Acqua per il latte artificiale, come scegliere?

Esistono davvero acque minerali migliori di altre per diluire il latte in polvere? O sono tutte uguali? Attenzione alla pubblicità

Vincenzo Calia,
pediatra
Acqua per il latte artificiale, come scegliere?

Non c’è alcuna differenza apprezzabile (a parte il costo) fra il latte artificiale ottenuto diluendo la polvere in un’acqua speciale per neonati e quello che si ottiene diluendo la stessa polvere nell’acqua del rubinetto. Vediamo perché.

L’acqua minerale che viene venduta solo in Italia

Vacanze di Natale: bello viaggiare! Magari al nord, dove il Natale è ricco di atmosfera. Bravi i genitori di Alice (un mese), che si sono avventurati fino ad Amsterdam: sono stati benissimo, non era neppure così freddo, e poi hanno fatto un’esperienza istruttiva. Alice è allattata con il latte in polvere, che loro sono abituati a diluire con un’acqua speciale, di quelle che si trovano solo in farmacia. Perciò, avendo finito ad Amsterdam la scorta di acqua che, scrupolosi e prudenti come solo i genitori italiani sanno essere, avevano portato con sé da casa, gli è sembrato naturale recarsi in farmacia per fare rifornimento. La città è piena di farmacie, il papà di Alice parla un ottimo inglese e in Olanda l’inglese lo capiscono tutti: facilissimo fare provviste. Ma non si aspettavano una conversazione più o meno così.

– «Avete acqua per neonati?»
– «Acqua? Quale acqua?»
– «L’acqua speciale per Alice, ha solo un mese ed è allattata al biberon; in Italia usiamo di solito l’acqua…»
– «Perché non ci sono rubinetti in Italia? E neppure nel vostro albergo?»
– «Sì, ma noi siamo abituati all’acqua minerale…»
– «Be, se le cose stanno così… il negozio di alimentari è dall’altra parte della strada!»

Alimentari? I genitori di Alice si precipitano: l’acqua minerale c’è, non così tanta come da noi, ed è piuttosto cara (quasi come quella della farmacia), ma quale sarà quella per i neonati? Le etichette, anche sforzandosi di tradurle col vocabolario, non dicono proprio niente.

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Ma come faranno da quelle parti, si chiedono i genitori di Alice; non saranno mica allattati tutti con il latte di mamma! Forse in albergo sanno qualcosa. E così l’indomani mattina a colazione, incoraggiati dalla presenza di un paio di altre famiglie in sala da pranzo, il papà di Alice chiede informazioni alla cameriera. Di nuovo nessuno li capisce; intervengono gli altri genitori che fanno colazione (inglesi e tedeschi): nessuno ha mai sentito parlare di acqua per neonati. Ma dove vive questa gente! E poi che c’è da ridere? Insomma dai e dai si viene a scoprire che quest’acqua speciale per lattanti si vende… solo in Italia.

La pubblicità dell’acqua minerale

Come mai? Il fatto è che da noi c’è una forte pressione pubblicitaria che si esercita sulle famiglie, ma anche sui pediatri; a volte questa pubblicità si maschera da conoscenze scientifiche. Un esempio per tutti? La rivista ufficiale di un sindacato di pediatri italiani, in uno degli ultimi numeri, pubblica un articolo dal titolo Quale acqua per il bambino?, articolo apparentemente scientifico, a giudicare dal fatto che è firmato da ben undici autori, tutti provenienti dall’Università.

Nel testo si prendono in esame cinquanta marche di acqua minerale commercializzate in Italia, per concludere che solo quelle appartenenti al gruppo delle “acque minimamente mineralizzate” sono idonee alla diluizione del latte in polvere. Le più note fra queste acque minimamente mineralizzate si vendono in farmacia e costano intorno ad 1 Euro al litro. Perché solo quelle e non altre? E soprattutto perché non l’acqua dell’acquedotto?

Caratteristiche dell’acqua idonea alla diluizione del latte in polvere

Le ragioni di questa scelta sono riassunte in una tabella che spiega che, per essere idonea alla diluizione del latte artificiale, l’acqua deve avere determinate caratteristiche e cioè un residuo fisso basso (meno di 500 mg per litro) e basse concentrazione di minerali: meno di 10 mg per litro di nitrati, meno di 100 mg per litro di calcio, meno di 10 mg per litro di sodio, meno di 25 mg per litro di cloro, meno di 1,5 mg litro di fluoro; inoltre non deve contenere nitriti né ammoniaca.

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Perché tutte queste limitazioni? Troppi minerali altererebbero la composizione del latte e i nitriti sono indice di inquinamento della falda acquifera. Prendendo per buoni questi parametri, calcolatrice alla mano, mi sono messo a fare un po’ di conti. I sali minerali non sono solo nell’acqua, ma anche nella polvere di latte, e in concentrazione naturalmente molto più elevata. Immaginando di diluire il latte artificiale adoperato da Alice con l’acqua “speciale” comprata in farmacia o, in alternativa, con l’acqua del rubinetto di Milano, Roma e Bari, ecco la composizione del liquido che mettiamo nel biberon:

Acqua “speciale” Acquedotto di Milano Acquedotto di Roma Acquedotto di Bari
Calcio  56,7 mg  64,2 mg 66,5 mg 62,9 mg
Sodio  27,0 mg 28,2 mg 27,5 mg 28,7 mg
Cloro  58,1 mg 58,1 mg 58,6 mg 61,3 mg
Fluoro 0,5 mg 0,5 mg 0,5 mg 0,5 mg
Nitriti assenti assenti assenti assenti
Nitrati assenti assenti assenti assenti
Ammoniaca  assente 2,0 mg 0,38 mg 0,43 mg

Come si vede bene la concentrazione dei minerali cambia pochissimo, solo il calcio è presente in misura maggiore nell’acqua di rubinetto, ma questo aumento, responsabile della maggiore durezza delle acque di rubinetto (tutte però con un residuo fisso inferiore ai 500 mg per litro), non provoca alcuna conseguenza: il calcio in eccesso viene semplicemente eliminato con l’urina.

Mistero svelato

Ecco spiegato così il mistero: non c’è alcuna differenza apprezzabile fra il latte artificiale ottenuto diluendo la polvere in un’acqua speciale per neonati e quello che si ottiene diluendo la stessa polvere nell’acqua della cannella. A pensarci bene una differenza c’è: il costo. Se un lattante ha bisogno mediamente di un litro di acqua al giorno, la spesa approssimativa che la sua famiglia affronterà per utilizzare l’acqua speciale durante il periodo dell’allattamento (sei mesi) sarà di circa 180 Euro; da raddoppiare se si decide di comprare l’acqua in farmacia fino al compimento di un anno. A fronte di una spesa di più o meno 0 Euro di un neonato olandese.

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Immagine per l'autore: Vincenzo Calia

Vincenzo Calia, pediatra e giornalista, ha esercitato per quarant’anni come pediatra di famiglia nel Servizio sanitario nazionale e ha fondato nel 2001 il bimestrale per i genitori UPPA, che ha diretto per 16 anni. Attualmente è un pediatra libero professionista.

Pubblicato il 24.06.2013 e aggiornato il 03.09.2019