Bilinguismo: cominciare da piccoli è meglio | UPPA.it

Bilinguismo, cominciare da piccoli è meglio

Elga Albarella,
giornalista
Bilinguismo, cominciare da piccoli è meglio

Crescere un bambino bilingue è una grande opportunità, anche se ancora oggi alcuni genitori temono che parlare due lingue possa rallentare il percorso scolastico del proprio figlio. Ne abbiamo parlato con Luciano Mazzetti, presidente del Centro Internazionale Montessori di Perugia, un istituto scolastico montessoriano dove nido, materna e primaria si svolgono in modalità bilingue.

Bilinguismo: prima si inizia meglio è

“L’uomo è geneticamente predisposto all’apprendimento della lingua.” Spiega Mazzetti “A questo proposito il linguista Noam Chomsky parla di  ̀strutture innate della lingua ́, mettendo in evidenza come il parlare e il capire frasi siano per l’uomo competenze naturali. Sebbene il bilinguismo perfetto non esista, in quanto la lingua materna predomina sempre sulle altre, quanto prima si inizia a proporre al bambino un secondo registro linguistico tanto meglio si può raggiungere un bilinguismo quasi perfetto. In tenera età infatti l’apparato fonetico è malleabile in un modo che mai sarà nel resto della vita.”

Quali sono i vantaggi di parlare due lingue?

I vantaggi dell’apprendimento precoce di due o più lingue non si fermano qui. Avvicinare il bambino piccolo a suoni e strutture grammaticali anche molto diverse tra loro, gli permette un’apertura mentale che si estende anche ad altri ambiti del sapere. Parlare più lingue significa pensare in più lingue, è un po’ come poter contare su più chiavi di lettura della realtà e quindi avere a disposizione più soluzioni ad uno stesso problema.

Quanto conta l’ambiente nell’apprendimento linguistico?

Le neuroscienze hanno dimostrato che l’apprendimento di una lingua fatto attraverso mezzi multimediali come la televisione, il computer o l’ascolto di supporti in lingua straniera, ha valore molto scarso, perché l’apprendimento di una lingua non è solo ascolto; esso è fatto di gestualità, giochi di sguardi, cambiamenti del tono della voce e di tanti altri sottili messaggi paraverbali.

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“L’ ambiente riveste un ruolo di fondamentale importanza” spiega Mazzetti “prima di tutto quello familiare e subito dopo quello dove il bambino trascorre la gran parte del suo tempo: la scuola. Questo perché più le parole vengono ripetute, ascoltate ogni giorno, più esse sono interiorizzate dal bambino.”

Come aiutare nostro figlio a casa?

“La sera, magari tornati dal lavoro, riscopriamo il valore della lettura con i nostri figli” suggerisce Mazzetti “se siamo in grado sfogliamo libri e riviste in lingue diverse,  spieghiamo i concetti più difficili con un linguaggio semplice, giochiamo con l’elasticità del linguaggio e gli faremo un gran regalo.”

Conoscere una nuova cultura

In alcuni centri Montessori le lezioni si svolgono in modalità bilingue, avvalendosi della presenza fissa in classe di un insegnante madrelingua inglese che affianca quello o quelli italiani. I bambini sono perciò invitati a comprendere e a produrre messaggi in italiano o in inglese a seconda che si rivolgano all’uno o all’altro insegnante. Non solo, agli allievi viene anche insegnato quel modo di porsi cortese e formale che tanto sta a cuore agli anglosassoni e che solo un nativo del luogo può trasmettere.

Perché apprendere la lingua di un paese significa interiorizzarne anche la cultura, i modi di fare, la gestualità e naturalmente i loro modi di dire. In fin dei conti parlare una lingua straniera significa avere la capacità di entrare,  con rispetto, quasi in punta di piedi, in una nuova cultura.

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Pubblicato il 03.02.2016 e aggiornato il 22.03.2018