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Ortodonzia: domande frequenti

A cosa serve l'ortodonzia? Cosa sono le malocclusioni? Quando intervenire? Intervista a Gabriella Clarich, primario di odontostomatologia del Burlo Garofalo di Trieste

Vincenzo Calia,
pediatra
Ortodonzia: domande frequenti

L’intervista

Vincenzo Calia, pediatra di famiglia, ha intervistato Gabriella Clarich, primario di odontostomatologia dell’Ospedale Burlo Garofalo di Trieste.

L’ortodonzia è una specializzazione relativamente nuova dell’odontoiatria; qual è l’obiettivo di salute più importante che essa si prefigge?
Molto semplicemente la salute della bocca e della masticazione. Meglio sono allineati i denti e più è facile pulirli e meno facilmente sopravverrà la carie, migliore è la giustapposizione tra le due arcate dentarie, minore sarà l’incidenza delle paradontosi, che sono la causa principale della caduta precoce dei denti.
Il secondo obiettivo è di natura estetica, da non sottovalutare e da non considerare come del tutto frivolo, né limitato alla qualità del sorriso: i denti supportano tutta la forma del viso.

Le malocclusioni dentarie sono malattie, certamente ci sono medici che le hanno contate e classificate: immagino che si sappia quante persone, in percentuale, soffrano di questi disturbi. È possibile conoscere questi numeri?
La qualità dell’occlusione dentaria dipende molto dalle popolazioni. In quella europea la percentuale di soggetti con un’occlusione ottimale è di poco superiore al 50%. La percentuale delle seconde classi è del 40%, quelli della classe terza si aggira sul 5%.

Ci faccia capire un po’ di più: cosa sono queste classi?
Queste classi rappresentano l’oggetto principale dell’attenzione dell’ortodonzia, e dettano anche, in linea di massima, i tempi dell’intervento. Possiamo facilmente dividere il profilo in tre parti: la fronte, la parte intermedia e la mandibola. La prima è quella che cresce più lentamente (non cresce quasi); la seconda cresce più velocemente, mentre è la terza quella che cresce di più: queste diverse velocità segnano il passaggio tra la fisionomia del bambino e quella dell’adulto. Per le malocclusioni della seconda classe possiamo (e dobbiamo) aspettare per intervenire; per quelli della terza, dobbiamo affrettarci.

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Spesso si sente dire che c’è una relazione fra l’occlusione dentaria e molte patologie che riguardano i bambini, ma soprattutto gli adulti (scoliosi, mal di schiena, cefalea, ostruzione respiratoria, per fare alcuni esempi). Sono dimostrate scientificamente questa relazioni?
Sì, penso che questi rapporti siano reali. Ci sono rapporti stretti tra il principale muscolo masticatorio, il muscolo temporomandibolare, e la muscolatura del collo. È certo che una asimmetria della mandibola si traduce in una diversa tensione di questo complesso muscolare e che questo possa essere alla base di molti mal di testa. Come è vero che una mandibola posizionata troppo indietro comporta un’atteggiamento del viso col mento sporto in avanti e un atteggiamento ingobbito del dorso. È vero anche che una ginnastica che porti ad allargare le spalle, irrobustire, raddrizzare e espandere la gabbia toracica ha un effetto immediato e positivo sulla posizione del capo e dei denti.
Quanto al disturbo del respiro, in particolare notturno, indotto da una bocca “sbagliata”, potrei dire che non c’è niente di più dimostrato. Certo, anche le tonsille e le adenoidi fanno la loro parte, ma adenoidi e tonsille tendono a crescere proprio quando una alterazione del morso produce una difficoltà della respirazione nasale e spinge a respirare con la bocca. Su questo, l’intervento ortodontico dà ottimi risultati: allargare il palato e abbassarlo aumenta lo spazio delle vie respiratorie, trasforma la respirazione da orale a nasale e consente alla lingua di ritrovare la sua giusta posizione.
Le cure ortodontiche si stanno diffondendo sempre più. Chi, come me, fa il pediatra da molti anni si è accorto che fino a non molto tempo fa i bambini con l’apparecchio erano un’eccezione, oggi sono la grande maggioranza, quando non sono, in alcuni strati sociali, la totalità. Io penso che la patologia sia per definizione un fatto eccezionale, quando un fenomeno riguarda tutti, noi lo definiamo “normale”. L’ortodonzia, ai miei occhi di osservatore esterno, sembra perciò che stia diventando la cura dei bambini normali, un po’ come le scarpe ortopediche per il valgismo negli anni ’60 e ’70.

Curiamo il bambino normale?
Può darsi, ma non più di quanto faccia il medico generale quando dà la sua attenzione al sovrappeso e all’obesità: due condizioni che sono sempre più comuni e che, statisticamente, dovrebbero essere considerate se non “normali”, quasi. In realtà, io credo che mai nella sua storia l’uomo abbia masticato così male e abbia avuto un apparecchio masticatorio così scadente.

