BES: cosa sono i Bisogni Educativi Speciali

Con la sigla BES si fa riferimento a studenti che hanno bisogno di particolari attenzioni per affrontare il percorso scolastico e formativo. I Bisogni Educativi Speciali vengono suddivisi in tre categorie e possono essere permanenti o temporanei

Ylenia Carrassi , terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva
bambina con bes viene interrogata alla lavagna

Quando parliamo di BES (Bisogni Educativi Speciali) ci riferiamo agli alunni che presentano una condizione di svantaggio tale da rendere difficile l’apprendimento e per cui è necessaria un’adeguata e tempestiva risposta da parte della scuola.

Le problematiche che causano uno svantaggio scolastico sono molteplici e possono essere dovute a situazioni differenti, per questo motivo si distinguono, come vedremo più avanti, diverse categorie di BES.
Se parlassimo con un genitore o un insegnante di un alunno con BES, ci verrebbero infatti raccontate situazioni molto diverse tra loro. Ad esempio, potremmo sentirci dire che:

  • «Chiara è una bimba intelligente, ma quando legge, le lettere le appaiono come piccole formichine che si muovono qua e là».
  • «Marcello ha una forma di autismo e in alcuni momenti è destabilizzato dall’ambiente scolastico».
  • «Khaled è da poco in Italia. In Pakistan la scuola lo appassionava, ma adesso non parla una parola di italiano e in classe sembra spaesato».
  • «Sara ha subito un delicato intervento e le serviranno alcuni mesi per riprendersi e poter tornare a frequentare la scuola».
  • «Edoardo ha un’intelligenza sopra la media. In classe si annoia perché termina gli esercizi prima dei compagni e non sa come riempire il tempo».

In questo articolo approfondiamo cosa sono i Bisogni Educativi Speciali, come vengono categorizzati e quali sono le differenze con i DSA.

BES: cosa sono i Bisogni Educativi Speciali?

Cosa sono i BES esattamente? In Italia l’espressione “Bisogni Educativi Speciali” nasce formalmente nel 2012, in seguito all’emanazione della relativa Circolare Ministeriale. 

Se volessimo dare una definizione di BES, ci riferiamo a una condizione, continuativa o transitoria, che ostacola l’apprendimento dell’alunno e che rende necessaria un’adeguata attenzione da parte dell’ambiente scolastico affinché egli possa riuscire nel proprio percorso di studi. Ciò implica il presupposto che ogni alunno sia un attivo protagonista del proprio processo di apprendimento e che la scuola debba tener conto delle sue caratteristiche al fine di garantire una didattica adeguata alle sue capacità.

Come già accennato, i BES si dividono in categorie, tre per l’esattezza, che rispecchiano la molteplicità di condizioni che possono dare origine a un bisogno educativo speciale:

  1. Disabilità
  2. Disturbi Specifici di Apprendimento e/o Disturbi Evolutivi Specifici
  3. Svantaggio socioeconomico, linguistico o culturale

Quali sono i Bisogni Educativi Speciali?

Vediamo ora nel dettaglio cosa comprendono le singole voci delle categorie di BES sopra elencate.

Disabilità motorie e disabilità cognitive

Queste condizioni sono certificate dal Servizio Sanitario Nazionale e fanno riferimento alla legge 104/92. A livello didattico queste difficoltà prevedono la presenza dell’insegnante di sostegno e di un Piano Educativo Individualizzato (PEI).

Disturbi Specifici di Apprendimento e/o Disturbi Evolutivi Specifici

Disturbi Specifici di Apprendimento (dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia), ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), Autismo, Funzionamento Intellettivo Limite. Si tratta di situazioni patologiche che esordiscono nell’età dello sviluppo e che vengono diagnosticate dal Servizio Sanitario Nazionale o da specialisti privati.
La scuola che riceve la diagnosi è tenuta a redigere per ogni studente un Piano Didattico Personalizzato (PDP) e non è prevista la figura dell’insegnante di sostegno.

Svantaggio socioeconomico, linguistico o culturale

Questa categoria comprende disturbi legati a fattori socio-economici, linguistici e culturali come la non conoscenza della lingua e della cultura italiana, alcune difficoltà di tipo comportamentale e relazionale, problematiche personali o familiari tali da compromettere il normale percorso scolastico. 

Rientrano in questa categoria tutte le situazioni in cui c’è una difficoltà che non implica una diagnosi o in cui è presente un disturbo o una condizione patologica che non è ancora stata diagnosticata.

Ritroviamo qui anche i bambini “plusdotati” o con un alto potenziale cognitivo. Si tratta di alunni che dimostrano capacità di apprendimento e curiosità molto sviluppate e che necessitano di un percorso didattico personalizzato per essere stimolati adeguatamente e affinché il loro talento non si trasformi in comportamenti improduttivi o dannosi, che spesso generano situazioni di disagio o emarginazione.

Per gli alunni con BES che rientrano in questa categoria, le difficoltà possono essere messe in luce dalla scuola, che osserva lo studente ed esprime le sue considerazioni, o possono essere segnalate dai servizi sociali. Non è previsto l’insegnante di sostegno e la scuola può redigere un Piano Didattico Personalizzato.

Va sottolineato che quando parliamo di “bambini BES” non si sta emettendo una diagnosi e che i Bisogni Educativi Speciali non rappresentano di per sé un’etichetta diagnostica.

