Intolleranza al lattosio nei bambini, ecco cosa fare

È importante distinguere l’intolleranza al lattosio dall’allergia verso le proteine del latte: un bambino con un’intolleranza al lattosio può infatti riuscire a mangiare piccole quantità di latte e derivati senza problemi, mentre in caso di allergia si possono avere reazioni anche gravi

Elisa De Filippi , biologa nutrizionista
bambina con intolleranza al lattosio beve latte di soia

«Abbiamo appena scoperto che nostra figlia ha un’intolleranza al lattosio. Come dobbiamo comportarci ora? Che tipo di dieta dovremo farle seguire?».

L’intolleranza al lattosio è una delle cause più frequenti di mal digestione del latte nei bambini. Cerchiamo di capire innanzitutto cos’è il lattosio. Si tratta di uno zucchero – presente nel latte di qualunque specie animale – che per essere correttamente assorbito dall’intestino viene suddiviso dal nostro organismo in due zuccheri semplici: glucosio e galattosio. Questo processo di divisione avviene grazie a un enzima che si chiama lattasi

Nei bambini intolleranti al latte questo enzima non è presente in quantità sufficiente sulla superficie dell’intestino. Il lattosio, quindi, non viene scisso, né assorbito, e restando nel lume intestinale attira acqua e può fermentare, provocando i sintomi descritti sopra

Intolleranza al lattosio nei bambini: quali sono i sintomi?

L’intolleranza al lattosio nei bambini causa soprattutto sintomi gastrointestinali come: 

  • diarrea;
  • distensione addominale; 
  • gonfiore addominale;
  • dolori addominali;
  • flatulenza. 

Questi sintomi compaiono subito dopo – o comunque a breve distanza – dall’assunzione di latte o derivati, la loro intensità dipende dalla quantità di lattosio ingerita e, solitamente, terminano spontaneamente nel giro di poco tempo.

Occorre a questo punto fare una distinzione molto importante: “intolleranza” e “allergia” non sono sinonimi, anche se purtroppo questi due termini vengono spesso confusi. Nei bambini allergici bastano anche piccole tracce di latte per causare sintomi e reazioni anche gravi, indipendentemente dalla dose assunta (può bastare, ad esempio, un biscotto con tracce di latte). In caso di intolleranza, invece, il bambino potrebbe sopportare una certa quantità di alimenti contenenti latte e avere mal di pancia solo quando viene superata la soglia di tolleranza individuale. 

Altra fondamentale distinzione riguarda l’età: l’allergia colpisce principalmente nei primi anni di vita (diventa palese nei primi mesi), per poi regredire, nella maggior parte dei casi, entro i 5-6 anni; l’intolleranza al lattosio, invece, spesso si manifesta più tardi. Proprio per questo motivo ha poco senso parlare di intolleranza al lattosio nei neonati. Entro i primi 30 giorni di vita, infatti, è molto più frequente l’allergia alle proteine del latte, cioè una vera e propria reazione del sistema immunitario. Può presentarsi fin dalle prime settimane, e nei bambini nutriti con formula artificiale diventa indispensabile individuare un prodotto specifico per le allergie alle proteine del latte. 

Come capire se un bambino è intollerante al lattosio?

L’intolleranza al lattosio nei bambini ha caratteristiche ben precise: dopo l’ingestione di un alimento contenente latte, il bambino esprime (in modo più o meno chiaro, in base all’età) un disagio di tipo fisico. I sintomi gastrointestinali che insorgono permettono di riconoscere molto facilmente questa intolleranza, perché dopo aver consumato un pasto privo di lattosio, il bambino sta bene. 

In un neonato è molto importante valutare attentamente con il pediatra i sintomi di una possibile allergia o intolleranza, in modo da agire di conseguenza.

Le cause dell’intolleranza al lattosio nei bambini 

Per comprendere le cause dell’intolleranza al lattosio, bisogna tornare alla lattasi. Questo enzima – presente nel corpo già dalla ventitreesima settimana di gestazione – dovrebbe arrivare a svolgere la sua massima attività alla nascita e durante i primi mesi di vita, quando il latte è il principale alimento del bambino. 

Dopo lo svezzamento e la progressiva riduzione del quantitativo di latte assunto, l’attività della lattasi inizia a diminuire in maniera del tutto fisiologica. In alcuni casi, però, l’attività di questo enzima si riduce a tal punto che il lattosio contenuto in un determinato cibo rimane nell’intestino senza essere digerito, determinando così i sintomi gastrointestinali tipici dell’intolleranza. 

Diagnosi e cosa fare

La diagnosi per l’intolleranza al lattosio parte sempre dall’indagine sulla dieta del bambino. Viene infatti effettuata un’attenta valutazione di tutti gli alimenti che il piccolo assume e i sintomi che compaiono successivamente. La scomparsa dei sintomi dopo l’eliminazione del lattosio dalla dieta rappresenta ovviamente una conferma della diagnosi. 

Le indagini di laboratorio eventualmente da effettuare, ma non essenziali ai fini della diagnosi, sono il Breath test al lattosio e il test genetico. Il Breath test consiste nella valutazione della quantità di idrogeno espirato dopo l’assunzione di una precisa dose di lattosio; il bambino assume lo zucchero e poi respira in appositi sacchetti. Il test genetico invece permette di definire la predisposizione genetica all’intolleranza al lattosio. In caso sia già stata scoperta una chiara relazione tra assunzione del lattosio e comparsa dei sintomi, questi test non sono necessariamente indicati.

Cosa fare, quindi, se il bambino è intollerante al lattosio? L’unica terapia consiste nell’esclusione dalla dieta degli alimenti che contengono lattosio, sostituendo il latte con latte delattosato o bevande vegetali (ad esempio soia, riso, avena, mandorla).
Latte vaccino senza lattosio e bevande vegetali non hanno però la stessa composizione a livello nutrizionale e la loro introduzione va valutata assieme a un professionista in base alle esigenze nutritive del bambino, le abitudini in famiglia e tenendo anche conto dei gusti alimentari del piccolo. 

Per quanto riguarda i formaggi freschi, sarà necessario scegliere le tipologie “senza lattosio”. Per quelli stagionati, invece, va tenuto conto che più un formaggio è invecchiato, meno lattosio conterrà al suo interno. Ad esempio, un formaggio con una stagionatura superiore ai 24-36 mesi (il classico parmigiano o il grana) potrebbe essere ben tollerato anche dal bambino con intolleranza.

Per impostare bene il menù settimanale è necessario individuare la dose massima di lattosio tollerata dal bambino. Alcuni, ad esempio, non tollerano neanche i prodotti senza lattosio, mentre altri riescono a introdurre una minima quantità di latticini nella loro alimentazione. 

Nei neonati e in generale nei bambini al di sotto dei 6 mesi di vita, come già detto, l’intolleranza al lattosio è un evento estremamente raro (pochissimi i casi riportati nella letteratura scientifica). È invece più frequente l’allergia alle proteine del latte, per cui se il piccolo non è allattato al seno occorrerà trovare un latte formula specifico che non dia alcun tipo di problema.
Inoltre, anche durante il periodo dello svezzamento è opportuno escludere qualsiasi tipo di traccia di latte nell’alimentazione del bambino, compresi i formaggi senza lattosio dal momento che l’allergia non riguarda questo zucchero. 

Bibliografia
Articolo pubblicato il 30/05/2022 e aggiornato il 28/06/2022
Immagine in apertura Sam Edwards / iStock

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