Vermi ossiuri nei bambini: come riconoscerli e trattarli?

Gli ossiuri sono microorganismi parassiti che causano l’ossiuriasi, ovvero l’infezione di vermi. Scopriamo quali sono i sintomi che si manifestano nei bambini e negli adulti, quali le cause e le terapie corrette da seguire

Lilia Morabito, pediatra
Bambino che soffre di ossiuri sulla tazza

Negli ambulatori pediatrici capita spesso di ricevere mamme preoccupate perché hanno trovato dei vermi nelle feci dei loro bambini. Niente paura, nella stragrande maggioranza dei casi si tratta degli ossiuri, ovvero la causa dell’ossiuriasi, termine scientifico utilizzato per indicare proprio l’infezione di vermi nei bambini, molto comune in età prescolare e scolare. Ma l’ossiuriasi può verificarsi anche negli adulti, mentre rarissimi sono invece i casi di ossiuri nel neonato e nel bambino al di sotto dell’anno di vita.

Cosa sono gli ossiuri?

I vermi ossiuri sono dei microrganismi parassiti che colonizzano gli esseri viventi (sia umani sia animali) e sopravvivono a loro spese. Si tratta di piccoli vermi di colore bianco-trasparente che vivono esclusivamente nell’intestino, grandi tra 0,4 cm (i maschi) e 1 cm (le femmine) e ben visibili a occhio nudo, specie nelle feci.

Ossiuri: le cause 

Come si prendono gli ossiuri? In seguito all’ingestione delle uova di ossiuri (il verme è conosciuto anche col nome scientifico di Enterobius vermicularis), che si depositano a livello perianale o vengono eliminate attraverso le feci. La trasmissione dell’infestazione può quindi avvenire attraverso la classica via feci-mani-bocca o anche tramite il contatto con matite, giocattoli o alimenti e terreni contaminati: le uova di ossiuri, infatti, sono capaci di aderire alle unghie del soggetto infetto e diffondersi sulle varie superfici e oggetti. Può anche succedere che le uova microscopiche siano disperse nell’aria, mentre ad esempio si scuote un tappeto o un lenzuolo, e successivamente ingoiate.

Un’altra forma di trasmissione è rappresentata dall’auto infestazione, cioè dall’ingestione delle uova depositate sotto le unghie. Questa modalità si verifica spesso nei bambini – soprattutto quelli più piccoli, che mettono spesso le mani in bocca – e rappresenta la causa più frequente di ossiuriasi recidivante. 

Una volta arrivate nell’intestino, dopo circa un mese le uova del parassita si schiudono liberando i vermi adulti. In seguito le femmine vanno a deporre altre uova a livello dell’orifizio anale. Le uova risultano molto resistenti all’ambiente esterno – sopravvivono a lungo a basse temperature, ma non tollerano quelle alte – e possono restare vitali, quindi infettive, fino a tre settimane.
Il periodo di contagiosità corrisponde al periodo di deposizione delle uova nella regione perianale.

Sintomi dell’ossiuriasi

I più frequenti sintomi degli ossiuri nei bambini sono il prurito nella regione anale, causato da una sostanza prodotta dalla femmina del parassita mentre deposita le uova fuori dall’orifizio, e il mal di pancia. Di solito quando il bimbo si corica nel letto la sera il prurito si intensifica, al punto da indurre il piccolo a grattarsi: ciò può causare lesioni della regione anale con conseguente sovrainfezione batterica.

Altri sintomi sono: diarrea, perdita dell’appetito, irritabilità, insonnia. Alcuni bambini possono inoltre digrignare i denti mentre dormono o riprendere a fare la pipì a letto (enuresi) nonostante siano stati già da tempo svezzati dal pannolino.

Nelle bambine l’ossiuriasi può causare vulvovaginiti, legate all’annidamento delle larve di ossiuri tra le piccole e le grandi labbra. La vulvovaginite da ossiuri si manifesta con un intenso prurito e può determinare il riscontro di secrezione biancastra (leucorrea) nelle mutandine.

Esistono poi delle forme di ossiuriasi asintomatiche, nelle quali la diagnosi viene fatta solo in seguito al ritrovamento degli ossiuri nelle feci, nel pannolino o nella biancheria intima. 
Come già detto, possono verificarsi casi di ossiuri negli adulti, con sintomi molto simili a quelli dei bambini.

Ossiuri: come vederli?

Un modo per valutare l’ossiuriasi è quella di osservare la regione anale del bambino, aprendo delicatamente l’orifizio con due dita, oppure esaminare le feci, preferibilmente al mattino: se si è “fortunati” può capitare di vedere a occhio nudo i vermi, che appaiono come dei filamenti biancastri piccoli e mobili. Le immagini degli ossiuri possono essere comunque facilmente reperite sul web se si ha qualche dubbio a riguardo.

