva l’organismo di ormoni essenziali per cuore e ossa, ma riduce significativamente il rischio di sviluppare il cancro alla mammella. Poiché la maggior parte di questi tumori è stimolata dagli estrogeni, un’esposizione ormonale interrotta prima dei 45 anni esercita un vero e proprio effetto scudo naturale. Anche l’assunzione della Terapia ormonale sostitutiva fino a 50 anni non aumenta il rischio oncologico, poiché i farmaci non aggiungono ormoni “extra” ma restituiscono solo la quota che il corpo avrebbe dovuto produrre naturalmente fino all’età della menopausa fisiologica.
La menopausa rappresenta un’evoluzione del tutto naturale nel percorso biologico di una donna, anche se per qualcuna può essere accompagnata da disturbi e malesseri significativi. Bilanciando attentamente i potenziali benefici e i rischi, la comunità medico-scientifica concorda sul fatto che la Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS) debba essere proposta principalmente a tre categorie di donne:
Per la menopausa fisiologica, le linee guida mondiali raccomandano di utilizzare sempre il minor dosaggio efficace e per il minor tempo possibile. Dal punto di vista della sicurezza, le donne che hanno subito l’asportazione dell’utero (isterectomia) possono assumere una terapia a base di soli estrogeni. Al contrario, per chi non ha affrontato questo intervento, è obbligatorio associare il progesterone per proteggere l’endometrio.
L’impostazione della cura offre un’ampia gamma di opzioni e, in assenza di protocolli rigidi, la scelta del farmaco e della via di somministrazione viene personalizzata sulla base della praticità e delle preferenze individuali. Le formulazioni orali (come gli estrogeni coniugati o l’estradiolo valerato) e i trattamenti transdermici offrono la stessa efficacia sui disturbi generali. La via transdermica si avvale sia dei classici cerotti sia dei gel, ottimi sostituti anche se caratterizzati da un assorbimento cutaneo talvolta meno costante.
Quando il malessere si concentra a livello intimo – manifestandosi con secchezza vaginale, prurito, dolore durante i rapporti o cistiti ricorrenti – la soluzione ideale è l’uso di terapie locali come creme, gel o ovuli vaginali a base di estrogeni. Questa modalità è mirata e sicura: l’assorbimento degli ormoni nel resto del corpo è minimo, azzerando di fatto i rischi legati alla terapia ormonale sistemica. Per chi preferisce un approccio privo di ormoni, specifici gel idratanti vaginali si sono dimostrati altrettanto efficaci nel lenire bruciore e dolore.
Al fine di introdurre all’interno della propria routine abitudini sane e naturali, capaci di regalare benefici profondi che vanno ben oltre il semplice sollievo dai disturbi della menopausa, gli specialisti raccomandano caldamente di puntare su tre pilastri fondamentali:
I fitoestrogeni sono composti naturali presenti in alcuni vegetali (come soia, legumi, semi di lino e trifoglio rosso) che imitano l’azione degli estrogeni femminili, ma in modo molto più blando. In menopausa, dove questi ormoni crollano, i fitoestrogeni offrono un aiuto naturale. I vegetali sono ricchi in precursori dei fitoestrogeni, che vengono attivati nel nostro intestino grazie all’azione della flora batterica intestinale.
I fitoestrogeni che assumiamo variano in base ai vegetali che scegliamo di portare in tavola, e si dividono in tre categorie principali:
Ricevere la diagnosi di menopausa precoce è un vero trauma psicologico, molto più doloroso rispetto a quanto accade a 50 anni, poiché colpisce la donna nel pieno della giovinezza, generando un profondo senso di isolamento rispetto alle coetanee e la sensazione che il proprio corpo abbia “tradito” le aspettative biologiche.
Questo cortocircuito emotivo provoca un crollo dell’autostima e una crisi d’identità, alimentati dal lutto per la fertilità perduta e dalle difficoltà nella sfera intima. Per questo motivo, la cura non può limitarsi alla sola terapia ormonale: un supporto psicologico personalizzato è fondamentale per elaborare la perdita, scindere la femminilità dalla capacità riproduttiva e ritrovare la serenità nel guardare al futuro.
Affrontare la menopausa precoce richiede un percorso medico tempestivo e mirato, che parte anzitutto dalla diagnosi precoce. Di fronte a fattori di rischio come fumo, malattie autoimmuni o familiarità, è importante giocare d’anticipo monitorando la riserva ovarica (tramite ecografia e dosaggio dell’AMH) prima che il ciclo scompaia. Se invece la donna deve sottoporsi a terapie oncologiche come radio o chemioterapia, le strategie di protezione ovarica – come l’uso di analoghi del GnRH o della pillola – vanno pianificate tassativamente prima di iniziare le cure per salvaguardare le ovaie e la fertilità futura.
Una volta accertata la condizione, i controlli periodici diventano fondamentali per proteggere tutto l’organismo dal calo degli estrogeni. È necessario pianificare visite ginecologiche, esami del sangue per il profilo cardiovascolare e metabolico (colesterolo e glicemia), e la MOC per prevenire l’osteoporosi precoce. Vanno inclusi anche il monitoraggio endocrino e oncologico: controllare la funzionalità di tiroide e surrene (spesso coinvolti nei meccanismi autoimmuni) e proseguire regolarmente con lo screening senologico e il Pap-test, essenziali per una prevenzione completa anche durante l’assunzione della terapia ormonale sostitutiva.

Lavora come ostetrica negli ospedali bolognesi dal 2018 e conduce corsi di accompagnamento alla nascita. Dal 2020 è professoressa a contratto presso l’Università di Bologna, per il corso di Laurea in Ostetricia. Ha elaborato e coordinato un progetto, in collaborazione con l’Università di Bologna, di protezione e promozione dell’allattamento al seno, sostenendo a domicilio le mamme con difficoltà nell’avvio dell’allattamento.