«Cosa fa il pedagogista?». Quando e perché rivolgersi a questa figura professionale

Dalla paideia antica alla legge del 2024, la figura del pedagogista emerge come specialista dei processi educativi lungo tutto l’arco della vita. Una figura professionale che lavora su relazioni, contesti e sistemi per costruire progetti di vita significativi, sostenendo persone, famiglie e comunità

Silvia Cristina Negri , pedagogista e presidente dell'Associazione Professioni Pedagogiche
Antonio Di Lisi , pedagogista e vicepresidente dell'Associazione Professioni Pedagogiche
Pedagogista in classe

Quando nasce l’educazione? Difficile dirlo, probabilmente con l’apparizione dell’essere umano sulla terra, quando i primi genitori dovettero occuparsi di curare la crescita della prole. Altra cosa, invece, è la nascita del pedagogo-pedagogista e della pedagogia, ossia la scienza che studia e riflette sui processi educativi e formativi.

Di fatto, la figura del pedagogo nasce intorno al V-IV sec. a.C., grazie alla nascita delle prime scuole delle élite egiziane e greche, e assumeva un ruolo – come dice Franco Cambi – di «accompagnatore del bambino, che lo controlla e lo sprona”, ma è anche «figura di educatore, spiritualizzata e drammaticamente attiva nella vita del soggetto, riconoscendogli qualità e obiettivi che vanno al di là di quelle tipiche del maestro-insegnante». Ed è proprio in quel contesto che nacque la paideia, intesa come formazione globale, olistica dell’essere umano, che rappresenta un momento storico importante per la storia della Pedagogia. Nel frattempo – si fa per dire – sono passati più di duemila anni e il pedagogo diventa pedagogista, ossia professionista e specialista dei processi educativi.

A tal proposito è bene precisare che, sebbene nel linguaggio comune si utilizzi spesso la forma al maschile, si tratta di una professione che storicamente e ancora oggi viene svolta in larga parte da donne.

Chi è il pedagogista?

Se provassimo a fermare dei passanti per strada per chiedere loro di nominare un/a grande pedagogista, probabilmente riceveremmo in cambio sguardi smarriti o risposte incerte. È un paradosso curioso: la pedagogia modella silenziosamente le nostre vite, eppure chi la esercita sembra muoversi in un cono d’ombra, lontano dai riflettori.

La percezione cambia drasticamente se, invece del titolo professionale, citiamo i nomi che hanno scritto la storia dell’educazione: Maria Montessori, le sorelle Agazzi, Danilo Dolci, Don Lorenzo Milani, Alberto Manzi, Mario Lodi. Eppure, sebbene questi nomi siano impressi nell’immaginario collettivo e i loro metodi studiati in tutto il mondo, raramente il grande pubblico li associa immediatamente alla figura del pedagogista. 

Si è dovuto attendere il 2024 per vedere finalmente scritto, nero su bianco in una legge dello Stato, un perimetro professionale netto per questa figura. La Legge 15 aprile 2024, n. 55, all’articolo 1, definisce il pedagogista come: «specialista dei processi educativi che, operando con autonomia scientifica e responsabilità deontologica, esercita funzioni di coordinamento, consulenza e supervisione pedagogica».

Ma cosa fa un pedagogista nel concreto? Le sue competenze non riguardano solo il bambino o la scuola, ma intercettano un ampio ventaglio di bisogni che coinvolgono «la persona, la coppia, la famiglia e la comunità in generale».  È colui/colei che progetta interventi e percorsi di accompagnamento insieme alle persone, leggendo le difficoltà all’interno delle relazioni e dei contesti in cui prendono forma: la famiglia, la scuola, il lavoro, la comunità. Per questo il suo approccio viene definito “sistemico”: il cambiamento non riguarda solo il singolo individuo, ma l’insieme delle relazioni che lo circondano.

Al centro del lavoro pedagogico c’è inoltre il progetto di vita, che rappresenta una sorta di bussola dell’intervento. L’obiettivo non è limitarsi a risolvere un problema contingente o un comportamento problematico, ma aiutare la persona a costruire un percorso che abbia significato e valore. Si tratta, quindi, di un lavoro di accompagnamento educativo e di personalizzazione, che sostiene la persona nel diventare protagonista più consapevole della propria storia, a qualsiasi età.

