Mastite in allattamento: sintomi e come riconoscerla

La mastite al seno si presenta di frequente nel corso dell’allattamento. Fare chiarezza sulla prevenzione e sul trattamento di questa patologia fin dai primi sintomi può rappresentare un grande aiuto per le mamme

Giada Barbirato , ostetrica
donna con mastite massaggia il seno

La mastite al seno è una patologia comune durante l’allattamento. A causa dei suoi sintomi importanti (dolore, febbre, infiammazione), spesso può addirittura compromettere il desiderio di allattare di alcune donne.

La mastite in sé, però, se trattata tempestivamente, non rappresenta un motivo valido per la sospensione dell’allattamento. Continuare ad attaccare al seno il proprio bambino può essere, infatti, di grande aiuto per la guarigione.

Cos’è la mastite: definizione e cause

La mastite è definita come un’infiammazione della mammella che può essere accompagnata da un’infezione batterica. Di solito colpisce le donne fertili, ma può presentarsi a tutte le età e, raramente, anche nella popolazione maschile. 

È comunemente divisa in due gruppi: mastite puerperale (o da allattamento), che si verifica nelle donne che allattano, e mastite non puerperale.

La mastite puerperale è un processo infiammatorio del seno, definito anche “mastite acuta”, che può sfociare in un’infezione causata dall’ingresso di agenti patogeni nei dotti deputati alla fuoriuscita del latte materno durante l’allattamento (dotti galattofori). Nella maggior parte dei casi il germe responsabile dell’infezione è lo Staphylococcus aureus, il cui ingresso è favorito da alcune condizioni particolari

La scarsa igiene non è l’unica causa possibile di mastite, che può presentarsi in diverse circostanze, ovvero:

  • ingorghi mammari;
  • stasi di latte non adeguatamente drenata;
  • ragadi non trattate e dovute principalmente a un attacco al seno scorretto da parte del bambino;
  • anomalie della bocca del piccolo;
  • uso di reggiseni o indumenti troppo stretti;
  • compressione eccessiva a carico del seno;
  • svezzamento rapido;
  • stress eccessivo.

La mastite, nella maggior parte dei casi, è quindi scatenata da una problematica che riguarda l’allattamento. Una diagnosi tempestiva e una corretta gestione sono essenziali per evitare complicazioni come l’ascesso mammario. 

Tra le cause della mastite non puerperale, ovvero l’infiammazione della mammella che può presentarsi in qualsiasi fase della vita della donna per fattori indipendenti dall’allattamento, oltre alla scarsa igiene locale troviamo lo squilibrio ormonale e, in alcuni casi, motivi sconosciuti.

I sintomi della mastite puerperale

Una mamma che allatta come può riconoscere la mastite? La mastite in allattamento si presenta con sintomi molto fastidiosi, che generano disagio e compromettono la qualità di vita nel corso del puerperio.

I sintomi principali della mastite sono:

  • dolori al seno, nella maggior parte dei casi unilaterali;
  • presenza di una zona del seno calda e indurita con striatura rossa;
  • febbre superiore o uguale ai 38.5°C;
  • sintomi simil influenzali, quali brividi, dolori articolari, stanchezza, perdita di appetito, malessere generale.

La mastite si contraddistingue rispetto a un semplice ingorgo mammario per via della sintomatologia specifica appena descritta, dovuta al processo infettivo causato del germe responsabile. Come detto, infatti, nel caso di mastite è frequente, oltre al fastidio e all’indurimento del seno, la comparsa di febbre, brividi e di una caratteristica striatura rossa

Servono però alcuni accorgimenti: la temperatura corporea, per essere attendibile, va sempre misurata in una sede diversa da quella ascellare (ad esempio in quella inguinale o sottolinguale) e, anche nel caso di assenza di un aumento della temperatura corporea, lo stato del seno va valutato da un professionista specializzato nell’allattamento.

In alcuni casi l’infiammazione può presentarsi senza aumento della temperatura corporea (mastite senza febbre), soprattutto nelle fasi iniziali del processo infiammatorio. 

Come evitare e prevenire la mastite in allattamento

La mastite non può essere sempre evitata, esistono però strategie di prevenzione da attuare nell’allattamento e nello stile di vita della donna. È importante anzitutto riflettere su cosa provoca la mastite in allattamento. Spesso la catena degli eventi, se non si interviene, è questa: 

  1. Ingorgo mammario.
  2. Conseguente mastite.
  3. Possibile ascesso mammario nei casi più gravi.

Il rischio di mastite può essere ridotto se si evitano le cause scatenanti all’origine, tra cui le ragadi ai capezzoli e gli ingorghi mammari. 

