Acqua e sale a peso d’oro per i lavaggi nasali

La soluzione fisiologica, composta da acqua e sale, si usa da sempre in medicina, ma i lavaggi nasali non guariscono il raffreddore, costano molto e molto raramente danno qualche beneficio ai neonati

Immagine per l'autore: Vincenzo Calia
Vincenzo Calia , pediatra e fondatore di Uppa
Lavaggio nasale per il neonato

È inevitabile che, ogni volta che incontro la famiglia di un neonato, dopo qualche giorno, ricevo la stessa telefonata: «Dottore, il bambino è raffreddato: che faccio? Gli lavo il nasino?». Succede sempre, estate e inverno, con la neve o il solleone: sembra che tutti i neonati siano raffreddati. Ma, ve lo giuro, non è stato sempre così. Fino a una quindicina di anni fa le telefonate per il raffreddore del neonato erano una rarità. Vuoi vedere che i bambini si sono progressivamente indeboliti in questi ultimi anni, e sono diventati tutti facili prede di virus di ogni sorta? Nemmeno per sogno! Secondo me la spiegazione è un’altra. Da alcuni anni a questa parte si è fatta pressante la pubblicità delle ditte che vendono, a prezzo carissimo, l’acqua e sale, che si può anche chiamare soluzione fisiologica.
Intendiamoci, la soluzione fisiologica è sempre esistita, in genere confezionata in flaconi da un quarto di litro o mezzo litro, si adopera soprattutto per veicolare, in ospedale, i farmaci nelle fleboclisi. Poteva (e può) essere anche utilizzata per pulire le mucose (occhi, bocca, naso, ecc.) quando sono ingombre di secrezioni, muco e pus.

Soluzione fisiologica

Un giorno qualcuno, sul piano commerciale certamente un genio, ha pensato di confezionarla anche in minuscole bottigliette di plastica, da vendere in pacchetti da 10 o più bottigliette. Da quel momento i neonati hanno cominciato a essere tutti raffreddati. Ma che combinazione! Io penso che le cose siano andate più o meno così: una volta creato il prodotto (acqua e sale in microbottiglie) bisognava cercare gli acquirenti; particolarmente promettente è il mercato delle famiglie con bambini, soprattutto neonati, disposte a spendere senza risparmio pur di garantire il benessere del bambino.
E allora è partita una campagna martellante, che va dall’inserimento di campioni omaggio di soluzione fisiologica nei cofanetti consegnati alle puerpere, all’uscita dai reparti di maternità, alle visite a tappeto degli ospedali e di tutti i pediatri: l’obiettivo era quello di convincere tutti a usare quante più bottigliette possibile. La pubblicità faceva leva anche su un argomento molto convincente: così confezionata, la soluzione fisiologica si mantiene sterile, ogni volta si può usare una bottiglietta nuova, e la sterilità, soprattutto quando parliamo di neonati, esercita sempre un grande appeal. Strategia di marketing coronata da grande successo.
Peccato che abbia poco senso utilizzare un liquido sterile per pulire delle superfici (come le mucose) che pullulano di germi di ogni tipo. Ma non importa, questo il consumatore non lo sa e il medico, a volte, può dimenticarlo. Il problema non era tanto questo, ma un altro: una volta inventata la medicina (fialette sterili di soluzione fisiologica), bisognava trovare la malattia da curare e soprattutto i malati a cui somministrarla, quanto più generosamente possibile.

Raffreddore

Di malattie ce ne potrebbe essere più di una, ma una sola è universalmente diffusa, il raffreddore: nel raffreddore il naso si riempie di muco, il muco dà fastidio e non si riesce a respirare bene e, se non ci si sa soffiare il naso, occorre che in qualche modo lo si pulisca. Un bambino impara a soffiarsi il naso verso i due anni; e prima come fare per liberarlo dal muco? Basta effettuare dei lavaggi nasali al neonato con la soluzione fisiologica, appunto. Quanto più il bambino è piccolo, tanto più è incapace di soffiarsi il naso e quindi necessita dell’aiuto delle preziose fialette sterili.

Già, ma quanti sono i neonati e i lattanti veramente raffreddati, che hanno il naso così chiuso che, se non lo si libera in qualche modo, non riescono ad alimentarsi e a respirare bene? Pochi, pochissimi, quasi nessuno; persino d’inverno sono molto meno dei bambini che frequentano la scuola materna o il nido (che il naso se lo sanno soffiare).

Ma la natura si è dimostrata un’inconsapevole e preziosa alleata dei produttori della preziosa soluzione salina: si dà il caso che, per vari motivi, i neonati e i lattanti di pochi mesi respirino spesso in maniera molto rumorosa emettendo, durante il sonno soprattutto, piccoli grugniti e strani suoni che, alle orecchie inesperte e fin troppo drizzate degli inevitabilmente ansiosi genitori, sembrano il rumore del catarro e del naso chiuso. Poco importa che il bambino, mentre emette questi suoni, tenga la bocca serrata, oppure stia beatamente attaccato al capezzolo della sua mamma (che la bocca gliela riempie tutta e gli impedisce di respirare da quella parte), senza mostrare alcun segno di insofferenza e meno che mai i segni di un imminente soffocamento (è noto che non si resiste più di qualche secondo con il naso otturato e la bocca chiusa).

C’è l’apposita fialetta, provvidenzialmente ricevuta in omaggio, perché non provare con dei lavaggi nasali? E lì giù con il lavaggio, con l’aiuto di strumenti, pompette e contagocce più o meno sofisticati, incuranti delle proteste del pargolo, che urla e strepita e, se potesse parlare, direbbe ad alta voce che preferiva di gran lunga ronfare, anziché essere torturato con quest’acqua salata nel naso! Non c’è niente da fare, la diagnosi è evidente: il bambino è raffreddato e va immediatamente curato, perché il raffreddore, si sa, se trascurato… può degenerare.

Lavaggi nasali e pubblicità

Tutto questo meccanismo viaggia di gran carriera, anche e soprattutto per via degli enormi margini di guadagno che derivano dalla vendita, a carissimo prezzo (molto più dello champagne) dell’acqua di fonte. Da qui le grandi risorse impiegate per fare pubblicità, distribuire campioni omaggio, produrre materiale illustrativo da diffondere fra i medici e le famiglie; quando si investe molto nella pubblicità i risultati, lo sappiamo benissimo, arrivano di sicuro e questo è un esempio.

E così siamo arrivati al punto di partenza: da alcuni anni a questa parte neonati e lattanti che in realtà stanno benissimo, sono improvvisamente diventati tutti raffreddati e capita di sentire domande come questa: «Il mio bambino di due mesi è raffreddato da quando è nato; ogni giorno eseguo dei lavaggi nasali con la soluzione fisiologica, ma non cambia niente. Perché questo raffreddore non guarisce mai?», e la mia risposta è di solito questa: «Non si può guarire… se non si è malati».

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Vincenzo Calia

pediatra e giornalista, ha esercitato per quarant’anni come pediatra di famiglia nel Servizio Sanitario Nazionale e ha fondato nel 2001 il bimestrale per i genitori «Un Pediatra Per Amico», che ha diretto per 16 anni. Attualmente è un pediatra libero professionista.

Articolo pubblicato il 24/07/2015 e aggiornato il 06/05/2024
Immagine in apertura jjustas / iStock

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