Manovra di Ortolani: cos’è e quando si pratica

La manovra di Ortolani è uno dei test clinici eseguito al neonato nelle prime ore di vita e ha la funzione di individuare precocemente la presenza di anche lussate, o prelussate, ma riducibili.

Immagine per l'autore: Ilaria Sanzarello
Ilaria Sanzarello , ortopedica pediatrica
gambe di neonato

La manovra di Ortolani è uno dei test clinici eseguiti al neonato nelle prime ore di vita e ha la funzione di individuare precocemente la presenza di anche lussate, o prelussate, ma riducibili. 

Il test di Ortolani è importante perché la displasia dell’anca in Italia, e in modo particolare nelle zone più settentrionali, può colpire fino 30 bambini ogni 1000 nati e può essere presente anche in assenza di fattori di rischio. Durante lo sviluppo intrauterino, infatti, è possibile che la testa del femore se non trova stabilità nel suo alloggio anatomico tenda ad allontanarsi e deformarsi.

La manovra, per la sua semplicità di esecuzione e l’assenza di costi, rappresenta oggi, uno dei test eseguiti come esame di screening a tutti i neonati al fine di identificare precocemente le anche neonatali patologiche. Vediamo come viene effettuata questo test e cosa fare in caso di esito positivo o negativo alla manovra di Ortolani.  

Cos’è la manovra di Ortolani?

La displasia evolutiva dell’anca rappresenta la patologia congenita scheletrica più comune nel neonato con un’importante variabilità a seconda della localizzazione geografica. In Italia, e in modo particolare nelle zone più settentrionali (con una maggiore incidenza in Emilia-Romagna e Brianza), può colpire fino a un’incidenza di 30 bambini ogni 1000 nati e può essere presente anche in assenza di fattori di rischio. 

Durante lo sviluppo intrauterino può avvenire, infatti, che il fondo e il bordo del cotile (un incavo osseo) non si sviluppino in maniera fisiologica e quindi non risultino completamente contenitivi pertanto la testa del femore, non trovando stabilità nel suo alloggio anatomico, tenderà ad allontanarsi e deformarsi. Esistono dei fattori di rischio conclamati per lo sviluppo della displasia dell’anca come:

  •  il sesso femminile, con un rischio maggiore di 5 volte rispetto a quello maschile;
  • la posizione podalica durante la vita intrauterina;
  •  la gemellarità e tutte quelle condizioni in cui si riduce lo spazio intrauterino (malformazioni uterine, riduzione del liquido amniotico e così via).

Per pre-lussazione congenita d’anca, diagnosi intuita e posta da Ortolani, si intende una condizione, già presente alla nascita, in cui la testa del femore sta perdendo rapporto con la cavità anatomica che la contiene (acetabolo o cotile). Quando si parla di lussazione congenita dell’anca ci si riferisce a una condizione in cui la testa del femore non ha rapporto con il suo cotile. Si parla, invece, di displasia dell’anca quando il rapporto articolare è mantenuto ma la morfologia anatomica del cotile, e conseguentemente della testa del femore, risultano alterati.

Cos’è la manovra di Ortolani? La manovra di Ortolani è uno dei test clinici eseguito al neonato nelle prime ore di vita, che si raccomanda di ripetere a ogni bilancio di salute nei primi 6 mesi di vita. A cosa serve il test di Ortolani? Il test ha la funzione di individuare precocemente la presenza di anche lussate, o prelussate, ma riducibili

L’origine della manovra la si deve al pediatra Ortolani, vissuto nei primi del novecento che un giorno attenzionò le parole di una madre nel descrivere una sensazione di scatto mentre cambiava il pannolino a una delle sue gemelline. A quel punto verificò effettivamente la presenza di uno “scatto” articolare e, confrontandolo con un esame radiografico, diagnosticò di una “pre-lussazione congenita dell’anca”.

La manovra, per la sua semplicità di esecuzione e l’assenza di costi, rappresenta oggi, uno dei test eseguiti come esame di screening neonatale al fine di identificare precocemente le anche neonatali patologiche.

Manovra di Ortolani: quando si pratica e come?

A questo punto potremmo chiederci: come si pratica la manovra di Ortolani? La manovra di Ortolani viene effettuata con il bambino o la bambina in posizione supina con le anche flesse a 90 gradi. L’esaminatore, posto davanti al bambino o alla bambina, afferra con le proprie mani le ginocchia del neonato ponendo il pollice sul lato interno della coscia e il dito medio lateralmente sul grande trocantere. 

Da questa posizione di partenza viene quindi eseguita, in maniera controllata, una lieve trazione e una progressiva abduzione e rotazione esterna dell’anca che si sta esaminando fino a raggiungere, se consentito, il piano su cui il bambino o la bambina è appoggiato. Ogni anca viene esaminata singolarmente mentre l’anca controlaterale viene mantenuta lontana per mantenere stabile il bacino. 

