Sostituti del latte materno: le insidie della pubblicità

In commercio esiste una gran quantità di sostituti del latte materno che vengono presentati come speciali o benefici, ma si tratta soltanto di una mossa pubblicitaria

Sergio Conti Nibali, pediatra e direttore di UPPA magazine
Latte in polvere per preparare latte artificiale

Esistono in commercio dei sostituti del latte materno che sono da considerare dei veri “salvavita”. Ci sono infatti neonati con malattie congenite gravissime, per fortuna estremamente rare come la fenilchetonuria, la malattia da sciroppo d’acero e la galattosemia, che non possono essere allattati con il latte materno, ma si possono alimentare solo con delle speciali formule prodotte artificialmente. Esistono poi degli alimenti speciali per i bambini che, durante l’alimentazione con sostituti del latte materno, hanno sviluppato una intolleranza alle proteine del latte di mucca (dal cui latte derivano tutti i sostituti). Anche questi sono latti speciali e devono essere prescritti in conformità a una patologia che il pediatra ha diagnosticato. Mai la scelta può essere fatta direttamente dai genitori.

Le frottole della pubblicità

In commercio esiste poi una grande quantità di altri sostituti del latte materno e prodotti associati (vedi il nostro articolo sull’acqua per il latte artificiale) che la pubblicità accredita come alimenti “speciali” indispensabili per risolvere tutta una serie di problemi di salute del lattante: il latte per il bambino che ha il rigurgito, per quello che ha le coliche, per quello che ha la stipsi, per quello che non dorme, per quello che piange spesso, per quello che ha sempre fame, per quello che ha i genitori o il fratellino allergici e chi più ne ha più ne metta.

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In realtà non c’è alcuna prova scientifica affidabile riguardo alla loro utilità e, dunque, non dovrebbero trovare spazio nella nutrizione del lattante. Del resto sappiamo bene che la gran parte dei problemi alla cui risoluzione questi latti sono destinati non sono patologie, ma solo fenomeni transitori che hanno bisogno, più che di formule speciali, di spiegazioni e rassicurazioni da parte di un pediatra competente.

La disinformazione è dannosa

A leggere poi le “raccomandazioni” che troviamo scritte sulle scatole dei sostituti del latte materno, o le pubblicità che le ditte si inventano per aumentare le vendite dei loro prodotti, c’è da mettersi le mani nei capelli: vorremmo mettervi in guardia per evitare che facciate cose inutili o, peggio, che possiate procurare un danno al vostro bambino. Un esempio? Una pubblicità recita: «Primi mesi di vita: il bambino ha naturalmente bisogno di liquidi. La linea di bevande solubili “X” ne favorisce l’assunzione, dissetandolo e rendendolo sereno e tranquillo. Sono già perfettamente zuccherate secondo le esigenze del bambino. Le tisane “X” sono disponibili in bustine monodose e nella varietà granulare in barattolo di vetro».

Ma è possibile che un bambino nei primi mesi di vita abbia davvero bisogno di liquidi oltre a quelli forniti dal latte? La risposta è assolutamente no. Il latte è composto per oltre l’85% da acqua, e un neonato, fino a quando non comincia a introdurre alimenti solidi (e perciò fino al sesto mese di vita), non ha alcuna necessità di introdurre liquidi in aggiunta al latte. Solo in condizione di stress (febbre alta, diarrea, temperatura ambientale eccessiva) ci potrebbe essere la necessità di assumere acqua, o soluzioni reidratanti in aggiunta al latte materno, o un suo sostituto (se il latte materno non c’è o la mamma si deve allontanare); ma, appunto, acqua e solo in queste situazioni di emergenza, non bevande zuccherate e men che meno di tisane.

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Ritmi e orari

Un altro mito è l’orario delle poppate e la quantità di sostituto del latte materno da somministrare: nelle famigerate “raccomandazioni” tempi e quantità sono ben scanditi, quasi che tutti i neonati avessero le stesse esigenze. La realtà è ben diversa: le quantità indicate sono calcolate sulla base di un calcolo statistico che tiene conto del peso medio di un bambino. Ma la media non corrisponde mai esattamente alla realtà; viceversa, sappiamo bene che ogni lattante è capace di autoregolarsi e che sin dall’inizio i genitori dovrebbero imparare a “sentire” le esigenze del bambino piuttosto che leggere le prescrizioni delle tabelle. Il vero rischio (dimostrato, questo sì, scientificamente) è che i lattanti alimentati artificialmente possano prendere più latte del necessario perché la regolazione del loro appetito viene forzata da chi offre loro il latte regolandosi sulla tabella stampata sulla scatola, piuttosto che sul ritmo naturale del bambino.

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Immagine per l'autore: Sergio Conti Nibali
Sergio Conti Nibali

pediatra, è responsabile del gruppo nutrizione dell’Associazione Culturale Pediatri e fondatore dei “No Grazie”. È tutor e valutatore per l’iniziativa “Insieme per l’allattamento” dell’UNICEF. È autore di oltre 200 pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali, membro del comitato editoriale di Quaderni ACP e, da luglio 2016, direttore di UPPA magazine.

Articolo pubblicato il 24/06/2013 e aggiornato il 12/05/2020
Immagine in apertura vchal / iStock / Getty Images Plus

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