Fake news: come riconoscerle ed evitarle

La valutazione critica delle informazioni e il confronto delle fonti da cui apprendiamo notizie sono gli strumenti migliori per prendere decisioni consapevoli

Luca De Fiore, direttore de Il Pensiero Scientifico Editore
Bambina durante la vaccinazione

La vita di Giulia si svolge nel “caos” regolare che caratterizza le giornate di molte mamme e di molti papà: veste in fretta Federico e Matilde, colazione al volo, di corsa a scuola e poi al lavoro. A metà pomeriggio il film si riavvolge al contrario. Pochi dubbi o esitazioni, in una vita che difficilmente può permettersi delle pause… ma, a proposito di dubbi, qualcuno Giulia lo ha avuto.

«La prudenza non è mai troppa»

Qualche anno fa, durante una visita di controllo, l’anziano pediatra di Federico – allora Matilde non era ancora arrivata – disse a Giulia una frase strana: «Con le vaccinazioni, signora, ci andrei piano: da piccoli abbiamo avuto tutti le malattie infettive e siamo ancora qui. Sui vaccini non si sa tutto e la prudenza non è mai troppa».

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A cena, Carlo – il compagno di Giulia – si era sforzato di dirle che no, doveva aver capito male, che un medico non avrebbe mai dato consigli simili. Una rapida ricerca in Internet aveva rafforzato i dubbi di Giulia: davvero l’insorgere di una malattia come l’autismo poteva essere legato alla vaccinazione?

Vaccino trivalente e autismo

Parliamo di una storia iniziata vent’anni fa. Nel 1998, un medico inglese, Andrew Wakefield, pubblicò i risultati di uno studio che metteva in relazione la vaccinazione trivalente (MPR, ovvero per morbillo, parotite e rosolia) con malattie infiammatorie intestinali e autismo. Gli autori sostenevano che la ricerca fosse stata condotta nel prestigioso Royal Free Hospital di Londra e poco importava che i piccoli pazienti studiati fossero solo dodici. L’articolo uscì su «The Lancet», una delle riviste di medicina più autorevoli al mondo (solo cinque articoli su cento proposti superano il filtro della revisione fino a essere pubblicati), e uno dei simboli della comunicazione scientifica, anche per la gente comune. Una conferenza stampa organizzata dal dottor Wakefield subito dopo la pubblicazione amplificò ulteriormente le conclusioni dello studio e la stampa britannica rilanciò la notizia consigliando ai genitori di sospendere la trivalente: i genitori avrebbero sempre potuto affidarsi a vaccinazioni singole, peraltro difficilmente reperibili o addirittura non in commercio. Il risultato fu un disastroso crollo delle vaccinazioni: in Gran Bretagna il calo fu quasi del 20% (dal 93% al 75%); a Londra del 50%. Il movimento anti-vaccinista si diffuse in molti paesi, in misura maggiore o minore a seconda dell’intensità della campagna mediatica che rilanciava le tesi di Wakefield.

Una truffa da trenta milioni di euro l’anno

Dal momento della pubblicazione, diversi altri ricercatori iniziarono a mettere alla prova i risultati dello studio pubblicato su «The Lancet», provando a replicare la ricerca. In nessun caso i riscontri furono positivi, e così i dubbi sull’attendibilità dell’associazione tra vaccinazioni e autismo iniziarono a crescere. Nel 2003 l’Organizzazione Mondiale della Sanità si pronunciò negando ogni relazione tra le due cose, e nel 2004 uscirono sul «Sunday Times» alcuni articoli di un famoso giornalista d’inchiesta, Brian Deer, che toglievano il velo che oscurava la truffa di Andrew Wakefield. Wakefield aveva falsificato i dati dello studio: non tutti i bambini coinvolti nella ricerca avevano ricevuto una diagnosi di autismo e molti di loro avevano sviluppato i primi segni del disturbo ben prima della somministrazione del vaccino. Wakefield aveva inoltre brevettato vaccini “di sostituzione” e kit diagnostici che, se introdotti in commercio, gli avrebbero garantito un guadagno di oltre trenta milioni di euro l’anno.

Per approfondire

La tentazione di uno scoop

Né il Royal Free Hospital né «The Lancet» fecero una gran figura, nonostante la decisione della rivista di ritirare l’articolo: come istituzioni avrebbero dovuto esercitare un controllo più stringente sul lavoro di Wakefield. Purtroppo, però, le esigenze dei grandi centri ospedalieri e delle più famose riviste scientifiche qualche volta non coincidono con gli obiettivi della salute pubblica. «È un bel problema», sostiene Tom Jefferson, ricercatore che da anni concentra la sua attenzione sulle dinamiche che orientano la produzione di letteratura scientifica. «Le riviste scientifiche più famose al mondo hanno visto crescere non solo la propria importanza ma anche il giro d’affari: costi sempre più elevati per mantenere uno staff in costante aumento, grandi investimenti in tecnologia e conseguente costante ricerca di contenuti in grado di attrarre l’attenzione non solo dei professionisti sanitari, ma anche dei giornalisti […] Dovrebbero stare bene attenti alle bufale, ma certe volte cedono alla tentazione di fare uno scoop, dimenticandosi dei principi etici che dovrebbero guidare il loro lavoro».

Le bufale corrono veloci

Il caso di Andrew Wakefield è un tipico esempio di fake news, bugie intenzionali. Gli ingredienti per il successo della truffa c’erano tutti: la fonte credibile e la rapidità di diffusione. Quest’ultima è un elemento centrale, perché, come ha affermato Alessandro Baricco nel libro The Game, di un’informazione capace di diffondersi in fretta dobbiamo avere timore: «È più vera una cosa inesatta ma capace di circolare velocemente nel sistema sanguigno del mondo, di una cosa esatta che però si muove con lentezza».

Confrontare le fonti

Avevamo lasciato Giulia alla ricerca di informazioni sul web: la lettura della scheda di Wikipedia sul vaccino trivalente la tranquillizza. In rete, le pagine equilibrate e ben fatte sono di gran lunga le più numerose e, mettendo a confronto fonti diverse e tenendo conto dei contesti in cui le notizie sono pubblicate, il rischio di prendere cantonate si riduce di molto. Non è stato difficile per Giulia e il marito cambiare il pediatra dei loro bambini, affidandoli alla cura di un medico più consapevole, informato e aggiornato. Del resto, i medici che hanno ancora dubbi sull’utilità e la sicurezza delle vaccinazioni sono davvero poco numerosi e forse solo per questo fanno notizia.

Come difendersi

La chiave sta nel maneggiare con cura le informazioni che corrono veloci col passaparola. La rete non è l’unica responsabile, perché televisione e media tradizionali non sono da meno nel diffondere informazioni false o preconfezionate. Inoltre, è bene prendersi il tempo per riflettere: la valutazione critica di un’informazione non è riservata agli addetti ai lavori, ma è alla portata di tutti i genitori.

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Articolo pubblicato il 10/11/2020 e aggiornato il 10/11/2020
Immagine in apertura FatCamera / iStock

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