Dove può lavorare il pedagogista? Gli ambiti di intervento

Se il pedagogista è l’esperto dei processi educativi, allora il suo lavoro accompagna la persona durante tutta la vita e in ogni ambito in cui si relaziona, comunica o produce. Ogni spazio può trasformarsi in progettazione educativa: dalla scuola al lavoro, dal tempo libero allo sport, fino alla politica e alle imprese. È proprio in questa complessità che il/la pedagogista mette in campo l’intervento sistemico: non agisce sulla persona isolata, ma sulla rete di relazioni che la circonda per costruire un progetto di vita solido e consapevole. E agisce anche sui sistemi, sui gruppi, sui processi. Per questo motivo, ad esempio, esiste la Pedagogia del Lavoro, ambito affine ma non sovrapponibile alla Psicologia del Lavoro, al Counseling o al Coaching.

Dal punto di vista normativo, la legge specifica ambiti di intervento chiari: educativo, sociale, scolastico, formativo, penitenziario e socio-sanitario (quest’ultimo limitatamente agli aspetti socio-educativi), oltre ad attività di orientamento e consulenza che, concretamente e pragmaticamente, si traducono in una presenza presso «pubbliche amministrazioni e nei servizi pubblici e privati», oltre che ovviamente come libera professione.

Quando e perché rivolgersi al pedagogista? 

Si possono rivolgere al pedagogista soggetti diversi per scopi diversi:

  • Persone che rivestono ruoli educativi. Genitori, educatori, insegnanti, allenatori sportivi, eccetera, possono rivolgersi al pedagogista per affrontare difficoltà legate alle relazioni, alla crescita o alla gestione dei gruppi. Domande come «Perché mia figlia fatica a farsi degli amici a scuola?» oppure «Come posso gestire il tifo scorretto dei genitori durante le partite della squadra che alleno?» trovano spazio all’interno della consulenza pedagogica. Il lavoro del pedagogista consiste anzitutto nell’aiutare la persona ad allargare lo sguardo sul contesto in cui il problema emerge, per comprenderlo meglio e considerare i diversi punti di vista coinvolti (come vive quella difficoltà la bambina? Cosa osservano gli insegnanti?). Questo permette spesso di superare letture rigide o semplificate dei problemi (come l’idea che “i genitori di oggi siano tutti maleducati e rissosi”) che finiscono per chiudere, invece che ampliare, le possibilità di intervento educativo. Già questo lavoro di rilettura consente spesso di cogliere aspetti prima trascurati e di modificare il modo stesso in cui il problema viene percepito. L’obiettivo della consulenza pedagogica non è offrire soluzioni preconfezionate, ma aiutare la persona a riconoscere le proprie risorse e quelle presenti nel contesto di vita, così da poter agire in modo più consapevole. In questa prospettiva, “aiutare ad aiutarsi” rappresenta uno dei principi centrali dell’intervento pedagogico.
  • Altri professionisti (avvocati/e, pediatri/e, psicologi/ghe, eccetera). La collaborazione con altri professionisti è ancora poco diffusa, ma è fondamentale per affrontare situazioni complesse. Il/la pedagogista può coordinare il lavoro tra le diverse figure coinvolte (famiglia, scuola, servizi), aiutando a tenere insieme punti di vista e interventi diversi. Può avere un ruolo chiave, ad esempio, nel rientro alla scuola dell’infanzia dopo un’ospedalizzazione, transizione che richiede un lavoro di connessione e coordinamento fra sistemi diversi (genitori, personale sanitario dell’ospedale e personale che prende in carico il bambino una volta dimesso, dirigenza scolastica/coordinatore o coordinatrice del servizio, insegnanti, altre figure di cura familiare come la baby sitter), con la necessità di gestire una quantità di relazioni e di mediazioni molto complesse e spesso critiche, proprio per le diverse ottiche professionali e i diversi vissuti e punti di vista in gioco. Il/la pedagogista, per la sua funzione di cura e presidio della quotidianità e di connettore fra soggetti e sistemi, è la figura più adeguata per assumere il ruolo di case manager e di coordinatore/coordinatrice di interventi come questi, in un lavoro d’équipe “a geometria variabile”, cioè in cui si riconosce, a seconda del caso e del momento, quale competenza professionale è più necessaria, ma con una salda regia dell’intero processo da parte del/della professionista dell’educazione.  
  • Gestori di servizi socio-educativi, socio assistenziali e sanitari, aziende. In alcuni servizi, come quelli per l’infanzia, la figura del pedagogista è presente da molto tempo, soprattutto nel ruolo di coordinamento di équipe educative e dei servizi stessi. In altri contesti è molto meno conosciuta e nei servizi pubblici il suo ruolo negli anni è stato purtroppo sempre meno previsto negli organici. In questo ambito di lavoro, ci si può rivolgere al pedagogista per ricoprire diversi ruoli ed esercitare molteplici funzioni di tipo manageriale, come il coordinamento di gruppi, servizi, aree; la progettazione e l’erogazione della formazione e della supervisione per il personale; la gestione delle risorse umane. Il/la pedagogista può esercitare anche nel settore aziendale, sia nei ruoli manageriali di cui sopra, ma anche nella consulenza su progetti specifici oppure nell’inserimento lavorativo di persone con disabilità.