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Le cause? Si mastica poco, omogeneizzati, polpette, purea, cibi morbidi, masticazione breve e poco efficace. La grandezza dei denti è definita geneticamente, ma le dimensioni e la forza della mandibola dipendono dall’esercizio. Se questo non produce uno sviluppo adeguato della mascella e della mandibola, ne deriva l’affollamento dei denti, che è il problema più comune di fronte al quale si trova l’ortodontista: denti più grandi rispetto all’osso in cui sono alloggiati. L’ortodontista interviene allargando il palato con stimolazioni meccaniche artificiali, che sostituiscono la simulazione di una vigorosa masticazione.
Poi, anzi, prima, ci sono le abitudini viziate riguardanti il succhiamento. Durante la suzione del capezzolo la lingua schiaccia il capezzolo contro il palato duro e fa vigorosamente da sigillo alla cavità orale. Nell’alimentazione artificiale l’assunzione del latte è molto più facile e la lingua si colloca più in basso e si contrae con meno vigore. Ma c’è ancora una cosa: la sostituzione del biberon di vetro con un biberon di plastica, leggero e infrangibile, ha favorito la diffusione del “biberon autogestito”. Vedete quanti bambini, di due, tre e anche quattro anni, passeggiando in carrozzella, tengono tra le mani e in bocca biberon con succhi o liquidi dolci, dai quali succhiano quasi in continuazione.
Questo, assieme al succhiotto e alla suzione del dito, un fenomeno molto europeo, porta all’abitudine della suzione infantile, allo spostamento in avanti dell’arcata dentaria superiore e allo sventagliamento dei denti di sopra in avanti. Questo ha prodotto, detto per inciso, anche un enorme ripresa della carie, che fino a pochi anni fa era in netta regressione.

Dunque, le malocclusioni sono effetto del benessere?
Certamente, almeno in gran parte. Guardi i denti delle persone di colore, anche quelli che vivono in condizioni di povertà estrema: sono perfetti. Loro succhiano il seno fino a due, tre anni massimo, non usano il biberon, mangiano cibi più duri, bevono acqua, magari non pulita ma molto più ricca di sali.
L’apparecchio è sempre più diffuso, si vede in bocca a grandi e piccini; qualche anno fa erano soprattutto i ragazzini delle medie a portarlo, oggi si vede moltissimo già fra i bambini di 3° e 4° elementare.

Ci sono motivi scientifici che hanno determinato questo slittamento dell’età in cui le cure ortodontiche iniziano? C’è un età ideale in cui è opportuno prendere in considerazione la cura (almeno per le malocclusioni più comuni)? E infine questa tendenza ad applicare sempre più precocemente l’apparecchio ortodontico che effetto ha sul periodo in cui la cura finisce?
L’anticipazione dell’intervento è certamente legata al fatto che oggi ci sono molti più dentisti di un tempo. Non è, o almeno non è soltanto una questione di concorrenza, ma anche una questione di disponibilità. Una volta venivano curati solo i casi più gravi, e chi inviava il bambino all’ortodontista era in genere un collega più stretto, il dentista. Oggi l’invio avviene da parte del pediatra, oppure è la stessa famiglia che percepisce l’esistenza del problema, o addirittura lo anticipa.
Però non è così vero che si anticipa sempre: è vero solo che l’intervento ortodontico è possibile anche in tenera età, e che qualche volta è indispensabile. Ci sono dei tempi consigliati per le diverse situazioni. Per una seconda classe è doveroso aspettare, anche perché, come abbiamo detto, questo difetto tende a correggersi, se non è mantenuto da abitudini viziate. Si interviene, nella maggior parte dei casi, quando la seconda dentizione è completa, o almeno abbastanza avanzata, tra i 10 e i 14. Ci sono poi, naturalmente, due altre variabili di cui tener conto, che sono la gravità del difetto e il sesso (le femmine maturano, anche la dentatura, almeno un anno prima dei maschi).

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Invece, per le terze classi conviene intervenire già a quattro, cinque anni, altrimenti la mandibola continua a crescere. Anche per le asimmetrie di sviluppo, il cosiddetto “morso incrociato” di cui sinora non si è parlato, conviene intervenire presto, per non lasciar peggiorare la deformità: stesso tempo di intervento che per la terza classe. Ma ci sono condizioni per le quali si interviene e basta, a qualunque età, quando ce n’è bisogno: per esempio i disturbi importanti della respirazione nel sonno, con le apnee notturne.

Quindi iniziare prima vuol dire anche finire prima?
No, in genere non è così, e l’intervento ortodontico, o almeno il controllo ortodontico deve essere mantenuto fino a dentizione matura.

Immagine per l'autore: Vincenzo Calia

Vincenzo Calia, pediatra e giornalista, ha esercitato per quarant’anni come pediatra di famiglia nel Servizio sanitario nazionale e ha fondato nel 2001 il bimestrale per i genitori UPPA, che ha diretto per 16 anni. Attualmente è un pediatra libero professionista.

Pubblicato il 24/06/2013 e aggiornato il 10-03-2018.