Anemia nei bambini, dai sintomi a come si cura

Ne esistono di diversi tipi, ma quella più comune è dovuta alla carenza di ferro, per cui occorrerà ricorrere a un’integrazione di questo elemento sia con specifici integratori sia mediante un’adeguata alimentazione

Michele Torella , pediatra
bambina stanca per anemia

«Dottore, mio figlio sembra più pallido del solito, ha le occhiaie e dice di essere sempre stanco. Potrebbe essere anemico?». Quella appena posta è una domanda che ricorre spesso negli ambulatori pediatrici, poiché l’anemia nei bambini, specie da carenza di ferro, è una condizione molto frequente. Ma cos’è esattamente e come si manifesta? Quali sono le cause e quali i trattamenti?

Cos’è l’anemia?

Il nostro sangue è costituito da una parte fluida (il plasma) e da una parte cellulare (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine). I globuli rossi contengono l’emoglobina (Hb), fondamentale proteina grazie alla quale riescono a raccogliere l’ossigeno che inspiriamo e a trasportarlo in tutti i tessuti del nostro organismo. Una volta arrivato a destinazione, il globulo rosso rilascia l’ossigeno e lega a sé l’anidride carbonica, che verrà in seguito eliminata attraverso l’espirazione.
Per svolgere il suo compito, l’emoglobina necessita della presenza del ferro. È proprio grazie a questo elemento, infatti, che riesce a tenere legato a sé l’ossigeno; se manca, l’intera proteina viene prodotta in misura inferiore.
A questo punto è più semplice capire anche cos’è l’anemia: una condizione in cui i livelli di emoglobina sono troppo bassi per trasportare in modo adeguato l’ossigeno in tutti i distretti del nostro organismo.

Quali sono le cause di anemia nei bambini?

Quando si manifesta l’anemia nei bambini e quali sono i fattori di rischio di questa condizione? Le principali cause di anemia nei bambini possono essere racchiuse in tre categorie.

Anemia da anomala produzione di globuli rossi

Questo tipo di anemia va distinta, a sua volta, in:

  • Anemia da alterata produzione midollare. Esistono forme di anemia congenite o acquisite dovute a un difetto di produzione dei globuli rossi. Tale situazione si verifica spesso a causa di difetti di funzionamento midollare (Il centro di produzione delle cellule del sangue è proprio il midollo osseo) legati a leucemie e linfomi, oppure causati da danno a carico del midollo da farmaci, sostanze tossiche o forme infettive. Raramente si tratta di una condizione congenita in cui il midollo osseo funziona in modo anomalo.
  • Anemia carenziale. Dovuta alla carenza di una o più sostanze fondamentali nella produzione dei globuli rossi. A questo sottogruppo appartiene la forma di anemia più frequente in pediatria, cioè da carenza di ferro (anemia sideropenica). Ciò può dipendere da un ridotto apporto di ferro dovuto a una dieta poco bilanciata oppure a causa di un malassorbimento intestinale (è il caso, ad esempio, dei bambini con malattia celiaca, che determina uno scarso assorbimento intestinale del ferro, oltre che di altri nutrienti).

Anemia dovuta ad aumentata distruzione dei globuli rossi

Questa forma è caratterizzata dal fatto che, per diverse condizioni, i globuli rossi hanno un tempo di sopravvivenza inferiore. A questo gruppo appartengono:

  • Anemia emolitica congenita. Ad esempio la “sferocitosi ereditaria”, condizione per cui, a causa di alterazioni genetiche, i globuli rossi hanno una forma che ne favorisce una più rapida distruzione, oppure il favismo, forma di anemia in cui l’interazione con alcuni alimenti o farmaci causa la distruzione dei globuli rossi.
  • Anemia emolitica acquisita. In questo caso la distruzione dei globuli rossi è dovuta a un’anomala produzione di anticorpi o ad agenti tossici (farmaci) o a infezioni.
  • Talassemia. La struttura dell’emoglobina risulta alterata a causa di mutazioni genetiche. Ne esistono due forme: la “alfa talassemia”, diffusa nel sud-est asiatico, e la “beta-talassemia” (o “anemia mediterranea”), diffusa nel Mediterraneo, soprattutto in alcune zone e regioni del nostro paese (Pianura Padana, Sardegna e Sicilia). In questo caso l’anemia è la diretta conseguenza sia di una ridotta produzione di emoglobina sia di una aumentata distruzione dei globuli rossi.

Anemia dovuta ad aumentata perdita dei globuli rossi

Questa forma è legata prevalentemente a emorragia acuta (perdita di sangue evidente) oppure cronica (perdita di sangue latente e protratta nel tempo, spesso a livello del tratto gastrointestinale).

