La ninna nanna: una tecnica di rilassamento quasi infallibile

Da sempre presenti nelle diverse culture musicali, le ninne nanne contribuiscono a rinsaldare il legame tra madre e bambino

Luisella Rosatti,
musicista
La ninna nanna: una tecnica di rilassamento quasi infallibile

Fin dai primi giorni di vita, ho cullato i miei figli cantando loro tutto ciò che ricordavo di aver ascoltato nella prima infanzia, direttamente dalla voce della mia mamma, dalle zie o dalle nonne. Cantare una ninna nanna al proprio bambino che piange e fatica a prendere sonno è una pratica molto antica ed è tuttora presente in culture diversissime per territorio geografico, per linguaggio, tradizioni e storia.

I bimbi piccoli sono disposti a tutto pur di evitare la separazione dalla madre e per ristabilire il contatto fisico: urlano, scalciano, si aggrappano e piangono. Il pianto provoca l’empatia dell’adulto, innesca emozioni, sollecita una risposta. Per l’antropologo Dean Falk la comunicazione vocale attraverso la ninna nanna risale probabilmente a molto prima che venisse in uso il marsupio, più di un milione e mezzo di anni fa. Le madri preistoriche, infatti, quando dovevano occuparsi delle faccende quotidiane, mettevano a terra i loro neonati. Questi sicuramente avranno protestato piangendo e lamentandosi, non gradendo di essere separati, anche se momentaneamente, dalle loro mamme. È probabile che le madri «[…] abbiano iniziato a mantenere il contatto con i figli vocalmente. La voce rasserenante avrà ogni tanto sostituito il conforto dell’abbraccio, mentre la madre altrimenti occupata conciliava il sonno del bimbo, assicurandolo della sua presenza» (Dean Falk, Lingua madre. Cure materne e origini del linguaggio, Bollati Boringhieri 2011). Così da milioni di anni le madri emettono vocalizzazioni, per calmare i loro piccoli agitati e per mantenere con loro un forte legame.

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La ninna nanna

Le ninne nanne sono canzoni speciali, si riconoscono anche se cantate in una lingua non familiare. Attraverso il ritmo uniforme, la regolarità e la ripetizione delle parole, la semplicità della struttura musicale, l’andamento lento della melodia, aiutano i bambini a crearsi dei modelli e a controllare le emozioni. E se assieme al canto, una mamma addormenta i propri piccoli cullandoli, il movimento dondolante, stimolando il sistema vestibolare del bimbo, aumenta l’attenzione, contribuisce allo sviluppo dell’equilibrio, soddisfa il suo bisogno di movimento. La comunicazione, dunque, passa anche attraverso la percezione del respiro della mamma, del battito cardiaco, del calore del contatto corporeo nell’abbraccio.

I bambini sono in grado di afferrare il contenuto emozionale delle ninne nanne e le adorano

Secondo i risultati di alcuni studi, sappiamo che i piccoli preferiscono ascoltare le ninne nanne piuttosto che le canzoni per adulti, specialmente se cantate da una voce femminile.

Le madri tendono ad attirare l’attenzione del loro bambino cantando più velocemente all’inizio; poi rallentano l’esecuzione per mantenere alta quell’attenzione. I neonati partecipano attivamente, attraverso reazioni emotive come i sorrisi, i movimenti degli arti e interazioni vocali.

In passato, nella famiglia patriarcale, il canto della ninna nanna spettava alle donne della famiglia, non solamente alla mamma. In diverse culture si occupano dei neonati anche uomini e ragazzi, in particolar modo fratelli più grandi e cugini; anch’essi cantano le ninne nanne e, al pari delle mamme, sono in grado di comprendere i piccoli e adeguarsi alle loro necessità.

Tra i vari rituali dell’addormentamento dunque, la ninna nanna dovrebbe occupare un posto privilegiato. Una mamma che si appresta a cantare per il suo bambino può disporre di un ricco repertorio che appartiene alla tradizione infantile italiana e straniera. In commercio si trovano diversi libri, piacevolmente illustrati e corredati di CD. Non serve essere brave cantanti e in ogni caso la voce della mamma è sicuramente più gradita ai bimbi e da preferire, perché portatrice di emozioni vere. L’ascolto solitario di tracce audio risulta, invece, sicuramente passivo e poco stimolante.

A ogni mamma la sua ninna nanna

Da sempre le ninne nanne, come tutta la cultura musicale popolare, si sono prestate a essere cambiate, mescolate tra loro, modificate nel testo o nel profilo melodico. Ricordo qualche anno fa, lavorando con i bambini di una scuola primaria, di aver raccolto undici versioni diverse della stessa ninna nanna.

Ogni mamma può dunque inventare una ninna nanna per il suo piccolino. Oppure, può cambiarne una che conosce, adattandola con la propria fantasia al suo mondo. La cosa più semplice è modificare il testo: aggiungere personaggi, nuove rime che includano il nome del proprio bimbo, dei fratellini, del papà, dei nonni, oppure inserire frammenti musicali nuovi accanto al testo esistente.

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Nelle ninne nanne preferite dai bambini di quella scuola, ricordo che una, accanto alla tradizionale elencazione di personaggi per lo più spaventosi ai quali affidare il bimbo, inseriva una frase del tutto estranea alla tradizione e contrastante (non più lenta e cullante, ma veloce e ritmata) dal punto di vista melodico, che creava un effetto divertente: «… No, no, no, il mio bimbo non te lo do!»

Un ricordo particolare è legato alla volta in cui il pianto di mio figlio più piccolo è durato per delle ore. Dopo aver cantato tutto il repertorio che conoscevo, averlo cullato e coccolato a lungo, aver inventato rime e vocalizzazioni, non sapendo più cosa fare ho scelto una canzone che piaceva a me e ho iniziato a cantarla, avendo cura di rallentarla molto, di intonarla in una zona un po’ più acuta e di frammentarla con dei silenzi che via via rendevo sempre più lunghi. Cantare per me, anche se in una maniera un po’ insolita, ha rilassato anche il mio piccolino, che lentamente si è acquietato e si è addormentato.

Il rito delle ninne nanne a casa mia si è protratto per anni. Ogni sera, dopo aver letto qualche storia o sfogliato assieme un libro, ognuno dei miei figli prima di spegnere la luce mi diceva: «Adesso, mamma, mi canti la mia ninna nanna preferita?»

Pubblicato il 11.05.2015 e aggiornato il 17.02.2018
Immagine in apertura Particolare tratto da Song of the Angels, William-Adolphe Bouguereau