Cos’è la scoliosi?

Il termine "scoliosi" indica una curva patologica della colonna vertebrale accompagnata da una rotazione delle vertebre, ma spesso viene utilizzato a sproposito. Solo due bambini su 1.000 rischiano una deformità se non curati

Vincenzo Calia,
pediatra
Bambino durante un controllo per la scoliosi

La nostra colonna vertebrale non è dritta: se la guardiamo da dietro può assomigliare alla colonna di un tempio antico, ma vista di profilo sembra piuttosto una lettera “S” molto allungata. Perciò, una colonna vertebrale è sempre “curva”.
Una colonna vertebrale curva non solo di profilo ma anche da dietro è uno dei primi sintomi di una possibile scoliosi; spesso sono i genitori stessi a notarlo, ma ciò non basta per una diagnosi certa. Infatti, si parla di scoliosi quando la colonna vertebrale, vista da dietro, non è dritta e una delle due metà del torace è più sporgente poiché le vertebre, invece di essere perfettamente allineate e appoggiate l’una sull’altra, sono ruotate verso destra o verso sinistra, particolare questo che non si vede a occhio nudo e che richiede una radiografia.

Quali sono le cause della scoliosi?

Se si escludono alcune gravi (e rare) anomalie neurologiche e dello scheletro (generalmente presenti già alla nascita o nei primissimi anni di vita), tutte le altre forme di scoliosi hanno un’origine sconosciuta e sono perciò chiamate dai medici “scoliosi idiopatiche” (il termine “idiopatico” si usa per definire una malattia di cui non si conosce la causa). Ma sappiamo che la probabilità di avere una scoliosi è più elevata se in famiglia ci sono altri casi, prova questa che suggerisce l’esistenza di cause genetiche di questa malattia, anche se finora non è stato identificato un ipotetico “gene della scoliosi”.

La scoliosi è frequente?

Lo è molto meno di quanto non si senta dire in giro. Capita spesso che la schiena di un bambino o di un ragazzino, vista da dietro, non sia perfettamente dritta. Nella maggior parte dei casi si tratta di un “atteggiamento scoliotico”, cioè di un’alterazione della colonna che non dipende da una sua deformità, ma da altri fattori (il più comune è una differente lunghezza delle gambe). Durante la crescita, spesso una metà del corpo cresce più in fretta dell’altra e le due gambe non sono perfettamente uguali: questa “dismetria degli arti inferiori” viene compensata da una particolare postura della colonna vertebrale.
Gli atteggiamenti scoliotici si correggono da soli e non meritano particolare attenzione.
Tuttavia, nell’età compresa fra i 12 e i 16 anni, due persone su 100 avranno una vera scoliosi, e saranno soprattutto ragazzine.
A seconda della parte di colonna vertebrale alterata, avremo:

  • scoliosi dorsale, se le vertebre ruotate sono più in alto;
  • scoliosi lombare, se le vertebre ruotare sono più in basso;
  • scoliosi destro convessa, se la curva anomala sporgerà a destra;
  • scoliosi sinistro convessa, se la curva anomala sporgerà a sinistra.

Non tutte queste scoliosi sono destinate a peggiorare nel tempo: molte restano stabili e non hanno conseguenze estetiche o funzionali. Secondo alcune ricerche, solo il 10% delle scoliosi vere e proprie tende a peggiorare in assenza di un trattamento. Perciò se la scoliosi si presenta in due adolescenti su 100 e il 10% di queste scoliosi tende a peggiorare senza trattamento, ciò vuol dire che solo due adolescenti su 1.000 avranno una scoliosi che necessita dell’intervento di un ortopedico.

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Quali sono i sintomi della scoliosi?

Il brutto di questa malattia è che spesso si presenta senza sintomi di allarme e che, in qualche caso, la deformazione progredisce velocemente. L’assenza di dolore, inoltre, rende ancora più difficile l’individuazione di questa patologia: come già detto, di solito il sospetto viene da un’osservazione occasionale dei genitori o, più spesso, nel corso di una visita periodica di controllo dal pediatra.
Per questo motivo, arrivati a ridosso dell’adolescenza, è importante far controllare la schiena. Il pediatra lo fa osservando questi possibili segnali:

  • una spalla più alta dell’altra;
  • una sporgenza asimmetrica sulla schiena;
  • una rientranza asimmetrica sul torace;
  • una postura asimmetrica;
  • una colonna vertebrale palesemente anomala.

