L’arte come sport per allenare la mente e l’intelligenza delle mani | UPPA.it

L’arte come sport per allenare la mente e l’intelligenza delle mani

Un progetto per promuovere la crescita culturale dei bambini e stimolare creatività, fantasia e capacità logiche attraverso il fare concreto

03.05.2017
- Serena Trusso,
responsabile progetto Creallenamente
L’arte come sport per allenare la mente e l’intelligenza delle mani

Stimolare la mente e la creatività è uno sport che tutti i bambini dovrebbero praticare, a qualsiasi età. Così come il nuoto, il calcetto e la danza aiutano i bambini a crescere in maniera sana, sviluppando le loro capacità motorie e favorendo la socializzazione, allo stesso modo è necessario avere cura dello sviluppo intellettuale e culturale dei più piccoli. I bambini, infatti, incrementano le proprie capacità intellettive a partire dall’ambiente in cui vivono, cercando una risposta ai propri bisogni e imitando gesti e comportamenti di chi sta loro intorno. E iniziano a farlo sin dalla più tenera età.

Memoria a rischio

Oggi diverse ricerche parlano di difficoltà di apprendimento e mancanza di concentrazione tra i più piccoli, spesso imputabili all’uso eccessivo dei dispositivi digitali. D’altronde, secondo i dati della SIP (Società Italiana Pediatri), da dieci anni a questa parte il numero di adolescenti connessi a Internet è aumentato in maniera esponenziale. Non solo: si è abbassata anche l’età media dei bambini che possiedono almeno uno smartphone e un profilo social, Facebook e Instagram in primis (ricerca Ipsos per Save the Children).
Intendiamoci: tablet e smartphone sono il presente e il futuro lavorativo e sociale per tutti noi, bambini compresi. Demonizzarli o vietarli in maniera tassativa sarebbe poco lungimirante e, forse, anche controproducente. Tuttavia bisognerebbe promuovere un uso consapevole del web e in generale dei dispositivi digitali.
In fondo, se ci pensiamo bene, oggi anche noi adulti facciamo fatica ad allenare la mente e a ricordare le cose. Numeri di telefono, nomi e strade che prima riuscivamo a memorizzare adesso ci sfuggono e ricordarli diventa sempre più difficile: tanto c’è lo smartphone che lo fa per noi. Il pericolo è quello di diventare dipendenti da Internet. Un pericolo già sottolineato da Umberto Eco in uno degli ultimi messaggi lanciati alle generazioni del futuro. Nella lettera, ormai famosa, Caro nipote, impara a memoria, Eco invita le nuove generazioni a imparare a memoria le poesie proprio come si faceva una volta a scuola, a sforzarsi di ricordare numeri e strade, senza usare Internet alla prima difficoltà: «È vero che se ti viene il desiderio di sapere chi fosse Carlo Magno o dove stia Kuala Lumpur non hai che da premere qualche tasto e Internet te lo dice subito. Fallo quando serve, ma dopo che lo hai fatto cerca di ricordare quanto ti è stato detto per non essere obbligato a cercarlo una seconda volta».

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Un monito che vale per tutti, certo, ma ancora di più per i bambini, che altrimenti rischiano di perdere la memoria, o meglio di perdere la capacità di memorizzare le cose, di usare la mente, la fantasia e la creatività.

Un progetto per allenare la mente

Il progetto Creallenamente nasce per invertire la rotta e riportare la mente al centro, partendo proprio dai più piccoli. L’idea è quella di utilizzare l’arte come pretesto per allenare la mente dei bambini alla creatività e abituarli a usare le mani, a sviluppare l’intelligenza pratica e il senso estetico. Non solo: l’obiettivo è quello di aiutare i bambini a contestualizzare gli eventi della storia per abituarli sin da piccoli a collegare i fatti al contesto. Colorare con Van Gogh, giocare con luci e ombre con Caravaggio, progettare con Mondrian e ripensare gli oggetti quotidiani con Duchamp, per fare un viaggio nell’arte, nella storia, ma soprattutto per comprendere il mondo che ci circonda e diventare protagonisti del digitale.

La collana d’arte da cui nasce il progetto Creallenamente è stata ideata seguendo linee guida pedagogiche ed è a cura di Marco Dallari, professore ordinario di Pedagogia generale e sociale presso l’Università di Trento, e Paola Ciarcià, docente e formatrice nel settore della pedagogia applicata all’arte e ai beni culturali. Ogni volume è strutturato in maniera dettagliata e con delle finalità ben precise. Attraverso la fase del racconto i bambini vengono da subito immersi nella vita e nel tempo dell’artista di riferimento, mentre i laboratori fanno vivere l’esperienza artistica ai bambini sviluppando l’intelligenza delle mani e il senso pratico. In particolare, ogni artista guida il bambino in un’attività pratica diversa per riscoprire il gusto del “fare”: come abbiamo visto, oggi i ragazzi sono sempre più impegnati nell’uso di tablet, smartphone e giochi virtuali, e non usano le mani neppure nei momenti di gioco. La sezione dei laboratori di ogni volume vuole invertire la tendenza e sviluppare la manualità e la capacità di ripensare gli oggetti quotidiani. In questo modo i bambini fanno esperienza dei concetti di prospettiva e di anamorfosi con Piero della Francesca, imparano a usare i colori con Van Gogh ricreando il famoso quadro I girasoli, progettano palazzi e scoprono la terza dimensione con Mondrian, ricavano degli alberi di filo studiando Giotto e ripensano gli oggetti quotidiani con Duchamp creando giocattoli nuovi. Un’esperienza dell’arte pratica che impegna e sviluppa l’intelligenza delle mani e del pensiero.


Immagine in apertura unguryanu / iStock / Getty Images Plus