In un’anca fisiologica è consentito eseguire il movimento del test di Ortolani in maniera fluida. Nei casi in cui l’anca è invece dislocata, ossia la testa del femore è al di fuori della sua naturale sede, o parzialmente dislocata, la manovra di Ortolani genera un caratteristico “scatto” ovvero una sensazione tattile (e talvolta sonora) che si può sentire dal dito medio posto sul corpo del bambino o della bambina. Lo scatto articolare deriva dal riposizionamento della testa femorale all’interno della sua sede.

Ortolani positivo o negativo: cosa significa?

In caso di Ortolani positivo, ovvero quando la manovra appena descritta genera il caratteristico suono articolare, è fondamentale eseguire precocemente, prima delle dimissioni ospedaliere, un esame ecografico delle anche neonatali al fine di valutare la morfologia complessiva delle anche, la centratura, o eventuale decentratura, della testa femorale rispetto al cotile e anche la sua stabilità. Per questo viene inviato il neonato a eseguire una consulenza di ortopedia pediatrica. 

Alla manovra di Ortolani l’ortopedico pediatra associa poi un accurato esame obiettivo in cui osserva:

  • la presenza di eventuali asimmetrie delle pliche cutanee inguinali e glutee;
  • la valutazione della mobilità complessiva articolare;
  • il segno di Galeazzi, in cui si pone il bambino in posizione supina con anche e ginocchia flesse ad angolo retto e si osserva l’altezza delle ginocchia, qualora una delle due risultasse più corto suggerirebbe una lussazione dell’anca dal lato dell’accorciamento del femore;
  • la manovra di Barlow in cui partendo dalla stessa posizione della manovra di Ortolani, si effettua un movimento opposto dunque partendo da una massima apertura delle cosce (abduzione) si effettua una manovra controllata una lieve trazione e una progressiva adduzione , in questo caso si potrebbe avvertire una ulteriore sensazione di scatto dovuta in questo caso a una fuoriuscita della testa femorale rispetto al cotile. 

Cosa significa Ortolani negativo? Il test di Ortolani negativo, ovvero l’assenza di suoni articolari, esclude, quasi sempre, la presenza di anche prelussate o lussate ma riducibili. Purtroppo non è in grado di identificare le anche affette da forme displasiche, come detto, e anche con un aspetto morfologico alterato.

A oggi, purtroppo, la displasia dell’anca rappresenta ancora la prima causa di artrosi secondaria precoce delle anche e di conseguenza la prima causa di sostituzione protesica dell’anca nel giovane adulto.

Per tale ragione nel 2019 le tre società scientifiche interessate dalla problematica (Società Italiana di Pediatria, Radiologia Medica e Ortopedia Pediatrica) hanno stilato delle raccomandazioni congiunte al fine di tracciare la strada migliore da percorrere e ridurre al minimo la possibilità di sfuggire a una diagnosi di displasia dell’anca. Ad oggi si parla solo di raccomandazioni e non di screening obbligatorio, ma l’esame generalmente è eseguibile con SSN totalmente gratuito o con ticket. In molte strutture ospedaliere viene già prescritto alla dimissione.

Le raccomandazioni, in sintesi, prevedono che: 

  • tutti i neonati, a prescindere dal sesso e dai fattori di rischio associati devono essere sottoposti a un esame clinico delle anche alla nascita, in caso di Ortolani positivo, devono essere sottoposti a esame ecografico precoce ovvero prima della dimissione;
  • tutti i neonati, anche a prescindere da fattori di rischio conclamati per lo sviluppo di forme displasiche, devono effettuare un esame ecografico delle anche tra la quarta e la sesta settimana di vita da parte di operatori certificati.

L’esame ecografico delle anche è pertanto da considerarsi l’esame gold standard nell’identificazione precoce delle forme displasiche, andrebbe eseguito sempre e da operatori certificati in grado di acquisire correttamente le immagini e andrebbe altresì identificato un corretto percorso di presa in carico del paziente per tutte le situazioni in cui l’esame ecografico risulti positivo.

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Ilaria Sanzarello

Specialista in Ortopedia e Traumatologia con indirizzo prevalentemente pediatrico, dal 2009 pratica attività di volontariato in Tanzania in un centro per bambini motolesi. Ha frequentato corsi professionalizzanti sulla metodica di Ponseti nel trattamento del piede torto congenito e sulla tecnica ecografica di Graf nella displasia congenita delle anche. Dal 2017 è co-responsabile dell’ambulatorio di Ortopedia Pediatrica del Policlinico di Messina.

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Articolo pubblicato il 15/05/2024 e aggiornato il 16/05/2024
Immagine in apertura iStock / SanyaSM

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