Il pedagogista nel lavoro con le famiglie

La consulenza pedagogica ai genitori è uno degli ambiti privilegiati del lavoro pedagogico. Questo servizio può essere svolto tramite consulenze individuali oppure tramite lavoro con gruppi. Ad esempio, nei servizi per l’infanzia il sostegno allo sviluppo delle competenze genitoriali viene offerto attraverso il personale interno (tipicamente la coordinatrice pedagogica) oppure coinvolgendo esperti esterne. In queste situazioni il/la pedagogista ha la possibilità di incontrare un certo numero di caregiver (genitori, nonni, baby sitter…) e di fare leva sulle loro risorse, mettendo a fuoco il tema e descrivendo le situazioni critiche (ad esempio il sonno, l’alimentazione, oppure il tema urgente dell’educazione al digitale), facendo emergere e accogliendo le emozioni, promuovendo il confronto fra punti di vista diversi, evidenziando gli aspetti comuni, validando le strategie educative già messe in atto o rivedendole alla luce dello scambio fra pari e del proprio apporto qualificato.

Durante questa tipologia di incontro il professionista può anche utilizzare filmati, immagini, letture, esempi e narrazione di casi, come attivatori della discussione, per suscitare commenti, domande e pensieri da rilanciare al gruppo, per alimentare l’elaborazione collettiva e rinforzare le competenze genitoriali. In questo modo gli adulti vengono accompagnati a osservare le situazioni problematiche da una “giusta distanza”, a prendere consapevolezza del proprio ruolo nella relazione con i figli e le figlie e a prendere in considerazione dei cambiamenti nel modo di stare in quella relazione, cambiamenti che siano il più possibile il frutto dell’elaborazione personale, realisticamente attuabili e sentiti come vicini e compatibili con il proprio modo di essere.

Nelle consulenze individuali, il/la pedagogista può svolgere un lavoro simile a quello già descritto, ma con un approccio più personalizzato. Quando necessario, può anche assumere un ruolo di mediazione tra genitori e servizi educativi o scuola, soprattutto nei casi in cui emergano difficoltà comunicative o conflitti legati a visioni educative differenti.

Questa funzione diventa spesso ancora più importante nel passaggio dai servizi per l’infanzia alla scuola, quando le occasioni di incontro tra insegnanti e genitori tendono a ridursi e il confronto reciproco diventa più frammentato e potenzialmente critico.

In queste situazioni, il/la pedagogista lavora per approfondire la relazione tra le diverse figure educative coinvolte, ascoltare i punti di vista di tutti e favorire il recupero della comunicazione e della fiducia reciproca.

In un momento storico in cui la relazione tra scuola e famiglie è spesso attraversata da tensioni e criticità (che sfociano talvolta in casi di cronaca) sarebbe importante che le scuole potessero contare in modo stabile sulla figura del pedagogista. Non come intervento occasionale, ma con un ruolo di sistema, per facilitare le relazioni tra i diversi adulti e le agenzie educative coinvolte, contribuendo alla costruzione di una reale comunità educante.

