L’appendicite è un’infiammazione dell’appendice, una piccola porzione dell’intestino situata nella parte bassa destra dell’addome. Anche nei bambini può comparire improvvisamente e richiede una valutazione medica tempestiva, perché se non trattata può evolvere in complicazioni.
In questo approfondimento analizziamo cos’è l’appendicite nei bambini, quali sono i sintomi dell’appendicite, come riconoscere il dolore addominale da appendicite e quali segnali devono far sospettare un’appendicite acuta. Vediamo inoltre come avviene la diagnosi di appendicite, quali esami possono essere utilizzati e in cosa consiste l’intervento di appendicectomia, il trattamento più comune per risolvere il problema. Parliamo infine dei tempi di recupero e di quando è importante rivolgersi al pediatra o al pronto soccorso.
Silvia, 10 anni, ha trascorso il weekend tra feste di compleanno e visite dai nonni. Ma lunedì mattina, mentre si prepara per la scuola, accusa un forte mal di pancia. I genitori, pensando che sia solo un pretesto per evitare la scuola, la mandano comunque in classe ma poche ore dopo, la maestra chiama i genitori: Silvia ha un dolore intenso, tanto che non riesce a muoversi; ha la febbre e non ha mangiato né pranzo né merenda. I genitori, preoccupati, si precipitano a scuola e la portano subito al Pronto Soccorso, dove arriva la diagnosi: appendicite acuta.
L’appendicite acuta nei bambini può manifestarsi in modi diversi oppure con sintomi più evidenti e gravi che richiedono un intervento tempestivo. In questo articolo, esploreremo i segnali a cui prestare attenzione, le cause e le modalità di trattamento dell’appendicite nel bambino.
Per evitare complicazioni gravi, è fondamentale riconoscere l’appendicite nei bambini. Qualsiasi bambino o bambina, che non abbia subito un’appendicectomia (cioè la rimozione dell’appendice, di solito per un precedente episodio di appendicite acuta), può sviluppare questa condizione. Proprio per questo i genitori, i pediatri e i medici di emergenza devono essere consapevoli dei campanelli d’allarme.
Innanzitutto, l’età è un fattore significativo: i bambini tra 5 e 15 anni sono i più colpiti. È importante notare che nei bambini più piccoli c’è una maggiore probabilità di perforazione. Ma quali sono le caratteristiche dell’appendicite? Il principale sintomo dell’appendicite è il dolore addominale. Importante è quindi valutarne le caratteristiche, in primis la durata. Se la storia di dolore addominale dura da mesi, raramente sarà causato da un’appendicite acuta. Infatti, l’esordio del dolore è generalmente acuto, anche se può manifestarsi in modo subdolo. Inizialmente, il dolore è localizzato nella zona periombelicale e solitamente è di tipo colico (a ondate che vanno e vengono); dopo alcune ore, tende a diventare continuo e si sposta verso la parte destra dell’addome.
Questa “migrazione” del dolore è caratteristica dell’appendicite. Il dolore è tale da svegliare il bambino nel sonno e limitarne fortemente i movimenti. Una prova empirica che può essere efficace nel caso in cui vi sia un sospetto di appendicite è la cosiddetta prova del salto: se vi è infiammazione dell’appendice, il bambino proverà maggior dolore se saltella e, a volte, non riuscirà a farlo per il dolore. Altri sintomi dell’appendicite includono nausea e vomito, che possono inizialmente essere di tipo alimentare e successivamente biliare (giallo-verdastro).
La febbre è comune, tipicamente di lieve entità, ma può aumentare in caso di perforazione. Ancora, l’inappetenza e l’assenza di feci e gas sono segnali da non sottovalutare. Si deve prestare attenzione anche alla diarrea, che può verificarsi in caso di peritonite. Nei bambini sotto i cinque anni, l’appendicite è meno comune ma può presentarsi in modo atipico, richiedendo un’attenzione immediata da parte del pediatra. In questi pazienti il dolore addominale severo (il bambino appare sofferente, non gioca e non si comporta come fa di solito) deve sempre essere valutato dal pediatra ed è importante fare attenzione ad altri sintomi associati quali vomito, diarrea e ovviamente febbre.