Ma come prevenire la mastite puerperale? Le strategie di prevenzione comprendono:

  • un attacco corretto al seno valutato da un professionista; 
  • poppate al seno regolari associate a eventuali svuotamenti manuali, evitando l’uso di tiralatte (se non sotto la guida di un professionista);
  • una buona igiene personale;
  • l’utilizzo di indumenti comodi e dai tessuti traspiranti, evitando reggiseni troppo stretti e lasciando il seno all’aria il più possibile.

Come curare la mastite? Rimedi e soluzioni

La diagnosi di mastite è solitamente clinica, con donne che presentano dolore a livello di un solo seno arrossato, accompagnata da febbre e malessere. Il drenaggio efficace del seno, i farmaci antidolorifici e la terapia antibiotica rappresentano i pilastri della cura per la mastite, ma non sempre è necessario applicarli tutti. 

Il trattamento primario per curare la mastite consiste nella valutazione e l’eventuale modifica, in accordo con la donna, delle modalità di allattamento al seno, con l’assistenza di un’ostetrica o altro professionista esperto in allattamento: a volte modificare l’attacco al seno o la frequenza delle poppate può risolvere la situazione, evitando lo scatenarsi dell’infezione.

Nel caso di arrossamento e dolore è fondamentale svuotare il seno regolarmente per risolvere l’ingorgo mammario, sia attraverso le poppate del bambino, sia eventualmente con lo svuotamento manuale, fino a che il seno non torna morbido. In alcuni casi può essere consigliato l’uso del tiralatte, ma con cautela e come seconda scelta, perché potrebbe innescare una iperproduzione di latte, peggiorando di fatto la situazione.

Impacchi caldo-umidi e massaggi circolari al seno, prima della poppata e prima del drenaggio manuale, favoriscono lo svuotamento e sono di grande aiuto per le mamme.

Dopo lo svuotamento si può invece ricorrere agli impacchi freddi per lenire il dolore e sfiammare la zona arrossata.

In generale, il trattamento deve prendere in considerazione i disturbi della donna e, nel caso di dolore e malessere, può essere indicata dal medico una terapia antidolorifica e antinfiammatoria. È fondamentale considerare la prescrizione di antibiotici per le donne i cui sintomi di mastite non migliorano dopo 12-24 ore di frequente svuotamento del seno. Quando sono necessari gli antibiotici, sono da preferire quelli efficaci contro lo Staphylococcus aureus e che non presentano rischi per il bambino allattato (ad esempio dicloxacillina e cefalexina), sempre su indicazione e prescrizione medica.

L’allattamento al seno dovrebbe essere incoraggiato in presenza di mastite e generalmente non rappresenta un pericolo per il bambino. 

Mastite e allattamento sono compatibili?

Le mamme spesso hanno paura che la mastite possa interferire con l’allattamento e far male al proprio bambino. È importante sottolineare che questo disturbo può essere curato con farmaci specifici compatibili e senza la necessità di sospendere l’allattamento al seno, a meno che non vi sia una richiesta esplicita, per motivi personali, da parte della donna.

La suzione del neonato, come visto, può essere un ottimo alleato per il processo di guarigione, e i farmaci per il trattamento compatibili con l’allattamento sono numerosi. Un’interruzione improvvisa dell’allattamento potrebbe, al contrario, esacerbare la mastite e aumentare il rischio di formazione di un ascesso.

L’ascesso mammario è la complicanza più comune della mastite. Può essere prevenuta efficacemente con il trattamento precoce della mastite e con l’allattamento con poppate regolari. Una volta che si verifica un ascesso, nella maggior parte dei casi è necessario il drenaggio chirurgico. L’allattamento di solito può continuare anche in presenza di un ascesso trattato, sempre su indicazione specifica del medico, valutando caso per caso. 

Giada Barbirato

Ostetrica e giornalista scientifica, lavora attualmente nella Sala Parto dell’Ospedale Santi Giovanni e Paolo di Venezia, dove si occupa dell’assistenza al travaglio e al parto fisiologici e dell’assistenza neonatale e nel puerperio.

Bibliografia
Articolo pubblicato il 25/10/2021 e aggiornato il 03/12/2021
Immagine in apertura Prostock-Studio / iStock

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