Svezzamento: quattro miti da sfatare

È vero che il bambino piccolo può mangiare solo determinati alimenti? E che è meglio cominciare con cibi insipidi? Il pediatra Stefano Gorini sfata quattro miti sullo svezzamento duri a morire

Stefano Gorini, pediatra di famiglia

Il bambino piccolo non può mangiare determinati alimenti: falso!

L’abitudine consolidata per decenni è stata quella di procedere gradualmente proponendo al bambino cibi selezionati per l’infanzia (liofilizzati, omogeneizzati, pastine, creme di cereali e così via; il tutto inizialmente, e il più delle volte, allungato con brodini di verdura), con modi e tempi di introduzione a volte troppo precoci e piuttosto rigidi. L’intento era quello di rispettare l’intestino ancora immaturo del lattante ed evitare intolleranze o allergie alimentari.

Le capacità digestive già dopo i quattro mesi di vita sono però ormai completate, mentre gli alimenti più temuti come causa di allergie o intolleranze (ad esempio l’uovo, il merluzzo, il pomodoro ecc.) in realtà non sono “pericolosi” per il bimbo sano. Per cui oggi si lascia spazio alla buona cucina fin da piccoli piuttosto che agli insipidi, poco appetitosi e più costosi brodini.

È meglio iniziare con un pasto piuttosto che con un altro: falso!

È indifferente. E anziché affidarsi a schemi, tabelle e orari per lo svezzamento, si lasci spazio alle richieste del lattante. All’inizio lo si lasci assaggiare quei bocconcini che farà capire di desiderare. Man mano che cresce vorrà aumentare l’introduzione di cibi solidi a scapito del latte, la cui quantità calerà proporzionalmente. Il latte e i suoi derivati rimarranno comunque sempre una parte importante nella dieta per il loro ricco contenuto di calcio.

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Fondamentale è che il bambino stia a tavola con i genitori: è possibile un’iniziale diffidenza verso “il nuovo” ed è proprio l’atto del vedere mangiare cibi che non conosce che lo porterà a fidarsi e ad assaggiarli.

I cibi “giusti” per cominciare devono essere insipidi: falso!

Ai bambini piace mangiare saporito e anche “colorato”! Insomma, i cibi devono essere buoni e attraenti anche per la vista (in questo articolo vi diamo qualche consiglio per preparare piatti sani e pronti in 15 minuti). È poi dimostrato che di fronte a un’ampia varietà di alimenti i bambini sanno bilanciare perfettamente le loro necessità, autoregolandosi non solo nelle quantità ma anche nella scelta dei vari nutrienti. Responsabilità del genitore è quindi quella di variare la dieta (cereali, legumi, carne, pesce…) ricordandosi di non far mai mancare frutta e verdura.

Le buone abitudini, anche quelle alimentari, si acquisiscono fin da piccoli: questa è la migliore prevenzione contro l’obesità. La “dritta” vincente per instaurare queste buone abitudini è che innanzitutto i genitori si alimentino correttamente. I bambini imparano più da quello che vedono che dalle parole e, anche in questo caso, è il processo di imitazione che li indurrà a percorrere la giusta strada. L’introduzione di nuovi alimenti nella dieta del bimbo sarà quindi una buona occasione per eventuali miglioramenti dietetici di tutta la famiglia!

Bisogna aiutare il bambino ancora “sdentato”: falso!

È un ricordo del passato che la mamma o la balia masticassero i cibi prima di offrirli al bambino. Pratica per fortuna abbandonata per i rischi di trasmissione di malattie infettive. Oggi semplicemente basta triturare ben bene il bocconcino che il bimbo dimostra di volere.

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di Lucio Piermarini, pediatra
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Articolo pubblicato il 24/06/2013 e aggiornato il 24/08/2020
Immagine in apertura Sk Elena / Shutterstock.com

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