All’interno di una rete che dovrebbe comprendere anche i servizi socio-educativi e socio-sanitari del territorio, il/la pedagogista può svolgere un’importante funzione di promozione del benessere e di prevenzione. Ad esempio, può aiutare a riconoscere segnali che suggeriscono la necessità di ampliare la rete dei supporti, coinvolgendo altre figure professionali, senza però perdere il presidio educativo e l’accompagnamento della famiglia nella quotidianità.

Anche quando lavora con una singola famiglia nel proprio studio professionale, il compito specifico del pedagogista è ampliare lo sguardo sui contesti di vita, per leggere le relazioni tra genitori, figli e figlie dentro l’intreccio delle esperienze quotidiane e dei fattori ambientali che possono ostacolare o favorire il benessere familiare.

Ad esempio, può aiutare a riflettere sul ruolo che la scuola e l’apprendimento hanno nella relazione tra una figlia e i suoi genitori, le cui idee sull’educazione e sullo studio non sempre coincidono. In questo lavoro è importante individuare non solo le criticità, ma anche le risorse presenti dentro e fuori casa: uno spazio compiti nel quartiere, un insegnante con cui esiste un rapporto di fiducia, un compagno che possa svolgere in alcune occasioni un ruolo di tutor tra pari.

All’interno di questa rete, il/la pedagogista può accompagnare anche bambini e ragazzi in percorsi dedicati al metodo di studio e all’apprendimento, in particolare in presenza di Bisogni Educativi Speciali. Il lavoro parte dall’osservazione del contesto scolastico e delle strategie che il bambino utilizza già per imparare. L’obiettivo non è solo individuare le difficoltà, ma anche valorizzare ciò che già funziona: un aspetto che spesso sorprende positivamente le famiglie, abituate a concentrarsi soprattutto sui problemi. A partire da queste risorse, il/la pedagogista aiuta il bambino a sperimentare strategie più efficaci, costruendo un percorso coerente con le sue modalità di apprendimento e mantenendo un dialogo costante con la famiglia e con gli insegnanti.

Il/la pedagogista accompagna i genitori nella costruzione di queste “mappe” e, quando utile, anche nell’attivazione concreta dei percorsi: attraverso colloqui, accompagnamenti ai servizi o momenti di confronto con gli operatori coinvolti. Il lavoro prosegue poi monitorando insieme alla famiglia l’andamento del progetto condiviso, con il bambino o la ragazza riconosciuti come partecipanti attivi del percorso.

Un altro aspetto centrale, legato alla specificità dell’intervento pedagogico, è proprio il coinvolgimento dei figli nella consulenza. A volte questo avviene in modo indiretto, invitando i genitori a portare nel dialogo — anche quando sono molto piccoli — il loro punto di vista e il loro modo di vivere relazioni ed esperienze.

Quando possibile, però, è importante incontrarli direttamente, per favorire autonomia e autodeterminazione attraverso una partecipazione attiva ai percorsi che li riguardano. Un passaggio che diventa ancora più prezioso nelle situazioni più complesse e delicate.

Il/la pedagogista quindi accompagna, media, costruisce con le persone il progetto di vita di cui queste sono titolari, dentro i contesti della quotidianità per «rendere possibile, per ogni individuo, l’accesso alla vita normale, per poter crescere e svilupparsi totalmente».

Bibliografia
  • Franco Cambi; Manuale di storia della pedagogia; Bari, 2003.
  • Andrea Canevaro; L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità; Trento, 2007.
  • Luigina Mortari; Filosofia della cura; Milano, 2015.
  • Simonetta C. Negri (a cura di); La consulenza pedagogica; Roma, 2014.
  • Francesco Olivieri; Le professioni educative tra Italia ed Europa. Percorsi di pedagogia professionale; Manocalzati (AV), 2020.
  • Stefano Premoli; Professione pedagogista; Milano, 2025.
Articolo pubblicato il 25/06/2026 e aggiornato il 25/06/2026
Immagine in apertura FatCamera / iStock

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