Parlate alle vostre bambine prima che lo faccia la pubblicità

Sonia Bozzi,
redattrice
Parlate alle vostre bambine prima che lo faccia la pubblicità

L’estetica di genere esiste da sempre, e questo si sa. Quello che forse non si sa, o meglio, non si sa in modo consapevole, è quanto questa sia invasiva nell’ambito dei prodotti dell’infanzia con conseguente, quanto ovvia, limitazione della libertà di genitori e, soprattutto, dei figli.

Non esistono soltanto i vestiti da maschi e quelli da femmina, esistono gli zaini, gli astucci, le penne, i canotti per il mare e i computer, da maschio e da femmina e guai a sbagliarsi, guai a cercare qualcosa che non rispetti la distinzione di genere, che esca dai confini.

Fin da piccole…

Ce lo insegnano da subito, una femmina si deve riconoscere per la sua capacità di piacere, di essere più appariscente e seduttiva del maschio, prima si comincia e meglio è, più ci si concentra, più si lavora, più s’impara a contare su questo e meglio sarà per tutti. E allora forza con il rosa, i lustrini e le piume! Adattarsi è la norma, basta lasciarsi travolgere dall’onda del mercato e cominciare a controllare l’aspetto del proprio corpo da piccolissimi, nulla va lasciato al caso, perché sia chiaro subito che una femmina, bambina o adulta che sia, deve piacere a qualunque costo, per la bellezza s’intende.

E loro, le bambine, ubbidienti rispondono alle aspettative, non rimestano più nella terra alla ricerca di vermi, non odorano più di animaletto, ma diventano vezzose principesse, pulite e profumate, magre e alla moda, studiano e imparano presto i gesti della seduzione. Tutto con il nostro consenso e la nostra complicità.

Quale bellezza

Qualche anno fa la Dove propose uno spot molto efficace che vogliamo riproporvi come spunto di riflessione.

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Il video si apre sul volto di una bambina. La telecamera si sofferma, insiste qualche secondo su quel volto che fissa lo spettatore, bello come soltanto il volto di un bambino può essere. Poi improvvisamente si sposta e, mentre il ritmo della musica diventa incalzante, si susseguono velocemente le immagini che conosciamo bene, quelle di donne che ostentano il proprio corpo, la propria giovinezza, magrezza e perfezione, che ballano seminude, che vendono prodotti per dimagrire e per ridurre la cellulite, che si pesano sulla bilancia, che si procurano il vomito, che si sottopongono a operazioni di lifting, che si rifanno il seno, che si lasciano tagliare, tirare e cucire la faccia nell’illusione di controllare il proprio corpo fino all’impossibile.

La carrellata fa l’effetto di un’indigestione e la reazione più immediata è un senso di nausea. Poi la telecamera torna a inquadrare la bambina con i capelli al vento e le lentiggini. La bellezza è un’altra cosa.

Pubblicato il 05.09.2016 e aggiornato il 20.03.2018