La gestante si guarda allo specchio, è incinta da poche settimane e sulla sua fronte è comparso quello che credeva di essersi lasciata alle spalle con il liceo: «Un foruncolo… Possibile?».
I brufoli in gravidanza rientrano in quella categoria di fenomeni di cui ai corsi preparto si parla poco, eppure riguardano circa quattro future mamme su 10. Non sono un difetto di cura della pelle, non dipendono da ciò che si mangia e non fanno male al bambino: sono la risposta della pelle alla tempesta ormonale della gravidanza.
L’acne in gravidanza, detta anche acne gravidica o gestazionale, è una condizione infiammatoria della pelle che compare o peggiora nei nove mesi di gestazione per effetto dei cambiamenti ormonali. Le stime più recenti parlano di una prevalenza del 40-43%: un fenomeno comune che, seppur fastidioso, non va considerato una malattia.
La variabilità però è enorme: c’è chi convive per mesi con una pelle impura in gravidanza e chi invece sfoggia la cosiddetta “pelle radiosa”. Entrambe le cose sono possibili.
Una precisazione utile: brufolo e acne non sono sinonimi. Il brufolo è la singola lesione, che spunta e in pochi giorni se ne va; l’acne invece è una condizione della pelle, fatta di più lesioni che si ripresentano nel tempo su una cute che tende a infiammarsi.
Rispetto all’acne dell’adolescenza, l’acne in gravidanza è più imprevedibile: può comparire all’improvviso e sparire da sola in poche settimane o permanere durante tutta la gravidanza. Inoltre può presentarsi in chi ha avuto acne in adolescenza, ma anche nelle donne che non ne hanno mai sofferto prima.
In ambulatorio, le domande sull’acne gravidica arrivano sempre a fine colloquio, quando la gestante ha già la mano sulla maniglia della porta: «Ah, senta, dimenticavo, una domanda stupida…».
Ma fare domande su questo tema non è affatto un comportamento stupido. Più di una donna mi ha chiesto, imbarazzata, se dipendesse da qualcosa che aveva mangiato.
Dire che l’acne in gravidanza passa da sola e non fa male al bambino è corretto, ma rischia anche di suonare come un “non è niente” che banalizza il disagio.
La pelle è la parte di noi che si vede per prima, che ci mette in contatto con il mondo. Non riconoscersi allo specchio perché si vive un problema della pelle può incidere sull’umore e sul vissuto complessivo della gravidanza, anche quando il problema è lieve e destinato a passare.
Tra le principali cause dei brufoli in gravidanza troviamo, come detto, i cambiamenti ormonali. Fin dalle prime settimane, infatti, la donna produce elevate quantità di progesterone e, più avanti (soprattutto nel terzo trimestre), aumenta anche la quota libera degli androgeni. Questi ormoni stimolano le ghiandole sebacee a produrre un’eccessiva quantità di sebo.
L’eccesso di sebo si mescola alle cellule morte della pelle e va a ostruire il follicolo pilo-sebaceo (la cui apertura esterna è comunemente chiamata “poro”), portando alla formazione del comedone. All’interno del follicolo così chiuso prolifera il Cutibacterium acnes, un batterio che vive normalmente sulla nostra cute ma che, in queste condizioni, innesca una risposta infiammatoria del sistema immunitario: ecco che compare il classico brufolo rosso, gonfio e talvolta dolente.
Rispetto alla predisposizione genetica dell’acne gravidica non ci sono studi precisi, anche se in riferimento all’acne comune o volgare (quella che compare fuori dalla gravidnaza) la letteratura ci dice che la probabilità di comparsa di acne moderata o severa triplica in chi ha parenti di primo grado che ne hanno sofferto.
Ci sono poi fattori che non causano l’acne, ma possono influenzarne l’andamento:
Per quanto riguarda i miti e le credenze popolari, effettuando la ricerca online “brufoli in gravidanza: maschio o femmina?” si trovano teorie opposte sul presunto legame fra pelle acneica e sesso del nascituro: per alcuni, tanti brufoli annunciano una femmina che “ruba la bellezza alla madre”, per altri il contrario. Ovviamente non vi è nessuna validità scientifica e la comparsa dell’acne non ci aiuta a predire, prima dell’indagine ecografica, il sesso del nascituro.
