L’evoluzione del linguaggio si può misurare?

Per valutare in maniera oggettiva il progresso del linguaggio bisogna fare riferimento a strumenti specifici

Vincenzo Calia,
pediatra
Mani di bambino che tengono in mano due fumetti vuoti

I bambini comunicano, questo lo sanno tutti, anche prima di cominciare a parlare: sorridete a un lattante e lui vi sorriderà, fate un’espressione accigliata e lui si rattristerà. Il linguaggio però è molto di più: consente di trasmettere un’infinita varietà di sensazioni, concetti, idee, emozioni, indicazioni. E potremmo andare avanti all’infinito con questo elenco. È una prerogativa degli esseri umani, ma anche, di riflesso e in misura più limitata, di alcuni animali intelligenti che vivono a fianco degli uomini: un cane, per esempio, arriva a conoscere il significato di un discreto numero di parole (fino a 150), ne abbiamo parlato anche in questo articolo.

Parlare è un privilegio eccezionale riservato a noi uomini, indispensabile per integrarci in una comunità; è per questo che lo sviluppo del linguaggio dei bambini, fin dalla nascita, è oggetto di un’attenzione enorme sia da parte dei genitori, che da parte di chi si occupa di proteggere la salute dei bambini. Non è casuale che la prima volta che un bimbo dice una parola si fa festa in casa, e tutti i genitori ricordano per sempre (o almeno credono di ricordare) le tappe dello sviluppo del linguaggio dei loro figli; alcuni cercano addirittura di conservarne una traccia in un diario o in filmini e registrazioni sonore.

Misurare il problema

L’ossitocina è un ormone prodotto dall’ipofisi che ha un’importanza fondamentale nella vita dei mammiferi, non ultima la disponibilità di un trattamento adeguato; i bambini con otiti ricorrenti, nati prima del termine, con problematiche psicologiche o familiarità per ritardo del linguaggio migliorano più lentamente. Su questi ritardi, a volte solo presunti, si concentra l’attenzione che dalle famiglie si allarga agli operatori degli asili nido e ai pediatri.

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È difficile però superare il livello soggettivo della mera impressione («Mi sembra che non parli bene, siamo sicuri che mi capisca?») ed essere in grado di valutare in maniera oggettiva questo lento processo di integrazione comunicativa. Da qui il moltiplicarsi negli ultimi anni delle segnalazioni, soprattutto da parte delle scuole, di problemi veri o presunti di linguaggio fra i bambini.
Esistono fortunatamente da tempo strumenti capaci di misurare con accettabile precisione il livello di comunicazione e il linguaggio nei primi anni di vita. Una precisione che possiamo quasi paragonare a quella della bilancia con cui il pediatra valuta la crescita di tutti i bambini; con tanto di percentili utili per collocare ogni bambino in un ideale raffronto con i suoi coetanei; perché, anche per il linguaggio, vale il principio che i bambini non sono tutti uguali e ognuno ha i suoi tempi.

Uno strumento semplice da usare

Particolarmente utile e semplice da utilizzare è il questionario breve chiamato Il primo vocabolario del bambino: parole e frasi, traduzione e rielaborazione in italiano del MacArthur-Bates comunicative Development Inventories, disponibile in 49 lingue diverse. Questo strumento è stato studiato per valutare i bambini fra i 18 e i 36 mesi, un’età critica, probabilmente quella in cui insorgono la maggior parte dei dubbi e delle ansie, sia nella famiglie, sia fra gli operatori, compresi ovviamente i pediatri.
La compilazione di questo semplice questionario (un paio di facciate) necessita della collaborazione dei genitori che dovrebbero prima di tutto leggerlo insieme all’operatore che effettuerà la valutazione, poi osservare per qualche giorno con attenzione prima di compilarlo e infine, dopo non più di una settimana, compilarlo: un’operazione molto semplice che richiede non più di un quarto d’ora.
Il passo successivo è la verifica di quante delle 100 parole elencate nel questionario vengono usate dal bambino a cui si aggiunge un secondo questionario comprendente 12 frasi di ciascuna delle quali è indicata una forma più evoluta e una più elementare (per esempio: il bambino dice “bimbo piange caduto” oppure “il bimbo piange perché è caduto”). Una scheda finalizzata a indagare 7 comportamenti comunicativi e una scheda informativa generale completano il questionario che, una volta riempito, verrà valutato automaticamente fino ad assegnare al bambino esaminato un punteggio numerico che, raffrontato con l’età del bambino stesso, consente di collocarlo in una scala di raffronto con i suoi coetanei.
Il linguaggio, esattamente come il peso e la statura, è destinato a crescere nel tempo e perciò la ripetizione a distanza di mesi del questionario nello stesso bambino consente di seguire la “curva di crescita” del suo sviluppo linguistico.

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Immagine per l'autore: Vincenzo Calia

Vincenzo Calia, pediatra e giornalista, ha esercitato per quarant’anni come pediatra di famiglia nel Servizio sanitario nazionale e ha fondato nel 2001 il bimestrale per i genitori UPPA, che ha diretto per 16 anni. Attualmente è un pediatra libero professionista.

Pubblicato il 24.06.2013 e aggiornato il 12.12.2019
Immagine in apertura StockRocket / iStock / Getty Images Plus