Lo svezzamento visto dai bambini: un racconto insolito…

Cosa pensano i bambini quando cerchiamo di rifilargli pappe e pappette all'inizio dello svezzamento? Cosa preferirebbero?

Lucio Piermarini,
pediatra
Lo svezzamento visto dai bambini: un racconto insolito…

Due mamme a confronto…

Per l’ennesima volta la signora Severa arrivò in fondo a quelle dieci righe senza averne capito nulla. Non che l’articolo fosse complicato; si trattava di una di quelle riviste, con cui il suo pediatra riempiva la sala d’attesa, con la metà delle pagine zeppa di pubblicità per le mamme, e che hanno quindi tutto l’interesse di farsi capire. Piuttosto, era del tutto distratta dall’apparente discussione, se così possiamo chiamarla, che si stava intavolando tra il suo piccolo e un altro bambino, con toni sempre più accesi e, pensava la signora Severa, forieri di possibili minacce alla incolumità della sua creatura. La sua preoccupazione dipendeva dal fatto che l’altra mamma, che lei non aveva mai visto prima di allora, sembrava del tutto disinteressata a quanto stava accadendo.

Finalmente la signora Candida, la mamma appunto dell’altro bambino, parve dedicarsi alla faccenda, senza particolare apprensione ed energia in verità, ma quanto bastava per dare un po’ di tregua alle preoccupazioni della signora Severa, che poté così finalmente concentrarsi sul suo articolo. Scoprì allora, scorrendo i vari punti ben messi in risalto, che il formaggio è un prodotto che si fa con il latte, che detto formaggio contiene quindi le stesse sostanze nutritive del latte, e che quindi durante lo svezzamento, quando il bambino necessita di mangiare altri alimenti oltre al latte, è importantissimo sostituire un pasto di latte con il formaggio, meglio ancora con un formaggino in vasetto che, pur contenendo meno sostanze nutritive del formaggio naturale, costa molto, ma molto di più.

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Mentre la signora Severa leggeva e rileggeva l’articolo, non riuscendo a convincersi di aver avuto fino a quel momento delle idee così confuse sull’alimentazione, i due bambini si davano del gran buon tempo. A un «ghee ghee» dell’uno rispondeva l’altro con un «oh oh oh». Di rimando partiva un «prrrr…» interminabile, interrotto da un «glo glo glo» molto deciso. Il gioco andò avanti più o meno su questo tono per poi passare a un crescendo in cui ai gorgheggi cominciarono ad accompagnarsi smorfie, sputacchiamenti, gran pugni sui passeggini e così via, fino a quando si affibbiarono reciprocamente un sonoro schiaffo l’uno sulla mano aperta dell’altro, come due sportivi che si congratulano l’un l’altro dandosi il cinque. La signora Severa sobbalzò, preparandosi già a recriminare sul presunto assalto subìto. La bocca le restò però aperta senza che ne uscisse parola, perché immediatamente il bambino della signora Candida cacciò un urlo tremendo, lunghissimo, diventando di tutti i colori.

Ripreso un gran respiro, ne approfittò immediatamente per cacciarne un altro e così via, inconsolabile, fintanto che, con l’aria un po’ seccata, il pediatra non si affacciò sulla soglia chiedendo alla mamma se non fosse il caso di riportare il bambino un altro giorno, quando fosse stato un po’ più tranquillo. La signora Candida si scusò e si riscusò e, raccolte le sue cose, molto tranquillamente si congedò lasciando la signora Severa nella più profonda costernazione. Guardava infatti il suo bambino con aria mesta e confusa, dubitando che avesse una qualche responsabilità nell’accaduto, vista la sua faccia paciosa e furbetta, come di uno che la sa lunga.

Un dialogo tra lattanti

Dubbi legittimi, perché in effetti chi fosse stato in grado di comprendere il gergo dei lattanti di quella età avrebbe ascoltato all’incirca un dialogo come questo:

«Ehi! Sei nuovo?»
«Sì.»
«E così non sei mai stato prima da un pediatra.»
«Certo che sì! Ma da un altro.»
«E come mai hai cambiato?»
«Guarda, non ne ho la minima idea. Non decido certo io, e la mia mamma non è sempre facile da capire.»
«A chi lo dici! È un po’ di tempo che non riusciamo a comunicare. Specie da quando mi vogliono dare un certo mangiare nuovo. È un fatto che proprio non mi va giù.»
«Anch’io mangio sempre roba nuova, ma non ho problemi. Certo, la tetta è la tetta. Però anche le fettuccine ai funghi, il pollo all’arrabbiata e tutto il resto. C’è da leccarsi i baffi.»
«Ma come! Ti danno quella roba lì! E come fai, che io ho provato l’impossibile e non ci sono riuscito?! Mi sbraccio, sgrano gli occhi, mi pencolo dal seggiolone, sbavo ma niente. Come fanno a non capire che io voglio quello che mangiano loro, e che di quell’altra roba non mi fido
«Cosa vuoi che ti dica… Io non ho dovuto fare sforzi particolari. Era già da un po’ di giorni che li osservavo attentamente quando stavano a tavola. Poi, credo, vedendomi incuriosito di quello che portavano in bocca, me lo hanno offerto e io ho accettato. Capirai, io non sapevo neanche che cosa fosse, ma è stato un attimo e gliene ho chiesto subito di più.»
«E io che devo mangiare sempre roba diversa dalla loro… Ma io mi impunto e non gliela mangio, o almeno il minimo indispensabile, poi serro la bocca o comincio a sputacchiare così, guarda… E loro a insistere con tutto un teatrino che non ti dico. Io li lascio fare, mi riempio ben bene la bocca e poi in questo modo, bleah… gli vomito tutto. E quando non ne posso più, do dei gran colpi sul tavolo, così… e, senza farlo apposta, per carità, butto tutto all’aria.»
«Ah, sei grande, fratello! Ma dove l’ha scovata quella roba la tua mamma?»
«Gliel’ha data il pediatra l’ultima volta che sono venuto. L’ha riempita di vasetti e bustine colorate
«Che dici? Bustine, vasetti? Oh dio, vuoi vedere che… Ma sì, quella antipatica della sua amica ce li aveva in borsa e glieli ha fatti vedere; e accennava a me. Ecco perché è venuta qui; perché il mio non glieli aveva dati. Lui sì che è un amico. E ora come faccio? Farò la tua stessa fine, cucinato a dovere!»
«Senti, fratello, non disperare. Ho un piano, ma bisogna agire subito. Questo pediatra qui è un tipo strano. Se qualcuno si mette a piangere a lungo e disturba, lui si presenta qui e ti fa riportare a casa. Per cui preparati a tirare fuori quanto fiato hai in corpo e spara al massimo.»
«Va bene, farò come dici. Forse non ti rivedrò ma ti ricorderò sempre. Un momento, prima di lasciarci dammi il cinque… Addio! Uaaaaaaaaaaaaaaaaaaa…»

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Pubblicato il 24.06.2013 e aggiornato il 26.03.2019
Immagine in apertura WICHAI WONGJONGJAIHAN / Shutterstock.com