Piano Didattico Personalizzato: quando si applica?

Viene stilato per gli alunni per cui sono state rilevate esigenze didattiche particolari, ma non riconducibili alla disabilità. Per gli studenti con BES è il consiglio di classe a decidere se è opportuno redigere il PDP, mentre nel caso di bambini e ragazzi con DSA si tratta di un documento obbligatorio

Marcella Peroni , psicologa e psicoterapeuta
Francesca Ciceri , psicologa
bambino studia seguendo il piano didattico personalizzato

A volte, la scelta degli insegnanti di adottare misure diverse a seconda del singolo alunno può lasciare perplessi i genitori, i quali si aspettano forse che sia più giusto dare a tutti i bambini e i ragazzi gli stessi strumenti. Ma è davvero così che si ottiene una valutazione equa? 

A scuola, gli insegnanti non hanno allievi “tutti uguali”, con gli stessi ritmi di apprendimento o le stesse caratteristiche neuropsicologiche. La scelta di usare misure diverse è quindi necessaria proprio per garantire a tutti lo stesso diritto allo studio e il successo formativo. Con questo spirito, in alcune situazioni viene stilato un vero piano d’azione chiamato Piano Didattico Personalizzato (PDP). In altri casi, invece, il documento di programmazione è il Piano Educativo Individualizzato (PEI). 

In questo articolo approfondiremo cos’è un Piano Didattico Personalizzato, come si scrive e qual è la differenza tra PEI e PDP.

Piano didattico personalizzato: cos’è

Il PDP a scuola si rende necessario quando le caratteristiche degli allievi sono tali da richiedere un percorso diverso. Si tratta di un documento che contiene sia la rilevazione delle caratteristiche dell’alunno (punti di forza e di debolezza, tipologia del disturbo), sia le modalità che si intendono adottare.

Nel PDP sono esplicitati i dati relativi all’alunno, la descrizione del funzionamento

delle abilità strumentali e del processo di apprendimento e, per ogni materia, le modalità con cui l’insegnante intende procedere al fine di raggiungere gli obiettivi della propria materia, segnalando nel dettaglio:

  • strategie e metodologie didattiche;
  • strumenti compensativi;
  • misure dispensative;
  • modalità di verifica;
  • criteri di valutazione.

Il PDP a scuola può essere previsto nella maggior parte dei BES (Bisogni Educativi Speciali), di cui parliamo in modo approfondito all’interno di questo articolo.

Differenza tra PEI e PDP

Dalla tabella in fondo al paragrafo si evince facilmente che il PDP viene stilato per gli alunni per cui sono state rilevate esigenze didattiche particolari, ma non riconducibili alla disabilità. In questo ultimo caso, il documento di programmazione viene invece chiamato Piano Educativo Individualizzato (PEI). La differenza tra PEI e PDP sta nei contenuti e nella modalità di definizione.

Obiettivo del PEI è la progettazione individualizzata per gli studenti con disabilità, al fine di garantire l’inclusione scolastica. Il PEI viene stilato dagli insegnanti all’inizio di ogni anno accademico raccordandosi con la famiglia e con i referenti sanitari che hanno redatto la diagnosi funzionale dello studente con disabilità.

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(tratta da Marcella Peroni, Pierluigi Cafaro, Sonia Lipparini, Francesca Ciceri, Dalla diagnosi alla pratica didattica. La Vita Scolastica, n°1. Giunti Scuola, Firenze, 2018.)

Come si scrive un PDP

Vediamo di seguito le indicazioni necessarie per la stesura di un PDP a scuola.

PDP per BES e PDP per DSA

Per gli allievi con BES, che non rientrano nelle tutele riferite alla legge 104/1992 e alla legge 170/2010, è il consiglio di classe a decidere se è opportuno redigere il PDP. Per gli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), il PDP è un documento invece obbligatorio. Nelle Linee Guida allegate al Decreto Ministeriale del 2011, infatti, si parla di un documento in cui «Le attività di recupero individualizzato, le modalità didattiche personalizzate, nonché gli strumenti compensativi e le misure dispensative dovranno essere dalle istituzioni scolastiche esplicitate e formalizzate, al fine di assicurare uno strumento utile alla continuità didattica e alla condivisione con la famiglia delle iniziative intraprese».