La diagnosi di appendicite acuta nei bambini è principalmente clinica, basata sull’anamnesi e sull’esame fisico condotto dal pediatra. Talvolta sono necessari test diagnostici per confermare la diagnosi e valutare la presenza di complicazioni come pus o perforazione. Gli esami del sangue includono l’emocromo con la conta dei globuli bianchi e gli indici di infiammazione (ad esempio la proteina C reattiva o PCR).
È bene però ricordare che il valore di questi esami non è dirimente in quanto si alterano in maniera tardiva rispetto ai sintomi. L’ecografia è particolarmente utile nei casi in cui vi sia un dubbio diagnostico, soprattutto se evidenzia un’appendice dalle pareti ispessite e la presenza di un versamento attorno all’appendice, segni che ci permettono di confermare la diagnosi di appendicite acuta. È importante sottolineare però che l’assenza di visualizzazione dell’appendice nell’ecografia non ci permette di escludere la diagnosi di appendicite acuta.
Quali sono le cause dell’appendicite? L’appendice, nota anche come appendice vermiforme, è un piccolo tubicino che si estende dall’intestino crasso, precisamente dal cieco. Sebbene non sia ancora chiara la sua funzione biologica, si ritiene che possa svolgere un ruolo nel sistema immunitario durante i primi anni di vita, grazie alla presenza di tessuto linfatico. Tuttavia, si tratta di un organo non vitale, e la sua rimozione (appendicectomia) non ha effetti negativi sulla salute.
L’appendicite è l’infiammazione di questo tubicino, generalmente causata da un’ostruzione. La struttura dell’appendice, ricca di tessuto linfatico e con un diametro ridotto, è predisposta alla formazione di un “tappo” causato da vari fattori, come feci, muco, corpi estranei, o un eccesso di tessuto linfatico. Tra i corpi estranei ricordiamo corpi estranei ingeriti (semi o noccioli) e i coproliti (depositi di feci disidratati che creano dei piccoli agglomerati duri simili a sassolini). Tale ostruzione porta alla proliferazione di batteri normalmente presenti nell’intestino, causando un’infiammazione potenzialmente grave, che può culminare in una perforazione dell’appendice e a una peritonite, una condizione che richiede una rapida diagnosi e un intervento urgente.
Ma quanto è frequente l’appendicite nei bambini? L’appendicite acuta è una delle più comuni cause di intervento chirurgico addominale nella fascia di età tra 6 e 20 anni, colpendo circa lo 0,4% dei bambini sotto i 14 anni. È meno frequente nei paesi in via di sviluppo, probabilmente a causa di differenze genetiche e abitudini alimentari.
Ci siamo, abbiamo riconosciuto i sintomi iniziali e il medico conferma il sospetto di appendicite…e ora? Come si cura l’appendicite nei bambini? La consulenza chirurgica costituisce una fase importante nella definizione del percorso del bambino con appendicite. Il chirurgo deciderà il trattamento specifico tenendo conto di fattori quali l’eventuale presenza di complicanze, l’età e lo stato generale del bambino. In caso di perforazione dell’appendice, il trattamento chirurgico è sempre necessario.
In particolare, si esegue un’appendicectomia nei bambini, cioè la rimozione chirurgica dell’appendice. Il cosiddetto “raffreddamento” dell’appendice, cioè il solo trattamento medico tramite antibiotici, è da riservare solo a casi specifici dopo attenta valutazione, si rischiano infatti ricadute dell’appendicite stessa, spesso in forma anche più grave. L’operazione dell’appendice nei bambini può eseguirsi per due vie: quella tradizionale o laparoscopica.
In entrambi i casi il bambino viene addormentato con un’anestesia generale e l’appendice viene individuata e rimossa. L’intervento tradizionale comporta l’esecuzione di una incisione sull’addome, la via laparoscopica invece comporta una piccola incisione sull’addome attraverso la quale una micro telecamera e gli strumenti chirurgici vengono inseriti nell’addome del bambino per rimuovere l’appendice.