A questo punto, il medico può utilizzare un semplice strumento: lo “scoliometro”. Il ragazzo viene invitato a flettere il busto in avanti mantenendo le gambe dritte e le ginocchia estese. Il pediatra osserverà prima di tutto il profilo della schiena per evidenziare la presenza eventuale di una piccola “gobba”, poi utilizzerà lo scoliometro. Se la superficie della schiena non sarà “livellata”, il sospetto di scoliosi sarà molto concreto. Due radiografie della colonna vertebrale, una di fronte e una di profilo, potranno confermare la diagnosi e dare una misurazione della gravità della scoliosi.
Mentre il controllo del pediatra che segue i bambini nel tempo può essere determinante, l’efficacia degli screening di massa (in genere praticati nelle scuole medie) è molto discutibile, perché porta quasi inevitabilmente a un eccesso di diagnosi e di trattamenti.

Ci sono rimedi per la scoliosi?

È importante una premessa: nessuna attività fisica può prevenire l’insorgenza della scoliosi, nemmeno gli sport che stimolano più un lato del corpo rispetto all’altro (come ad esempio il tennis). Se un bambino è destinato a sviluppare questa patologia la svilupperà, qualunque attività fisica faccia o non faccia.
Si sente dire spesso che anomalie dei denti (malocclusioni) possano essere la causa della scoliosi, ma a tutt’oggi questa teoria non ha avuto alcuna dimostrazione scientifica, come pure non esistono prove scientifiche dell’efficacia della ginnastica posturale nella prevenzione e nella cura della scoliosi.
L’applicazione di un apparecchio ortodontico o la pratica di speciali esercizi per la scoliosi porteranno benefici di altra natura, ma molto probabilmente non avranno alcuna influenza sull’evoluzione di una scoliosi.
Infine, non esiste alcuna prova scientifica che l’insorgenza della scoliosi possa essere facilitata dall’uso di zainetti pesanti.

C’è una cura della scoliosi?

Sì, una cura c’è, ed è nota da tempo: si tratta di applicare il “busto per la scoliosi”, ovvero un busto ortopedico. Fino a qualche anno fa, questo accessorio era piuttosto rigido e ingombrante e veniva accettato malvolentieri, anche perché alterava in maniera vistosa l’aspetto fisico dei ragazzi costretti ad indossarlo. Oggi invece la tecnica si è evoluta ed esistono dei “corsetti” abbastanza leggeri e poco visibili. Vanno indossati a lungo durante la giornata e per molti mesi, ed è dimostrato che sono in grado di arrestare la progressiva deformazione della colonna vertebrale.
Va da sé che il busto ortopedico sarà necessario solo nei casi di scoliosi evolutive riscontrate, mentre sarà inutile imporlo anche nei casi che tendono a restare stabili, meno che mai negli atteggiamenti scoliotici (tutte situazioni molto più frequenti).

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E se si tratta di una grave scoliosi?

Quando la deformità della colonna è notevole e non si può controllare col solo uso del corsetto, è necessario sottoporsi a un’operazione chirurgica. L’intervento consiste nel collegare tra loro le vertebre con delle piccole sbarre di metallo, che servono sia ad arrestare la progressione della malattia che a correggere le deformità, prevenendo possibili complicanze future: una grave scoliosi che peggiori nel tempo può deformare il torace e compromettere il funzionamento dei polmoni e del cuore.

Da ricordare…

  1. La scoliosi è piuttosto rara: solo due bambini su 1.000 rischiano una deformità se non curati
  2. La scoliosi non dipende dallo stile di vita (sport, zainetti eccetera)
  3. La scoliosi non si può curare né prevenire con la ginnastica o con l’ortodonzia.
  4. Le visite pediatriche di controllo sono il modo migliore per diagnosticare precocemente questa malattia
  5. La scoliosi, se tende a peggiorare, si può correggere indossando un busto
  6. Nei casi più gravi, per evitare deformità del torace, è necessario un intervento chirurgico
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Immagine per l'autore: Vincenzo Calia

Vincenzo Calia, pediatra e giornalista, ha esercitato per quarant’anni come pediatra di famiglia nel Servizio sanitario nazionale e ha fondato nel 2001 il bimestrale per i genitori UPPA, che ha diretto per 16 anni. Attualmente è un pediatra libero professionista.

Pubblicato il 28.04.2015 e aggiornato il 14.11.2019
Immagine in apertura KatarzynaBialasiewicz / iStock / Getty Images Plus