La redazione del PDP per studenti con DSA è quindi un obbligo e deve contenere almeno le seguenti voci:

  • dati anagrafici dell’alunno;
  • tipologia di disturbo;
  • attività didattiche individualizzate;
  • attività didattiche personalizzate;
  • strumenti compensativi utilizzati;
  • misure dispensative adottate;
  • forme di verifica e valutazione personalizzate.

Chi scrive il PDP

Una volta acquisita la diagnosi, la compilazione del PDP a scuola è a cura dei singoli docenti e può essere coordinata dal referente per i DSA, figura di riferimento che si occupa anche di pianificare gli incontri famiglia-insegnanti e collabora nelle attività di formazione per i docenti.

Nella predisposizione della documentazione da parte della scuola è fondamentale il raccordo con la famiglia, che può comunicare alla scuola eventuali osservazioni su esperienze sviluppate dallo studente anche autonomamente o attraverso percorsi extrascolastici. 

D’accordo con i familiari, gli insegnanti possono interfacciarsi anche con i clinici che hanno redatto la valutazione neuropsicologica o con altri professionisti che hanno in carico lo studente; queste figure possono infatti dare un prezioso contributo nel tradurre la diagnosi, riportare osservazioni in contesti anche diversi da quello scolastico e quindi dare utili indicazioni operative da attuare a scuola. Tutto questo deve avvenire in un rispetto reciproco dei ruoli: non bisognerà andare in contraddizione con le indicazioni dei clinici, ma saranno gli insegnanti i responsabili della proposta da presentare alla famiglia e quindi della stesura del PDP.

PDP: scuola primaria e scuola secondaria

Il Ministero indica di condividere il PDP con la famiglia prima della firma di approvazione, in modo che i genitori abbiano il tempo di leggerlo e magari di spiegarlo allo studente. Occorre infatti trovare il modo di rendere l’alunno protagonista del proprio processo di apprendimento, in termini adeguati all’età: il PDP va redatto, sia nella scuola primaria sia nella scuola secondaria di primo e secondo grado, definendo, a seconda del ciclo scolastico, gli obiettivi formativi. 

Tutto questo per fare in modo che il PDP non si riduca a un semplice adempimento burocratico, ma crei piuttosto una vera condivisione di assunzione di responsabilità educativa, di dialogo tra scuola, famiglia e studente con DSA, così da favorire al meglio i processi di apprendimento e insegnamento. Una volta firmato il PDP, la famiglia ha il diritto di riceverne una copia dalla scuola.

Per scrivere un PDP per la scuola primaria o secondaria, gli insegnanti devono osservare le caratteristiche dell’allievo, tradurre in termini operativi le indicazioni contenute nelle valutazioni neuropsicologiche e confrontarsi con i genitori.

Per quanto riguarda le misure compensative e dispensative da attuare, occorre fare una distinzione tra azioni e strumenti. Per esempio, nell’area della comprensione del testo, tra le azioni proposte come misure compensative troviamo l’insegnamento esplicito di strategie di comprensione (soffermarsi su cosa fare prima, durante e dopo la lettura del testo), mentre per gli strumenti compensativi vi sono la sintesi vocale, il dizionario digitale e l’uso di materiale adattato.

PDP: un esempio

Esistono dei format di PDP messi a disposizione dal Ministero. D’altra parte, ogni scuola può predisporre il proprio modello di PDP autonomamente. Ne troveremo dunque di molto diversi: alcuni discorsivi; altri più schematici, in cui vengono riportati elenchi numerati di strumenti compensativi, misure dispensative, modalità di verifica che poi vengono riportati, attraverso i codici numerici, nelle varie materie.

Misure dispensative e strumenti compensativi

L’alunno con DSA è dispensato da alcune prestazioni non essenziali ai fini dei concetti da apprendere. Queste possono essere, a seconda della disciplina e del caso:

  • la lettura ad alta voce;
  • la scrittura sotto dettatura;
  • prendere appunti;
  • copiare dalla lavagna;
  • il rispetto della tempistica per la consegna dei compiti scritti;
  • la quantità eccessiva dei compiti a casa;
  • l’effettuazione di più prove valutative in tempi ravvicinati;
  • lo studio mnemonico di formule, tabelle, definizioni;
  • sostituzione della scrittura con linguaggio verbale e/o iconografico.

