Molluschi contagiosi

Vale la pena ricorrere alla dolorosa asportazione chirurgica dei molluschi contagiosi? Scopriamolo insieme

Vincenzo Calia, pediatra
Bambino affetto da molluschi contagiosi

Ho una figlia di otto anni, ad agosto sono apparsi dei granellini sotto l’ascella. La pediatra mi disse che si trattava di molluschi contagiosi e di lasciarli stare perché poteva avvenire una guarigione spontanea. Dato l’aumentare di questi, mi sono rivolta a una dermatologa, che mi ha detto l’esatto contrario: di toglierli tutti operando tramite curettage (senza crema anestetica perché va a intaccare l’uso della curette). La bambina ha dovuto togliere, al primo appuntamento, un centinaio di molluschi… al secondo appuntamento una sessantina. Dato il fatto che mia figlia non sopporta questa pratica, molto dolorosa, ho fatto degli impacchi di aceto di sidro di mele e ho notato un veloce essiccamento della papula ma, la zona interessata dai molluschi si è estesa sino a coprire il lato del busto…in pratica si essiccavano quelli già esistenti ma ne nascevano dei nuovi, in poco tempo. Sono combattuta, non so che cosa fare… la dermatologa mi dice di continuare con diverse sedute di curettage, che hanno già devastato psicologicamente mia figlia e anche noi. La pediatra dice di lasciare che guariscano da sole, ma continuano a espandersi. Cosa mi consigliate?

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Il mollusco contagioso è un’infezione virale (non si tratta dunque di un parassita, come può erroneamente suggerire il nome con cui viene indicata questa malattia) che, come tutte le infezioni virali, ha un suo ciclo e guarisce spontaneamente. Questo non vuol dire che la dermatologa abbia torto nell’asportare le lesioni.

Il più delle volte la medicina non interviene su malattie “fatali”, ma su patologie normali che guarirebbero anche senza l’intervento del medico. In altre parole il medico abbrevia la durata della patologia oppure ne rende i sintomi più sopportabili. Questo del mollusco contagioso è un esempio eloquente. Nessuno può prevederne la durata, ma sicuramente si può prevedere che guarirà.

A questo punto si tratta di scegliere la strada che si preferisce: se la cura è per la bambina più penalizzante della malattia, non c’è nessun motivo di ostinarsi a farla. Se, viceversa, la malattia è fortemente disturbante, è giusto scegliere una cura che ne abbrevi la durata.

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Immagine per l'autore: Vincenzo Calia
Vincenzo Calia

pediatra e giornalista, ha esercitato per quarant’anni come pediatra di famiglia nel Servizio sanitario nazionale e ha fondato nel 2001 il bimestrale per i genitori UPPA, che ha diretto per 16 anni. Attualmente è un pediatra libero professionista.

Articolo pubblicato il 14/11/2013 e aggiornato il 11/12/2019
Immagine in apertura Lizalica / iStock

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