Per la diagnosi bisogna comunque rivolgersi al pediatra, che potrà indicare l’esecuzione di due esami:

  • l’esame parassitologico delle feci, preferibilmente su tre campioni raccolti in giorni diversi, che consente di dimostrare la presenza delle uova di ossiuri nelle feci, sia degli adulti sia dei bambini.
  • Lo scotch test, che consiste nell’applicazione di una striscia di nastro adesivo trasparente a livello dell’apertura anale e serve a far aderire eventuali uova o parassiti presenti in questa sede. Questo test va eseguito al mattino, appena il bambino è sveglio e prima di lavargli il sedere. Lo scotch va staccato dopo circa cinque minuti e incollato attentamente su un vetrino. L’operazione va ripetuta per tre mattine di seguito; i vetrini, conservati a temperatura ambiente, vanno poi consegnati al laboratorio di analisi mediche, dove verranno esaminati al microscopio.
Uova di ossiuri al microscopio
Uova di ossiuri al microscopio – jxfzsy / iStock

Ossiuri: la terapia

Come eliminare gli ossiuri? I farmaci utilizzati per il trattamento dell’ossiuriasi sono il Mebendazolo, l’Albendazolo e Pirantel Pamoato. La terapia dell’ossiuriasi prevede la somministrazione di una singola dose di farmaco per bocca, sotto forma di compresse o di sciroppo, che va ripetuta a distanza di 11-15 giorni per eliminare non solo i vermi, ma anche le uova di ossiuri. Per aumentare l’efficacia della terapia degli ossiuri è bene che il pediatra consigli la terapia anche a tutti i componenti della famiglia (genitori, fratelli e altre persone conviventi), che dovranno assumere il farmaco negli stessi giorni in cui è stato prescritto al bambino infetto.

Per il piccolo affetto da ossiuriasi non è previsto, perché non ritenuto necessario, l’allontanamento dalla scuola o da altre collettività.

Ossiuriasi e rimedi naturali: sì o no?

I vecchi rimedi della nonna per eliminare gli ossiuri (aglio sotto forma di supposta o altre sostanze ritenute efficaci contro i vermi, come semi di zucca, buccia di limone, mallo delle noci, cannella e chiodi di garofano) non solo non risolvono il problema ma possono anzi contribuire alla diffusione dei parassiti. I rimedi più efficaci, infatti, non prevedono l’utilizzo di alcun tipo di ingrediente, bensì l’assunzione di farmaci specifici unita all’igiene personale e alla pulizia della casa.

Ossiuriasi recidivante 

Si parla di ossiuriasi recidivante quando si verificano più ricadute dopo un primo episodio. Alla base di questo fenomeno possono esserci diversi fattori: la scarsa azione del farmaco sui vermi ancora in fase larvale (per tale motivo è consigliabile una seconda dose dopo 11-15 giorni), l’auto infestazione e le reinfestazioni dovute al contatto con soggetti infetti e non ancora trattati, sia in ambito scolastico sia all’interno della famiglia. In questi casi potrebbe essere necessario estendere la terapia dell’ossiuriasi, oltre che ai conviventi, anche ai compagni di classe.

Per prevenire una reinfestazione è comunque importante osservare delle norme igieniche elementari, ovvero: 

  • cambiare frequentemente la biancheria intima, le lenzuola, le federe, i copriletti e gli asciugamani e lavarli a una temperatura di almeno 60°C;
  • non scuotere le lenzuola prima del lavaggio, per evitare che le uova possano disperdersi nell’ambiente;
  • pulire le superfici e gli oggetti – compresi i giocattoli – che possono essere stati contaminati;
  • lavare frequentemente le mani, soprattutto dopo l’uso dei servizi igienici e prima di mangiare o di maneggiare il cibo;
  • tenere le unghie corte e lavarle bene, almeno una volta al giorno e preferibilmente al mattino, con uno spazzolino a setole dure.

Ossiuri in gravidanza

Le donne incinte che contraggono l’ossiuriasi presentano sintomi simili a quelli classici (prurito anale, talvolta mal di pancia), tuttavia solo molto raramente le conseguenze che derivano da questo tipo di infestazione possono essere serie per la gestante. A tal proposito, nello studio Gynecological and obstetrical aspects of Enterobius vermicularis infection vengono segnalati casi di salpingite associati a gravidanza extrauterina che possono portare ad “addome acuto”, con sanguinamento nella cavità addominale; in uno dei casi riportati, viene descritta la presenza di ascesso tubo-ovarico proprio a partire da un quadro di addome acuto.

Per tale motivo è bene informare il ginecologo anche se si ha solo il sospetto della malattia (ad esempio se un convivente ha presentato il problema), allo scopo di monitorare attentamente la gravidanza e discutere riguardo il tipo di trattamento da avviare. Questo perché non tutti i farmaci ad azione antiparassitaria possono essere utilizzati durante la gravidanza, specie durante il primo trimestre. Tra i farmaci controindicati troviamo ad esempio il benzimidazolo, per il quale è ben noto l’effetto teratogeno.

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Lilia Morabito

calabrese, dopo la laurea in Medicina e chirurgia, conseguita presso l’Università di Messina, inizia il proprio percorso di formazione specialistica in Pediatria presso lo stesso Ateneo. Durante gli anni della scuola di specializzazione approfondisce le proprie conoscenze nel settore delle malattie endocrine dell'età infantile frequentando il Centro di Endocrinologia pediatrica del Policlinico Universitario di Messina. È autrice di diverse pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali. Dal 2019 scrive per UPPA.

Bibliografia:
Articolo pubblicato il 14/04/2020 e aggiornato il 26/06/2020
Immagine in apertura haurashko_ksu / iStock

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