Subito dopo l’intervento il bambino non potrà bere o mangiare e verrà idratato per via endovenosa, a volte somministrata insieme a una terapia antibiotica per proteggerlo da eventuali infezioni nei primi giorni dopo l’intervento. Successivamente il bambino ricomincerà a mangiare e una volta tolti eventuali drenaggi e ripresa l’alimentazione, potrà essere dimesso. Generalmente la degenza dura un periodo variabile dai 2 ai 5 giorni. In caso di complicazioni come la peritonite la degenza ospedaliera potrebbe protrarsi per qualche giorno in più, in media tra i 7 e i 10 giorni.
Una volta tornati a casa, nonostante la rimozione dell’appendice non comporti effetti negativi sulla salute, è importante seguire alcune indicazioni per garantire una corretta guarigione. È necessario evitare di bagnare la ferita fino alla completa chiusura. Potrebbe essere prescritta una terapia antibiotica e dovrà essere seguita una dieta graduale. Il ritorno a scuola e alle attività normali potrà avvenire in base alla ripresa delle condizioni generali del bambino e alla valutazione del medico. Si consiglia di attendere circa un mese per riprendere attività sportive più intense.
In conclusione, intercettare precocemente i segnali dell’appendicite può fare la differenza nella vita di un bambino. Essere informati e pronti a riconoscere i sintomi consentirà di intervenire tempestivamente per attuare la terapia idonea.
Come si distingue il dolore dell’appendicite da altri mal di pancia?
Il mal di pancia nei bambini è molto comune e spesso ha cause benigne, come infezioni intestinali o disturbi digestivi. Nell’appendicite il dolore tende però a diventare progressivamente più intenso e localizzato, spesso nella parte inferiore destra dell’addome. Può essere accompagnato da febbre, nausea, vomito o perdita di appetito. Il bambino può avere difficoltà a camminare o a saltare per il dolore. Poiché i sintomi possono cambiare nel tempo e non sempre sono tipici, quando il dolore addominale è intenso o peggiora è importante far valutare il bambino dal pediatra.
Come viene fatta la diagnosi di appendicite nei bambini?
La diagnosi si basa prima di tutto sulla visita medica e sulla valutazione dei sintomi. Il medico osserva il comportamento del bambino, palpa l’addome per individuare eventuali punti dolorosi e raccoglie informazioni sull’evoluzione del dolore. In molti casi vengono eseguiti anche esami del sangue per cercare segni di infiammazione e un’ecografia dell’addome, che può aiutare a visualizzare l’appendice. Non sempre un singolo esame è sufficiente: a volte è necessario osservare il bambino per alcune ore per capire come evolvono i sintomi.
Come si cura l’appendicite nei bambini?
Il trattamento più comune dell’appendicite è l’intervento chirurgico di rimozione dell’appendice, chiamato appendicectomia. L’operazione viene spesso eseguita con tecniche mini-invasive (laparoscopia), che prevedono piccole incisioni sull’addome. In alcuni casi selezionati, soprattutto nelle fasi iniziali e non complicate, i medici possono valutare anche un trattamento con antibiotici, ma la scelta dipende dalle condizioni del bambino e dalla valutazione dei chirurghi. Il percorso terapeutico viene quindi deciso caso per caso dall’équipe medica.
Quanto tempo serve per recuperare dopo l’operazione?
Il recupero dopo un’appendicectomia nei bambini è generalmente rapido. Dopo l’intervento il bambino rimane in ospedale per alcuni giorni per controllare il dolore, la ripresa dell’alimentazione e l’assenza di complicazioni. Una volta tornato a casa, può essere necessario un breve periodo di riposo prima di riprendere completamente le attività quotidiane e la scuola. I tempi di recupero possono variare a seconda dell’età del bambino, del tipo di intervento e dell’eventuale presenza di complicazioni, per cui le indicazioni specifiche vengono fornite dai medici che lo seguono.

Pediatra, nel 2024 ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Immunologia, Medicina Molecolare e Biotecnologie Applicate presso l’Università di Roma Tor Vergata. Attualmente lavora come Clinical Research Fellow presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dove svolge attività clinica presso il Dipartimento di Oncoematologia, Terapia Cellulare, Terapie Geniche e Trapianto Emopoietico e attività di ricerca presso i laboratori dell’Unità di Terapia Cellulare e Genica delle Malattie Ematologiche.