Differenza tra BES e DSA

La sigla DSA indica, come detto, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, tra i quali rientrano la dislessia (disturbo nella lettura o comprensione del testo), la disortografia (disturbo nell’acquisizione e nell’uso delle regole ortografiche), la disgrafia (disturbo nell’esecuzione del gesto grafico) e la discalculia (disturbo nelle abilità matematiche).

Talvolta si pensa che BES e DSA siano la stessa cosa, ma questo non è corretto poiché all’interno dei BES rientrano anche altre categorie. Possiamo semplificare la differenza tra BES e DSA dicendo che tutti i bambini con DSA sono anche bambini con BES, ma non tutti i bambini con BES presentano un DSA, poiché, come abbiamo visto, un bisogno educativo speciale può generarsi da condizioni differenti.

Un’ulteriore differenza tra DSA e BES riguarda le normative che li introducono e disciplinano all’interno del contesto scolastico, così come la necessità o meno di diagnosi: un DSA ha bisogno di una diagnosi che ne certifichi l’esistenza, al contrario di un BES.

Inoltre, nel caso di un alunno con DSA la scuola è obbligata a redigere il Piano Didattico Personalizzato, mentre nel caso di un alunno con BES è a discrezione delle insegnanti la decisione di formalizzare l’adozione di una didattica personalizzata.

La normativa prevede, inoltre, che nel caso di alunni con BES la validità del PDP sia circoscritta all’anno scolastico di riferimento, mentre nel caso di alunno con DSA la durata del PDP è pluriennale.

Normative BES

La possibilità di personalizzare l’insegnamento per gli alunni con BES viene introdotta nel 2012, in seguito a una direttiva ministeriale. Prima di allora era prevista una personalizzazione dell’apprendimento solo per gli alunni con disabilità accertata (legge 104/92) e per gli alunni con DSA (legge 170/2010). Tutti gli altri bambini e ragazzi che necessitavano di specifici accorgimenti per poter apprendere secondo le proprie caratteristiche individuali e potenzialità rimanevano esclusi dalle normative.

La normativa BES prevede che gli alunni con Bisogni Educativi Speciali non tutelati dalle altre leggi (cioè quelli senza disabilità e senza DSA) possano comunque godere delle misure compensative e dispensative previste per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Nel concreto, non essendo necessaria una diagnosi per l’individuazione di un BES, sarà la scuola a valutare se le difficoltà mostrate dall’alunno vanno oltre le ordinarie difficoltà che uno studente può incontrare nel suo percorso scolastico e, in tal caso, a decidere se è opportuno adottare nei suoi confronti una didattica personalizzata e procedere con la stesura di un PDP.

Un apprendimento personalizzato prevede obiettivi diversi di conoscenza per ciascuno studente, per permettere a ogni alunno di sviluppare le proprie potenzialità e promuovere il proprio successo formativo. Quando un insegnante applica una didattica individualizzata, vuol dire che pone attenzione alle differenze individuali e usa una metodologia adatta alle caratteristiche di ogni singolo studente per fare in modo che tutti gli alunni della classe raggiungano un obiettivo comune.

Grazie all’introduzione del PDP, l’alunno con BES è messo nelle condizioni di apprendere al meglio delle proprie caratteristiche e può godere di un apprendimento personalizzato, che prevede cioè l’introduzione di misure dispensative o compensative.

Una misura compensativa ha l’obiettivo di sostituire, sopperire o compensare le funzioni deficitarie e bypassare l’ostacolo generato dalla situazione di difficoltà. Per esempio l’uso di un sintetizzatore vocale per chi fatica nella lettura o di una calcolatrice per chi non riesce a fare i calcoli.

Una misura dispensativa, invece, permette all’alunno con BES di essere dispensato/esonerato dalle attività che sono per lui più difficili e che non risultano direttamente connesse al raggiungimento dell’obiettivo. Per esempio non dover scrivere a mano o non dover imparare a memoria.

BES, scuola e inclusione

L’introduzione del concetto di BES è rivoluzionaria, perché mette al centro l’unicità dello studente e sottolinea l’importanza del contesto scolastico nel creare le condizioni facilitanti per l’apprendimento.

L’attenzione crescente ai Bisogni Educativi Speciali e l’introduzione della normativa sui BES va considerata il fiore all’occhiello della didattica italiana. È il segno che la scuola è desiderosa di creare un ambiente di apprendimento sempre più inclusivo, è più attenta all’unicità degli studenti ed è intenzionata a focalizzare l’attenzione sulle risorse proprie degli alunni piuttosto che sui loro deficit.

Tutto ciò costituisce sicuramente per gli insegnanti una grande responsabilità e una grande sfida, ma allo stesso tempo è anche un importante traguardo che restituisce loro l’autonomia di valutare il percorso didattico da attuare nell’interesse dei propri alunni in condizioni di difficoltà. Per ogni alunno è invece indubbiamente una tutela, perché fornisce la garanzia di essere adeguatamente supportati nel momento in cui si ha o si avrà un bisogno educativo speciale. 

Bibliografia
  • Raffaele Ciambrone e Giuseppe Fusacchia, Bes: come e cosa fare, GiuntiScuola, Firenze, 2014.
  • Dario Ianes e Sofia Cramerotti Alunni con Bes – Bisogni Educativi Speciali, Erickson, Trento, 2013.
  • MIUR, Altri Bisogni Educativi Speciali (BES), «miur.gov.it».

 

Articolo pubblicato il 15/12/2021 e aggiornato il 05/04/2022
Immagine in apertura skynesher / iStock

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