Quando compaiono e quanto durano
Molte gestanti se lo chiedono: «L’acne in gravidanza, quando compare?». La risposta è: in qualsiasi momento, ma più spesso all’inizio. I brufoli a inizio gravidanza sono infatti frequentissimi e la causa può risiedere nell’impennata ormonale dei primi giorni e settimane.
Può però presentarsi anche nel secondo o nel terzo trimestre, e anzi alcuni studi segnalano proprio nelle gravidanze inoltrate le forme più infiammatorie ed estese.
Su quando scompare l’acne in gravidanza la risposta è altrettanto incerta: non esiste un periodo preciso. In molte donne migliora dal secondo trimestre, quando l’assetto ormonale si stabilizza, mentre in altre resta fino al parto e anche oltre.
Le lesioni sono di tipo diverso e possono convivere sullo stesso viso. Per fare chiarezza esistono:
Numero, dimensioni e tipologia variano moltissimo da persona a persona.
Rispetto alla localizzazione, possiamo dire che i brufoli sul viso in gravidanza si concentrano per lo più nella zona T (fronte, naso, mento) e lungo la linea della mascella. Non sono rari nemmeno i brufoli sul mento e sulle guance, spesso i più ostinati (stiamo parlando dell’area più sensibile agli androgeni).
L’acne gravidica, però, potrebbe non fermarsi al viso. Sono comuni i brufoli sul collo in gravidanza e i brufoli sul petto. In alcuni casi compaiono i brufoli sulla schiena o sulle spalle. Alcune donne potrebbero riferire episodi di brufoli sul sedere in gravidanza, spesso però legati alla follicolite, favorita da sudore e indumenti stretti.
Un capitolo a parte merita la rosacea in gravidanza, che è tutt’altra cosa rispetto all’acne volgare. Qui non ci sono comedoni: prevale l’arrossamento diffuso del centro del viso, con vampate di calore, capillari dilatati (la cosiddetta “couperose”) e talvolta papule e pustole su fondo rosso.
La gravidanza, complice la vasodilatazione, può far comparire la rosacea per la prima volta o peggiorarla. Molti trattamenti abituali sono però controindicati: la valutazione dermatologica è quindi fondamentale.
Hanno più probabilità di sviluppare l’acne in gravidanza:
Può contribuire anche la sospensione di un contraccettivo ormonale prima del concepimento.
Detto questo, l’acne gravidica compare anche in chi non ha mai sofferto di acne in vita sua, e non è detto che si ripeta in eventuali gravidanze successive: molte donne raccontano di una prima gravidanza con la pelle impeccabile e di una seconda piena di brufoli, o viceversa.
Molte donne raccontano di aver sospettato di essere incinte guardandosi allo specchio: i brufoli come sintomo di gravidanza sono in effetti tra i segnali possibili, perché la pelle reagisce in fretta ai primi cambiamenti ormonali. Da soli, però, non dicono nulla: gli stessi brufoli, per molte donne compaiono infatti nella fase premestruale.
Diventano un indizio a cui dare più valore se si accompagnano ad altri segni, come: assenza del ciclo, seni tesi e dolenti, stanchezza intensa, cambiamento del gusto o nausea, minzione più frequente.
La notizia più importante è che l’acne gravidica non comporta alcun rischio medico diretto, né per la mamma, né per il bambino o la bambina in arrivo.
Questo però non toglie che possa essere un peso, soprattutto da un punto di vista estetico e psicologico. Poiché la gravidanza è un periodo di grandi cambiamenti, che possono attivare incertezze e difficoltà, l’acne può incidere ulteriormente sulla percezione di sé, sull’autostima e sul benessere emotivo.
Le complicazioni, quando ci sono, nascono quasi sempre dalla manipolazione: schiacciare o grattare una lesione può provocare infezione, cicatrici permanenti e macchie scure residue (iperpigmentazione post-infiammatoria). Nei casi più severi le lesioni profonde possono evolvere in cisti.
