Palatoschisi: cause e cure della malformazione del palato

È una malformazione congenita del palato che può compromettere la suzione e, più avanti, la corretta articolazione dei suoni. Più è estesa e maggiore sarà l’impegno richiesto nel percorso terapeutico, che viene sempre personalizzato dal team specialistico

Immagine per l'autore: Giulia Ceglie
Giulia Ceglie , pediatra
Bambino con cicatrice da intervento per palatoschiosi

Quando alla nascita di un bambino viene pronunciata la parola “palatoschisi”, i genitori si trovano spesso disorientati: «Potrà mangiare? Parlerà bene? Dovrà subire molti interventi?». È una reazione comprensibile. Oggi però sappiamo che, grazie a percorsi di cura strutturati e multidisciplinari, i bambini con palatoschisi possono crescere bene, alimentarsi correttamente e sviluppare un linguaggio efficace, con una qualità di vita paragonabile a quella dei coetanei che non presentano questa malformazione.

Cos’è la palatoschisi

La palatoschisi indica una malformazione congenita del palato, cioè della struttura che separa la cavità orale da quella nasale. Il palato è formato da una parte anteriore ossea (palato duro) e da una parte posteriore muscolare (palato molle o velo palatino), fondamentale per la deglutizione, la suzione e il linguaggio.

Nella palatoschisi queste strutture non si sono fuse correttamente durante lo sviluppo embrionale, creando una comunicazione tra bocca e naso. La palatoschisi può presentarsi in forma isolata oppure associata alla schisi del labbro superiore (quello che in gergo viene chiamato “labbro leporino”). In quest’ultimo caso si parla di labio-palatoschisi, mentre la sola schisi del palato viene comunemente indicata come palatoschisi (o, nel linguaggio non specialistico, “palato leporino”).

Dal punto di vista funzionale, la mancata continuità del palato compromette soprattutto la suzione e, più avanti, la corretta articolazione dei suoni.

Tipologie di palatoschisi

La palatoschisi può presentarsi in forme diverse, che variano per estensione e per impatto funzionale. La distinzione tra i vari tipi è utile per comprendere le difficoltà del bambino e pianificare il percorso di cura.

  • Palatoschisi completa. Coinvolge sia il palato duro sia il palato molle, creando una comunicazione ampia tra cavità orale e nasale. È la forma con maggiori difficoltà di alimentazione e, più avanti, di linguaggio.
  • Schisi del palato molle o palatoschisi palato molle. Interessa solo la parte muscolare posteriore. Anche se meno evidente, può compromettere la corretta articolazione dei suoni per l’incompleta chiusura velo-faringea.
  • Schisi del palato duro. Riguarda la porzione ossea anteriore del palato e può associarsi a problemi dentali e di crescita mascellare.
  • Palatoschisi sottomucosa. La mucosa appare integra, ma i muscoli del palato non sono correttamente uniti. Spesso viene riconosciuta più tardi, in presenza di disturbi del linguaggio o otiti ricorrenti.
  • Schisi uvulare. Forma lieve, limitata all’ugola.

In generale, più la schisi è estesa, maggiore sarà l’impegno richiesto nel percorso terapeutico, che viene sempre personalizzato dal team specialistico.

Epidemiologia

La palatoschisi è una malformazione relativamente rara, ma non eccezionale. Si stima che interessi circa un neonato ogni 1.000–4.000 nati vivi, con una certa variabilità a seconda delle aree geografiche e dei gruppi etnici.

Quando si parla di palatoschisi del neonato o del bambino, è importante sapere che:

  • la palatoschisi isolata è meno frequente rispetto alle forme associate al labbro leporino;
  • circa il 30% delle palatoschisi si presenta senza coinvolgimento del labbro;
  • le forme isolate di palatoschisi sono più comuni nel sesso femminile, a differenza del labbro leporino isolato, che è più frequente nei maschi.

L’ampia variabilità di incidenza osservata nei diversi Paesi suggerisce che alla base della palatoschisi agiscano fattori genetici e ambientali, che si combinano in modo diverso da individuo a individuo. Questi dati aiutano a capire perché la palatoschisi venga seguita in centri specialistici: pur non essendo una condizione rarissima, richiede competenze specifiche e un percorso di cura dedicato.

Cause della palatoschisi

Le cause della palatoschisi vanno ricercate molto presto nello sviluppo embrionale. Il palato si forma tra la 6ª e la 12ª settimana di gravidanza: se in questa fase i processi palatini non si fondono correttamente, si crea la schisi.

