Che cosa significa educare?

L'adulto, ci dice Maria Montessori, deve essere una guida e uno stimolo in grado di favorire e orientare la crescita del bambino, permettendo che si realizzino tutte le sue innate potenzialità

Francesca Perica, educatrice montessoriana
mamma e bambina che giocano insieme sul tappeto

Non si nasce genitori, ma lo si diventa. La nascita di un bambino coincide con quella di due nuove figure, un padre e una madre. Non più solo coppia ma genitori, essi sono chiamati a svolgere uno dei compiti più difficili: educare l’adulto di domani. Saranno loro a dover aiutare quel bambino a sbocciare, a offrirgli il terreno fertile necessario affinché possa realizzare pienamente tutte le proprie potenzialità. 

Un cambio di prospettiva 

L’educazione, ci dice Maria Montessori, è tale quando si configura come «aiuto alla vita che si svolge»: non imposizione dall’esterno, ma faro che illumina il cammino. La figura di adulto descritta dalla pedagogista è quindi ben diversa da quella tipica della tradizione educativa precedente. L’adulto autoritario e direttivo sparisce, sostituito da una figura senza dubbio autorevole, ma capace di stare “sullo sfondo”. L’educatore pensato da Maria Montessori somiglia a un regista, col compito di organizzare il “set” (l’ambiente) e osservare l’attore all’opera, offrendo solo i feedback necessari alla migliore riuscita della “performance”.

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L’adulto agisce quindi come farebbe una guida consapevole: osserva con attenta precisione il bambino che ha di fronte, ne esamina le peculiarità e i bisogni specifici di crescita, facilita i processi e media le interazioni tra questi e l’ambiente, che è il “vero” maestro. Fare tutto ciò, naturalmente, non è banale né automatico. L’adulto che intende educare, ci dice Montessori, necessita innanzitutto di un lungo e profondo lavoro su di sé. Un vero e proprio processo catartico, di purificazione e liberazione da tutta una serie di preconcetti e vecchi schemi di pensiero che impedisce di vedere la reale natura del bambino e che fa sì che spesso la nostra azione sia più un ostacolo che un effettivo aiuto alla crescita.

Maria Montessori, nel suo libro Il bambino in famiglia, riconosce che «non è facile indurre l’adulto ad un costante atteggiamento di passività nei riguardi del bambino. Ed è pure necessario che l’individuo adulto cerchi di acquistare un’intelligenza delle necessità infantili e sappia frenare il proprio orgoglio di plasmatore. È necessaria l’autoeducazione della propria vita interiore. […L’adulto deve essere in grado] di non divenire un ostacolo allo sviluppo del bambino. Fondamentale e difficile non è il sapere che cosa dobbiamo fare, ma il comprendere di quale presunzione, di quali stolti pregiudizi dobbiamo spogliarci per renderci atti all’educazione del bambino». Se dunque l’amore è la base imprescindibile di partenza, a esso l’adulto dovrà impegnarsi ad affiancare una preparazione che sia al contempo teorica, tecnica e persino “spirituale”. 

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Sapere, saper fare, saper essere 

Secondo l’approccio montessoriano, per poter educare (secondo l’accezione originaria del termine, dal latino ex-ducĕre, “trarre fuori”, “far emergere ciò che è dentro”) l’adulto deve: 

  • Sapere: una conoscenza teorica dei processi di sviluppo costituisce le fondamenta per ogni opera educativa. Per poter sostenere adeguatamente il bambino è importante che l’adulto conosca le straordinarie potenzialità della sua mente assorbente e i periodi di sensibilità che guideranno le sue acquisizioni nei primi anni, in modo da poter orientare in maniera opportuna, sulla scorta di tali consapevolezze, il proprio agire. 
  • Saper fare: oltre al sapere concettuale saranno imprescindibili alcune competenze pratiche. Su tutte, la capacità di osservare. Osservare è molto più che guardare; significa riuscire a scrutare il bambino in profondità, leggerne i comportamenti per comprendere i suoi bisogni intimi e le necessità di sviluppo. È quasi un’arte, che si apprende non attraverso la lettura di libri, bensì con un rigoroso esercizio quotidiano, ponendosi in disparte e lasciando che il “fare intelligente” del bambino si dispieghi liberamente. Osservare è imprescindibile, poiché orienta il fare, il pensare e la relazione stessa. Altrettanto importante sarà la conoscenza puntuale dei materiali da offrire al bambino, delle necessità a cui essi rispondono e della maniera in cui essi vanno presentati nel loro utilizzo corretto. Completeranno il quadro corrette tecniche di comunicazione: un linguaggio rispettoso, propositivo, autentico, possibilmente ispirato ai dettami della comunicazione non-violenta contribuisce all’instaurarsi di un clima di fiducia, empatico e fertile. 
  • Saper essere: ciò significa lavorare quotidianamente con impegno per svuotare la propria mente e liberarsi da dannose e false credenze (in primis, ci dice Montessori, dall’idea secondo cui è l’adulto a “formare” il bambino, quasi fosse cera molle nelle sue mani). La “formazione spirituale” dell’adulto chiama in causa il suo modo di vivere, la maniera di relazionarsi con gli altri e, non ultime, importanti virtù come l’umiltà e la pazienza, doti fondamentali dell’educatore. 

La fiducia nel bambino 

Dall’osservazione del bambino alla preparazione e cura dell’ambiente, dalla predisposizione dei materiali alla presentazione delle attività: il ruolo dell’adulto è sfaccettato e complesso. Alla base vi è una componente imprescindibile: la fiducia. Essa è l’ingrediente principale della relazione educativa. Fiducia nel bambino, nel fatto che egli possiede una spinta naturale ad apprendere e a crescere, così da consentirgli di liberare pienamente il suo potenziale e da permettere che si realizzi ciò che è destinato a essere: «un’opera d’arte della natura». Vi è un tempo per ogni cosa, e se sapremo attendere sarà il bambino stesso a mostrarci il “miracolo della creazione”. Se saremo in grado di accompagnarlo invece di sostituirci a lui, di ascoltarlo anziché imporgli scelte, di offrirgli risposte puntuali ai suoi bisogni piuttosto che continue stimolazioni arbitrarie, potremo davvero realizzare «l’educazione come aiuto alla vita» e dare il nostro contributo alla formazione degli adulti del domani, nella speranza che possano davvero essere costruttori di pace e fraternità.

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Bibliografia:
Articolo pubblicato il 05/05/2020 e aggiornato il 05/05/2020
Immagine in apertura fizkes / iStock

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