L’alunno con DSA può inoltre usufruire di strumenti compensativi che consentono di compensare le carenze funzionali determinate dal disturbo: aiutandolo nella parte automatica della consegna, permettono all’alunno di concentrarsi sui compiti cognitivi oltre che avere importanti ripercussioni sulla velocità e sulla correttezza. A seconda della disciplina e del caso, gli strumenti compensativi possono essere: 

  • formulari, sintesi, schemi, mappe concettuali delle unità di apprendimento;
  • tabella delle misure e delle formule geometriche;
  • computer con programma di videoscrittura, correttore ortografico; stampante e scanner;
  • calcolatrice o computer con foglio di calcolo e stampante;
  • registratore e risorse audio (sintesi vocale, audiolibri, libri digitali);
  • software didattici specifici;
  • computer con sintesi vocale;
  • vocabolario multimediale.

Quando si fa il PDP a scuola?

Il PDP deve essere redatto entro massimo tre mesi dall’inizio della scuola o, se la diagnosi viene consegnata in corso d’anno, nel più breve tempo possibile (in quest’ultimo caso, per ottenere un PDP la diagnosi dovrebbe essere consegnata entro il 31 di marzo, termine che non vale se si tratta di una prima diagnosi).

Ogni anno il PDP deve essere ricompilato, perché le caratteristiche degli studenti sono in evoluzione e quindi anche gli obiettivi dovrebbero cambiare. Ovviamente fino a che non viene stilato un nuovo PDP rimane valido quello dell’anno precedente, anche nei passaggi di grado, per esempio dalla scuola primaria alla scuola secondaria. 

La redazione del PDP può richiedere anche un trimestre, un tempo che può sembrare lunghissimo, ma purtroppo spesso necessario agli insegnanti per riuscire a osservare e raccogliere informazioni preziose. Nel periodo in cui ancora non sono state messe nero su bianco le modalità di intervento che la scuola intende adottare, i docenti dovrebbero comunque attenersi alle indicazioni contenute nelle valutazioni neuropsicologiche e seguire sempre il principio del buon senso, in modo da non disorientare gli studenti con difficoltà documentate.

Una volta che il PDP è stato formalizzato, condiviso e approvato può essere comunque modificato. È possibile infatti che ad anno scolastico in corso alcune misure si rivelino inefficaci e necessitino dunque di aggiustamenti. Nelle Linee guida sui DSA si sottolinea la necessità di un monitoraggio periodico di quanto previsto nel PDP, in modo da verificarne l’attendibilità per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Il PDP è quindi un documento flessibile e modificabile.

Conclusioni

C’è una vignetta molto conosciuta in cui sono raffigurati tre bambini di altezze diverse che guardano una partita di baseball oltre uno steccato. Nel primo disegno ogni bambino è in piedi sulla sua cassa di legno, ma il bambino più basso, nonostante il supporto, non riesce comunque a guardare oltre la barriera, a differenza degli altri due. Nel secondo disegno le casse vengono invece distribuite in modo che tutti e tre possano vedere la partita: nessuna cassa al bambino più alto, che riesce anche senza supporto a guardare oltre lo steccato, una cassa al secondo bambino e due casse al terzo.

Esattamente come mostrato nel disegno, il PDP ha la funzione di trovare e concordare i supporti per poter mettere tutti nelle stesse condizioni ed evitare di “fare parti uguali tra disuguali”. Nel terzo disegno della nota vignetta, la barriera viene sostituita con una rete che rende ben visibile la partita, dunque ai bambini non servono più le casse. Un po’ come a suggerire che se si riesce a raggiungere questa capacità di inclusione nella scuola, forse non servirà più il PDP, che rimane comunque per ora uno strumento prezioso!

Bibliografia
  • Giacomo Stella e Luca Grandi, Come leggere la dislessia e i DSA, Giunti Scuola, Firenze, 2011.
  • AA.VV., Dalla diagnosi alla pratica didattica. La Vita Scolastica, n°1, Giunti Scuola, Firenze, 2018.
  • Michele Daloiso, Lingue straniere e dislessia evolutiva. Teoria e metodologia per una glottodidattica accessibile, UTET Università, 2012.
  • MIUR, Disturbi Specifici dell’Apprendimento, «miur.gov.it».
Articolo pubblicato il 27/12/2021 e aggiornato il 05/04/2022
Immagine in apertura eclipse_images / iStock

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