Il buon esito della gravidanza dipende anche dal papà

Spesso il ruolo della salute paterna sull’esito della gravidanza viene sottovalutato, ma alcuni studi ne mettono in luce l’importanza

Anna Rita Longo, Science writer
Primo piano delle mani di un papà e una mamma in gravidanza

Un recente articolo del New York Times commenta uno studio pubblicato dalla rivista Human Reproduction che riguarda un tema che non sembra ancora approfondito a sufficienza [1] . Si tratta del modo in cui la salute paterna, non solo quella materna, influenza il decorso e il buon esito della gravidanza.

La salute paterna prima e durante la gravidanza

La domanda che si sono posti i ricercatori era, per l’appunto: «la salute paterna prima del concepimento è associata a interruzione di gravidanza?». Gli esiti riportati sembrano andare in questa direzione. I dati analizzati provengono da un vasto repertorio statunitense messo insieme per scopi assicurativi, contenente dati che vanno dal 2009 al 2016 e relativi a 958.804 gravidanze, il 22% delle quali si è concluso con gravidanza ectopica (o extrauterina), aborto spontaneo o con bambino nato morto. 

Per quel che riguarda la salute paterna, si è tenuto conto di elementi riconducibili alla sindrome metabolica (colesterolo alto, ipertensione, diabete, obesità), a malattie croniche del soggetto e a un indice comunemente adoperato in medicina per valutare l’aspettativa di vita in relazione al simultaneo ricorrere di condizioni patologiche. L’analisi dei dati – che ha tenuto conto dei diversi fattori relativi a entrambi i genitori, per evitare errori nella valutazione statistica – ha messo in luce che il rischio di esito negativo della gravidanza dipende dalla presenza di indicatori di cattiva salute paterna e aumenta in ragione del ricorrere simultaneo di più indicatori.

Da tempo, inoltre, è noto che abitudini poco sane come il fumo oppure fattori di rischio come l’eccesso di peso o l’esposizione a sostanze tossiche, riscontrabili nei padri, hanno effetto sulla fertilità e la salute dei figli, anche se, come mettono in luce ricerche sul tema, gli uomini, e in particolare gli aspiranti genitori, ne sono poco consapevoli.

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L’importanza della parità e della condivisione

Accanto al contributo, fin dall’epoca pre-concezionale, sia del padre sia della madre al buon esito della gravidanza, il discorso si può allargare alla consapevolezza dell’importanza di tutti gli elementi del contesto familiare per il benessere psicofisico dei figli, con particolare attenzione al concetto di condivisione.

Angela Giusti, ostetrica e ricercatrice presso l’Istituto Superiore di Sanità, sottolinea: «Il ruolo paterno è in rapida evoluzione nel mondo occidentale, caratterizzato da società tradizionalmente patriarcali. Ai padri oggi viene chiesto di ricoprire un ruolo di cui spesso non hanno avuto esperienza diretta con i propri genitori e ciò comporta la necessità di creare un “modo di essere” in assenza di modelli di riferimento». La condivisione dei compiti di cura ha effetti concreti che sono stati messi in luce, nel corso del tempo, dagli studi. «La ricerca scientifica – continua Giusti – ci dice che il ruolo di cura modifica la neurobiologia delle persone.

Per esempio, i padri accudenti, attivamente impegnati nella cura dei propri bambini e bambine e della propria compagna, sviluppano una sincronia affettiva e una modalità di interazione sociale diverse dai padri che non lo sono. È anche dimostrato che l’accudimento paterno determina minori problemi comportamentali in adolescenza, migliore successo scolastico e riduce i comportamenti violenti e antisociali. Interventi semplici, come la lettura ad alta voce ai propri bambini nei primi mesi e anni di vita, producono effetti positivi sul comportamento socio-emotivo a 3 anni».

Disuguaglianze sociali

Si tratta, però, di concetti che ancora non hanno un’applicazione omogenea. Aggiunge Giusti: «Permangono, purtroppo, disuguaglianze sociali e di salute perché la partecipazione agli incontri di accompagnamento alla nascita o la pratica della lettura ad alta voce nella prima infanzia sono più frequenti nei padri con livello culturale medio-alto. A pensarci bene, la lettura ad alta voce è una routine semplice, a costo zero, che dovrebbe essere promossa in tutti i contesti.

È dimostrata, inoltre, un’associazione tra il coinvolgimento paterno fin dalla gravidanza e gli effetti sulla relazione di coppia, sullo stato emozionale materno, sulla relazione padre-bambino, sull’autoefficacia paterna, sulla co-genitorialità e la co-gestione dell’attività domestica [2] . Tra gli interventi raccomandati con i padri, ci sono il coinvolgimento attivo durante tutte le fasi della gravidanza, inclusa la partecipazione agli incontri di accompagnamento alla nascita e le visite prenatali, la scoperta delle competenze fetali e neonatali, la presenza, secondo i tempi e i modi desiderati dalla coppia, a tutte le fasi del travaglio, del parto e del post-parto, incluso il contatto precoce pelle a pelle con il proprio bambino o bambina».

Un progetto europeo per promuovere il cambiamento

Per aiutare i genitori ad acquisire maggiore consapevolezza in tal senso, l’Istituto Superiore di Sanità ha aderito a un progetto europeo. «Il progetto PARENT ha tra i propri obiettivi la promozione di un cambiamento nelle pratiche e nella cultura relativamente ai ruoli di genere nella cura, superando gli stereotipi ancora diffusi, promuovendo il co-parenting, ovvero la genitorialità condivisa, la paternità partecipe e migliorando la percezione dell’importanza del coinvolgimento degli uomini nelle strategie per combattere la violenza di genere. Tra le azioni, è stato messo a punto un percorso formativo destinato ai professionisti e alle professioniste sanitarie, con l’obiettivo di promuovere la partecipazione attiva anche dei padri nel percorso della nascita, dalla gravidanza ai primi anni di vita. Il percorso è pensato sia per la formazione di operatori e operatrici già in servizio, sia per i percorsi universitari delle professioni sanitarie. Il progetto prevede, inoltre, la creazione di gruppi di condivisione e spazi per i padri, il coinvolgimento di operatori e operatrici del settore socio-educativo, come per esempio i nidi della prima infanzia, e la creazione di campagne di comunicazione sulla promozione della parità di genere e il coinvolgimento dei padri nelle cure», conclude l’esperta.

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Anna Rita Longo

Divulgatrice scientifica, è socia effettiva e presidente della sezione pugliese del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) e membro del direttivo dell’associazione professionale di comunicatori della scienza SWIM. Scrive per diverse riviste cartacee e online, tra le quali Le Scienze, Mind, Uppa, Focus Scuola, Wired.it, Wonder Why, Scientificast.

Articolo pubblicato il 05/05/2021 e aggiornato il 05/05/2021
Immagine in apertura Ridofranz / iStock

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