Sintomi dell’anemia nei bambini 

Generalmente, i bambini con anemia sono meno vivaci del solito e tendono a stancarsi molto in fretta, appaiono irritabili e possono essere soggetti anche a disturbi del sonno. Si può inoltre osservare in loro un accrescimento ridotto sia di peso sia di statura.
Altri sintomi di anemia nei bambini sono:

  • pallore della cute e delle mucose della bocca;
  • congiuntive (palpebre inferiori);
  • comparsa di picacismo, alterazione del senso del gusto per cui tendono a mangiare sostanze normalmente non commestibili (terra, gesso o carta).

Alla visita spesso il pediatra riscontra, oltre al pallore cutaneo, anche tachicardia, può esserci un soffio al cuore e, nelle forme più avanzate, un aumento della frequenza respiratoria (tachipnea).
La diagnosi di anemia si effettua tramite esami del sangue, e a tal proposito un ruolo centrale è ricoperto dall’emocromo, esame di laboratorio che indica non solo il numero di globuli bianchi, globuli rossi e piastrine, ma anche le loro caratteristiche e le sostanze che le compongono. In particolare, l’emocromo è utile per conoscere:

  • i livelli di emoglobina contenuta nei globuli rossi;
  • la percentuale di globuli rossi sul volume totale di sangue (livelli di ematocrito, HCT);
  • alcune caratteristiche morfologiche dei globuli rossi (grandezza media, quantità media di emoglobina che trasporta l’ossigeno, percentuale media di emoglobina contenuta al loro interno), importanti per conoscere l’origine delle diverse forme di anemia.

Ferro basso nei bambini

Torniamo un attimo sull’argomento “carenza di ferro” per capire come valutare i livelli di questo elemento. Il ferro, come detto, è essenziale per legare l’ossigeno all’emoglobina, e viene assunto attraverso la dieta. Controllare esclusivamente i livelli di questo elemento però può non essere sufficiente per capire se un soggetto presenta una carenza. Generalmente, infatti, occorre valutare anche i livelli di transferrina (proteina che trasporta il ferro dai depositi verso le cellule) e di ferritina (le riserve di ferro nel fegato).

Aurora, ad esempio, è una bambina che presenta una spiccata positività agli esami per la celiachia, per cui non assorbe in modo adeguato il ferro. Dario invece presenta livelli di ferro normale, ma gli esami mostrano che i suoi globuli rossi, seppur di numero superiore alla norma, sono nettamente più piccoli del normale, allo stesso modo del papà (la causa è dunque genetica).

Come si cura l’anemia nei bambini?

Per i bambini con anemia serve una dieta specifica? Andiamo con ordine.
La cura per l’anemia nei bambini richiede trattamenti diversi e specifici. Ci soffermeremo di seguito su quelli utilizzati per le forme più frequenti (talassemia e anemia da carenza di ferro).
Nel caso di Dario non occorrerà nessun trattamento, in quanto la sua è una forma lieve di anemia ereditata dalla linea paterna, che non dovrebbe creargli particolari problemi di salute nemmeno con il passare del tempo. 

Se parliamo di anemia legata a carenza di ferro, invece, occorrerà integrare questo elemento sia con specifici integratori, sia mediante un’adeguata alimentazione per bambini anemici. È bene ricordare che l’assunzione dell’integrazione di ferro prescritta dal pediatra deve avvenire lontano dai pasti e contestualmente all’assunzione di vitamina C (ad esempio succo di arancia o limone), che ne favorisce l’assorbimento intestinale. Al contrario, cibi contenenti calcio (latte e derivati) e tannini (tè e cioccolato) ne riducono l’assorbimento.

Per ridurre il rischio di anemia nei bambini, cosa mangiare? Un’alimentazione corretta, varia e bilanciata può essere un efficace strumento per prevenire questa condizione. La scelta ricadrà ovviamente su cibi ricchi di ferro, ovvero:

  • carni rosse (fegato e frattaglie soprattutto);
  • carni magre come il tacchino;
  • pesce azzurro;
  • legumi;
  • funghi secchi;
  • frutta secca;
  • cereali integrali (ad esempio il riso);
  • farina di soia;
  • verdure a foglia verde scuro (ad esempio il crescione e il cavolo riccio).

Associare al pasto una spremuta di agrumi può incrementare l’assorbimento di ferro attraverso la vitamina C.I regimi dietetici particolari come quelli vegetariani o vegani necessitano di attente integrazioni per bilanciare l’acquisizione di micronutrienti, tra cui appunto il ferro, che rischiano di essere assunti in misura inferiore.

Bibliografia
Articolo pubblicato il 24/02/2022 e aggiornato il 08/04/2022
Immagine in apertura KatarzynaBialasiewicz / iStock

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