La diagnosi si effettua osservando la pelle e non richiede esami del sangue o altri approfondimenti. Vale la pena parlarne con l’ostetrica, il ginecologo o il dermatologo quando le lesioni sono estese, dolorose o persistenti, quando lasciano segni o quando l’impatto emotivo è invalidante.
Le donne che cercano per i brufoli in gravidanza rimedi rapidi ed efficaci rischiano di trovare poche soluzioni. Una cosa importante da premettere è che, nella maggior parte dei casi, per l’acne gravidica non serve alcuna terapia, perché si risolve da sola.
Quando il quadro è complesso, la regola non ammette eccezioni: consultare lo specialista e mai automedicazione, mai prodotti presi in prestito o rimasti nel cassetto da prima della gravidanza.
Molti farmaci comuni contro l’acne sono controindicati, motivo per cui è necessario consultare chi segue la gravidanza o un medico specialista.
Tra i principi attivi considerati sicuri, sempre su indicazione medica, vi sono:
Da evitare in modo tassativo: i retinoidi e i derivati della vitamina A, sia per bocca, sia in crema. Stessa indicazione per l’acido salicilico ad alta concentrazione e i peeling aggressivi.
Restano possibili, presso uno specialista, alcuni trattamenti ambulatoriali: estrazione dei comedoni, drenaggio di una cisti e terapie con luce o laser, da riservare a casi selezionati e accuratamente valutati.
Quello dei rimedi naturali è il terreno in cui si promette di più e si dimostra di meno. La revisione Cochrane sulle terapie complementari per l’acne ha raccolto 35 studi randomizzati su oltre 3.200 persone e ha concluso che le prove sono di bassa qualità: solo la dieta a basso carico glicemico, l’olio di tea tree e il veleno d’ape hanno ridotto le lesioni, ma in singoli studi fragili.
Per erbe, agopuntura e coppettazione non ci sono ad oggi prove sufficienti.
In modo particolare l’olio di tea tree ha qualche dato sull’acne, ma su donne non incinte e in studi piccoli. In gravidanza non ci sono studi di sicurezza e alcune sue componenti potrebbero avere un’attività simile a quella degli ormoni: un sospetto ancora discusso, ma per un beneficio modesto e con alternative più studiate come il benzoile e l’acido azelaico, la scelta prudente è evitare di usarlo.
Amamelide, aloe vera e argilla verde sono di solito ben tollerate e possono dare sollievo su una pelle arrossata o lucida, ma nessuna ha efficacia studiata sull’acne.
Altro elemento importante da sottolineare è che “naturale” non significa “privo di controindicazioni”. Talvolta, infatti, sugli estratti vegetali non si effettuano i controlli solitamente richiesti per i farmaci, molti non sono mai stati studiati in gravidanza e alcuni possono agire come interferenti endocrini. In conclusione, anche per i rimedi della nonna sarebbe opportuno un confronto con chi segue la gravidanza.
La routine che funziona è semplice, economica e alla portata di tutte:
Nella maggior parte dei casi l’acne migliora spontaneamente dopo il parto, man mano che l’assetto ormonale si normalizza. In alcune donne persiste o si ripresenta, e allora vale la pena effettuare un controllo da uno specialista (al di fuori della gravidanza, le opzioni terapeutiche sono molte di più).
Nel frattempo si possono riprendere i prodotti abituali in modo graduale, verificando quali sono compatibili con l’allattamento, e continuare con la protezione solare: è il modo più efficace per prevenire le macchie, melasma compreso, che di solito regredisce entro un anno dal parto. Le cicatrici si possono trattare, ma è bene aspettare che l’infiammazione sia spenta.
Un’ultima cosa che sorprende molti genitori: anche il neonato può avere i suoi piccoli brufoli. L’acne neonatale compare tra la seconda e la quarta settimana di vita, con piccole papule e pustole su guance, fronte e naso. È benigna e non va spremuta né trattata con creme: si risolve da sola, basta lavare il viso con acqua.