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Protezione solare per i bambini

L'esposizione della pelle al sole va fatta con attenzione: da sole le creme solari non bastano, bisogna adottare anche altri accorgimenti

Stefano Gorini,
pediatra di famiglia
Protezione solare per i bambini

L’esposizione ai raggi del sole è una piacevole sensazione alla quale è quasi impossibile rinunciare, specie dopo il freddo e l’umidità dei mesi invernali. È un qualcosa di cui istintivamente il nostro corpo reclama la necessità. In effetti si sa che i raggi solari stimolano la pelle a produrre la Vitamina D, la vitamina antirachitica, indispensabile perché il calcio che introduciamo con gli alimenti venga depositato nelle ossa e le renda più forti.

Il sole preso in eccesso però, può essere dannoso per la pelle: a parte i danni acuti che si manifestano con la ben nota ustione solare, esiste anche un danno cronico che provoca un precoce invecchiamento della pelle ma, peggio ancora, un aumento del rischio di insorgenza di tumori cutanei.

Tale rischio si è andato accentuando negli ultimi anni a causa del buco nell’ozono e, calcolato che nei primi 18 anni si prende all’incirca il 50% del sole di tutta la vita, si capisce come il problema della prevenzione si ponga fin dall’infanzia, anche se in età pediatrica la comparsa dei tumori cutanei è un evento eccezionale.

10 consigli per attenuare i rischi

  • considerare le condizioni legate all’altitudine, alla zona geografica, all’eventuale presenza di riflessi (acqua, neve, sabbia) o alle condizioni meteorologiche (ad esempio la presenza di vento o la nuvolosità aumentano il rischio di scottarsi perché si attenua la percezione del calore)
  • considerare che d’estate i raggi solari sono più intensi
  • non esporre al sole i bimbi di pochi mesi
  • per gli altri evitare le ore centrali del giorno (dalle 10 alle 16) ed esporli gradualmente al sole iniziando con tempi brevi
  • applicare la “regola dell’ombra”: se si è in un momento della giornata in cui l’ombra è più corta della propria altezza è meglio non esporsi
  • mettere un cappellino in testa (possibilmente a tesa larga) e occhiali da sole
  • usare creme ad alto fattore di protezione, attive sia per UVB che UVA, facendo attenzione alla quantità applicata che non deve essere troppo scarsa (l’uso delle creme non ostacola la formazione della vitamina D). Queste creme vanno rinnovate all’incirca ogni due ore e sempre dopo il bagno in acqua o dopo abbondanti sudate, anche se sulla confezione della crema è scritto «resistente all’acqua»
  • considerare comunque che il sole filtra anche attraverso gli indumenti e l’ombrellone e che quindi sarebbe bene usare le creme anche all’ombra
  • l’azione delle creme protettive, anche se utile, integra ma non sostituisce le precauzioni consigliate
  • la comparsa dell’eritema solare non avviene il più delle volte durante l’esposizione, ma solo dopo alcune ore e non è pertanto un criterio utile per decidere i tempi di permanenza al sole
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Rispetto per le caratteristiche della propria pelle

L’uso delle creme è importante, ma non basta da solo a dare una sufficiente sicurezza. È giusto usare creme ad alto fattore di protezione, efficaci contro i raggi ultravioletti B e A, ma questo non significa che si possa stare al sole incondizionatamente. Queste creme non riescono a evitare la comparsa delle scottature se l’esposizione al sole è eccessiva; sono quindi necessarie altre attenzioni come l’esposizione graduale, nelle giuste ore della giornata, nel rispetto delle caratteristiche della propria pelle.

L’esposizione prolungata al sole è di per sé nociva, volendo attenuarne l’effetto, bisogna evitare in ogni modo la comparsa dell’eritema: già questo segno, apparentemente banale, testimonia una evidente sofferenza dei tessuti cutanei. Forse tutto questo può essere vissuto dai bambini più grandi e soprattutto dagli adolescenti (ma non solo) come un limite eccessivo alla propria libertà di azione: messaggi troppo rigidi e difficili da rispettare possono in effetti ottenere l’effetto opposto o generare inutili ansie.

Se è vero quindi che è giusto attivarsi per ridurre i rischi legati all’esposizione al sole, non possiamo fare crescere i nostri figli sotto una campana di vetro, e questo vale per ogni situazione in cui è importante affidarsi alla prevenzione. La responsabilità di ogni genitore sta inevitabilmente anche nel considerare il tutto in maniera equilibrata.

Che tipo di pelle?

  • fototipo 1 – estremamente sensibile: si ustiona con estrema facilità e non si abbronza mai. Appartengono a questo gruppo i soggetti con cute molto chiara, capelli rossi o biondissimi, occhi chiari o efelidi. L’esposizione è in genere  sconsigliabile e comunque dovrebbe essere molto breve e limitata alle prime e ultime ore del giorno; l’applicazione di creme protettive in caso di permanenza all’aperto per più di 20 minuti è raccomandata
  • fototipo 2 – sensibile: si ustiona facilmente e si abbronza poco. Rientrano in questo  gruppo i bambini nel primo anno di vita e i soggetti con pelle chiara, capelli biondi e occhi chiari. È consigliabile evitare l’esposizione al sole nelle ore centrali del giorno e provvedere costantemente alla fotoprotezione
  • fototipo 3 – poco sensibile: si arrossa più o meno intensamente solo prima dell’abbronzatura, che è costante e scura anche se graduale. Appartengono a questo gruppo i soggetti con pelle scura, capelli castani e occhi scuri. È sufficiente rispettare una gradualità nei tempi di esposizione ed eventualmente proteggersi con filtri di media protezione
  • fototipo 4 – non sensibile: son si scotta mai e si abbronza sempre in modo rapido e intenso. Rientrano in questo gruppo i soggetti con cute bruno – olivastra, capelli neri e occhi neri. Questi soggetti non hanno problemi particolari, possono esporsi più a lungo degli altri senza necessità di fotoprotezione. Non sono tuttavia esenti da danni a lungo termine
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Pubblicato il 24/06/2013 e aggiornato il 05-03-2018.