La terapia con l’aerosol nei bambini è uno strumento utile ma da utilizzare con criterio: nei casi di malattie delle alte vie respiratorie come raffreddore o tonsillite può essere inappropriata, mentre trova indicazione più chiara in condizioni con coinvolgimento delle basse vie aeree e broncospasmo. Nell’articolo vengono illustrate le situazioni cliniche in cui l’aerosol è consigliato — ad esempio asma, bronchite asmatica o laringite — e vengono evidenziati i limiti d’uso, gli errori frequenti nella somministrazione e la corretta modalità d’impiego (posizione del bambino, pulizia del dispositivo). Vengono inoltre fornite indicazioni su quando rivolgersi al pediatra, per evitare rimedi fai-da-te o trattamenti inappropriati.
La parola aerosol indica una mescolanza di aria e liquido sotto forma di goccioline microscopiche; questa mescolanza è generata da un piccolo compressore che la convoglia attraverso un tubicino dentro una mascherina.
Il liquido contiene uno o più farmaci, l’aspetto di questa “miscela” è quello di una nebbiolina. Respirando questa nebbiolina si consente al farmaco di arrivare direttamente sulla superficie interna dei bronchi: si accelera così la risposta terapeutica e si riducono le dosi efficaci fino a un decimo di quelle necessarie se il farmaco fosse somministrato per bocca; con la diminuzione della posologia diminuiscono anche gli effetti collaterali. Si capisce perciò come l’aerosol sia un sistema molto efficiente, rapido e sicuro per curare alcune patologie bronchiali.
La terapia con l’aerosol è, come abbiamo detto, molto efficace, ma anche molto variabile a seconda dell’apparecchio che si usa, delle sue condizioni di efficienza e della tecnica con cui l’aerosol viene fatto. Per esempio molti genitori, per evitare che il bambino sia spaventato dal rumore o dall’applicazione della mascherina di silicone sul viso, hanno l’abitudine di fargli l’aerosol mentre dorme: peccato che così non si riesce a mandare il farmaco fino alla profondità dei bronchi e la terapia ha un’efficacia uguale a zero.
Attenzione però, l’aerosol presenta tutti questi vantaggi nella terapia di alcune patologie bronchiali, ma non di tutti i disturbi dell’apparato respiratorio. Parlando di bambini, si può dire che la terapia aerosolica è “una bomba”, ma quasi esclusivamente nell’asma (o bronchite asmatica, o broncospasmo); in questo caso, infatti, è utile che il farmaco, broncodilatatore o antinfiammatorio, raggiunga velocemente i bronchi fino alle diramazioni più sottili dell’albero respiratorio dove può agire in pochissimo tempo dando al bambino un sollievo quasi immediato.
Non c’è solo l’aerosol fatto con l’apparecchio per curare l’asma, oggi esiste la possibilità di usare delle bombolette spray che nebulizzano in una frazione di secondo la stessa quantità di farmaco che l’apparecchio per l’aerosol manda nella mascherina in un quarto d’ora. Questo è un vantaggio enorme: l’occorrente per la cura sta comodamente in una tasca, non c’è bisogno di energia elettrica, la terapia dura un attimo e il bambino non si spaventa per il rumore. È per questo motivo che gli apparecchi per l’aerosol sono stati progressivamente abbandonati quasi dappertutto… eccetto che da noi in Italia. Di questo primato di arretratezza parliamo da anni su Uppa, e finalmente pare che se ne siamo accorti anche i giornali più grandi di noi…
C’è da dire un’altra cosa: l’effetto clamoroso della terapia aerosolica nell’asma ha generato una fiducia così grande in questo tipo di cure da spingere moltissime famiglie e molti medici a utilizzare lo stesso strumento per la cura di altri disturbi che con l’asma non hanno nulla a che vedere: la semplice tosse, il raffreddore e il mal di orecchie, per esempio.
Si è diffusa in maniera impressionante l’abitudine di usare in questi casi dei farmaci derivati dal cortisone, preziosi nel trattamento di alcune forme asmatiche più resistenti, ma la cui efficacia in caso di tosse, mal di gola e raffreddore è tutta da dimostrare. Può darsi che, in qualche caso, respirare una nebbiolina, anche soltanto composta da acqua, possa facilitare l’espulsione del catarro, ma lo stesso risultato si potrebbe ottenere bevendo in abbondanza e, nei bambini più grandi, usando uno sciroppo: tutte cose molto più pratiche di un lungo aerosol.
Senza parlare del naso chiuso e del raffreddore comune, situazioni che neppure possono essere chiamate malattie, in cui l’effetto dell’aerosol è quasi sicuramente un’illusione. Ma il successo della macchinetta sembra inarrestabile. Sarà l’effetto combinato del monotono ronzio, degli sbuffi di nebbia ai lati della mascherina e dell’odore pungente di alcuni farmaci e di alcune miracolose acque termali, ma da noi l’aerosol si diffonde sempre più e così qualche volta capita di incontrare una famiglia che vive all’estero e che cade dalle nuvole: «La macchinetta dell’aerosol? E chi l’ha mai vista!».
In quali casi è davvero indicato un trattamento con aerosol per un bambino?
L’aerosolterapia nei bambini è utile soprattutto quando è prescritta dal pediatra per condizioni respiratorie specifiche — ad esempio bronchite, asma o broncospasmo — e non è raccomandata di routine per raffreddore, naso chiuso o tosse lieve. Prima di utilizzare l’apparecchio, è importante che ci sia una diagnosi e un’indicazione precisa. Consultare sempre il pediatra prima di iniziare.
Come deve essere utilizzato l’apparecchio aerosol nei bambini per garantire efficacia e sicurezza?
È fondamentale usarlo con il bambino sveglio, in posizione seduta o leggermente inclinata, con maschera ben aderente al volto se è piccolo, e farlo respirare in modo tranquillo durante la nebulizzazione. È importante anche che la macchina sia pulita e ben mantenuta per evitare infezioni. L’apparecchio non va usato come “giocattolo” senza indicazione medica e la durata della seduta deve seguire la prescrizione.
Quanto spesso si può ripetere l’aerosol e chi decide la frequenza?
La frequenza dell’aerosol varia in base alla condizione clinica e al farmaco utilizzato: per alcuni trattamenti può essere sufficiente 1-2 volte al giorno, mentre in fase acuta può essere necessario ripeterlo più volte. Tuttavia è il pediatra che stabilisce la frequenza, il farmaco e la durata in base al bambino e alla gravità del disturbo. In assenza di prescrizione medica, non è consigliabile aumentare da soli la frequenza.

pediatra e giornalista, ha esercitato per quarant’anni come pediatra di famiglia nel Servizio Sanitario Nazionale e ha fondato nel 2001 il bimestrale per i genitori «Un Pediatra Per Amico», che ha diretto per 16 anni. Attualmente è un pediatra libero professionista.