Singhiozzo del neonato: cause e come farlo passare

In genere si tratta di una condizione benigna che passa da sola, ma se dura da almeno 48 ore è bene rivolgersi al pediatra perché potrebbe essere la spia di patologie importanti, dalle lesioni del sistema nervoso centrale, a patologie del nervo frenico, a malattie metaboliche

Immagine per l'autore: Anna Maria Bagnato
Anna Maria Bagnato , pediatra, dirigente medico in servizio presso il reparto di Neonatologia dell’ospedale di Crotone. Nel corso della sua specializzazione ha approfondito la Reumatologia e le Emergenze pediatriche del neonato e del bambino
neonato con singhiozzo piange

Quali sono le cause dei singhiozzi del neonato? Esistono dei rimedi? Il singhiozzo nei neonati è un evento estremamente frequente, nella maggior parte dei casi di natura benigna

Il termine “singhiozzo” deriva dal latino singultus = “emettere un singolo suono” (da singuli) oppure “contrazione della gola” (da sim-glutus) ed è un fenomeno descritto fin dai tempi di Ippocrate. 

Sia nei neonati sia nelle persone adulte il singhiozzo deriva da un movimento involontario caratterizzato dalla contrazione del diaframma e dei muscoli respiratori accessori, a cui fa seguito l’espulsione dell’aria inspirata e la chiusura improvvisa delle corde vocali (con emissione del caratteristico suono “hic”); tali contrazioni hanno un andamento ritmico, a una frequenza che può andare da 20 fino a 60 singhiozzi al minuto. Si tratta di un meccanismo di natura “riflessa”, controllato da un circuito formato da nervo frenico, nervo vago, nervo glosso-faringeo e nervi intercostali. 

Ora che abbiamo visto in che modo si genera il singhiozzo nelle persone adulte e nei bambini, cerchiamo di comprendere meglio quali sono le cause del singhiozzo nel neonato, in che modo far passare questo fastidio e se vi sono dei rimedi efficaci.

Perché viene il singhiozzo ai neonati? Le cause

Il fenomeno del singhiozzo inizia dalla 9^ settimana di gestazione. Andando avanti nel corso della gravidanza, man mano la gestante impara a riconoscere i momenti di singhiozzo del proprio feto

Un recente studio condotto attraverso la metodica dell’EEG da un gruppo di studiosi britannici sul singhiozzo nei neonati di età compresa tra la 30^ e la 42^ settimana, ha documentato la presenza di attività elettrica anche a livello della corteccia cerebrale, dove sono rappresentate le aree dei muscoli respiratori. I movimenti del singhiozzo quindi (così come i movimenti involontari svolti dal neonato) contribuirebbero alla maturazione del sistema nervoso e muscolare grazie a questo scambio continuo di informazioni. In più, l’emissione forzata di aria generata dal singhiozzo favorirebbe l’emissione dell’aria in eccesso che può accumularsi nello stomaco. 

Come già detto, il singhiozzo è un meccanismo di natura riflessa simile a un “circuito con vari interruttori”: basta uno stimolo che agisca in un punto qualunque di questo circuito per innescarlo. In più, il neonato, specialmente pretermine, ha una maggiore predisposizione al singhiozzo per via dell’immaturità del suo sistema nervoso (nell’ultimo trimestre di gravidanza le fasi di singhiozzo del feto occupano circa il 2,5% della giornata).

Le cause del singhiozzo nel neonato dopo la poppata sono principalmente dovute alla distensione gastrica, provocata prevalentemente dall’ingestione rapida del latte o dall’ingestione di aria durante la poppata o il pianto. Il singhiozzo dei neonati prima della poppata e il singhiozzo del neonato nel sonno possono invece essere dovuti a sbalzi di temperatura o a risalita del latte dallo stomaco all’esofago (fisiologicamente, fino al primo anno di vita non vi è una perfetta continenza della valvola cardiale).

Singhiozzi del neonato: quando preoccuparsi? 

Quanto dura il singhiozzo nei neonati? Generalmente gli episodi di singhiozzo durano alcuni minuti, tendono a risolversi spontaneamente con eruttazione e molto spesso il neonato non mostra segni di fastidio. 

Quando gli episodi durano più di 48 ore o avvengono frequentemente e si associano a sintomi come letargia, apnee, riduzione del tono muscolare, convulsioni, perdita di peso e/o di appetito possono essere spia di patologie importanti che possono variare dalle lesioni del sistema nervoso centrale (infezioni, tumori) alle patologie che determinano irritazione locale del nervo frenico (ad esempio polmoniti, pericarditi, reflusso gastroesofageo), alle malattie metaboliche. In ogni caso, in presenza di un neonato con singhiozzo da almeno 48 ore è bene rivolgersi al proprio pediatra affinché individui altri segni e sintomi che possano risultare significativi per la diagnosi.

Come far passare il singhiozzo al neonato?

Esistono dei rimedi per il singhiozzo dei neonati? Al genitore che si interroga su come far passare il singhiozzo al neonato, soprattutto nel caso si verifichi durante la poppata, rispondiamo che può essere utile fare una piccola pausa per consentire l’emissione di un buon volume di aria proprio attraverso il singhiozzo. 

Altro provvedimento utile, nel caso di singhiozzo del neonato dopo la poppata, è quello di mantenere il piccolo adagiato sulla propria spalla o in posizione semiseduta al termine del pasto per favorire l’eruttazione, misura utile anche per prevenire il singhiozzo. Altra strategia utile per prevenire il singhiozzo è quella di attaccare correttamente il bambino al seno o di utilizzare un’apposita tettarella del biberon per evitare che il piccolo ingerisca troppa aria. 

È utile inoltre fare in modo che il bambino non giunga particolarmente affamato alla poppata, dato che, sia per il pianto, legato alla fame, sia per la voracità nel consumare la poppata, è possibile che insorga il singhiozzo.

Data la breve durata degli episodi di singhiozzo e l’importanza nel far bere esclusivamente latte al piccolo sono sconsigliati gli infusi a base di erbe. In linea di massima il singhiozzo del neonato, soprattutto se occasionale, è una condizione benigna che passa

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Anna Maria Bagnato

calabrese di nascita, ha studiato a Messina, dove si laurea in Medicina e si specializza in Pediatria, approfondendo in particolare i campi della Neonatologia e delle emergenze pediatriche. Il percorso di specializzazione la porta anche a frequentare la Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale “Buzzi” di Milano e il Pronto Soccorso Pediatrico dell’IRCSS “Burlo Garofolo” di Trieste. Dal 2019 scrive per Uppa.

Bibliografia
Articolo pubblicato il 20/10/2021 e aggiornato il 03/12/2021
Immagine in apertura damircudic / iStock

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