Nella maggior parte dei casi non esiste una causa unica, ma un meccanismo multifattoriale, in cui fattori genetici e ambientali si combinano tra loro.

Tra i fattori genetici, alcune forme possono essere familiari (palatoschisi ereditaria) oppure rientrare in sindromi genetiche più complesse, come la sequenza di Pierre Robin, la sindrome di Van der Woude, la sindrome velo-cardio-facciale (delezione 22q11) o la sindrome di Stickler. In questi contesti la palatoschisi può associarsi anche ad altre difficoltà, comprese alterazioni dello sviluppo cognitivo, che però dipendono dalla sindrome di base e non dalla schisi in sé.

Accanto alla predisposizione genetica, sono stati identificati diversi fattori ambientali materni che aumentano il rischio:

  • fumo e consumo di alcol in gravidanza;
  • assunzione di alcuni farmaci teratogeni;
  • carenza di acido folico;
  • diabete e obesità materna.

È importante sottolineare che, nella maggior parte dei casi, la palatoschisi non è prevedibile né evitabile con certezza e non è il risultato di un singolo comportamento dei genitori, ma di una complessa interazione biologica.

Diagnosi della palatoschisi

La diagnosi della palatoschisi può avvenire prima o dopo la nascita, a seconda del tipo di schisi.

Durante la gravidanza, la palatoschisi può essere sospettata all’ecografia morfologica (di solito tra la 12ª e la 22ª settimana), soprattutto quando è associata al labbro leporino. Le forme isolate del palato, in particolare quelle che coinvolgono solo il palato molle o le forme sottomucose, sono invece più difficili da individuare anche con ecografie avanzate (3D/4D) o con la risonanza magnetica fetale.

Dopo la nascita, la diagnosi si basa sull’esame obiettivo del cavo orale, che permette di identificare la presenza e l’estensione della schisi. In alcuni casi, soprattutto quando la palatoschisi è associata ad altre anomalie, possono essere indicati approfondimenti genetici per escludere sindromi complesse.

Le forme sottomucose rappresentano una sfida diagnostica: possono non essere evidenti nei primi mesi di vita e venire riconosciute più tardi, in presenza di disturbi del linguaggio, difficoltà di alimentazione o otiti ricorrenti.

Una diagnosi precoce è fondamentale per avviare tempestivamente il percorso di presa in carico multidisciplinare.

Sintomi e conseguenze

I sintomi della palatoschisi dipendono dal tipo e dall’estensione della schisi e possono cambiare con la crescita del bambino. Alcuni segni sono evidenti fin dalla nascita, altri emergono nel tempo.

Il primo ambito coinvolto è spesso l’alimentazione: il neonato può avere difficoltà a coordinare suzione e deglutizione e il latte può fuoriuscire dal naso, perché manca la separazione completa tra bocca e cavità nasale. Questo può rendere le poppate più lunghe e faticose, ma non significa che il bambino non possa crescere adeguatamente se supportato nel modo corretto.

Con il passare dei mesi, diventano più evidenti le conseguenze sul linguaggio. La palatoschisi può causare un’articolazione imprecisa dei suoni e una voce “nasale” (rinolalia), legata all’incompleta chiusura tra naso e bocca durante la fonazione. Anche dopo l’intervento chirurgico, alcuni bambini possono aver bisogno di un percorso logopedico.

Un altro aspetto importante riguarda l’udito. La disfunzione della tuba di Eustachio favorisce la comparsa di otiti ricorrenti e di una riduzione dell’udito di tipo trasmissivo, spesso temporanea ma da monitorare nel tempo.

Infine, possono comparire problemi dentali e di occlusione, legati allo sviluppo mascellare, e un impatto psicologico e sociale, soprattutto in età scolare, quando il linguaggio o l’aspetto diventano più rilevanti nella relazione con i pari.

Riconoscere questi aspetti permette di intervenire precocemente e di accompagnare il bambino con un percorso di cura completo e personalizzato.

Alimentazione del neonato con palatoschisi

L’alimentazione è spesso una delle prime e maggiori preoccupazioni per i genitori di un neonato con palatoschisi. La difficoltà principale sta nel fatto che il bambino non riesce a creare un vuoto efficace durante la suzione, perché manca la separazione completa tra bocca e naso. Questo può rendere le poppate più lunghe e faticose, con possibile fuoriuscita di latte dal naso.

L’allattamento al seno non è automaticamente escluso: in alcune forme più lievi può essere possibile, soprattutto con un buon posizionamento del bambino, poppate frequenti e l’aiuto di personale esperto. Tuttavia, in molti casi è necessario ricorrere ad ausili specifici, come:

  • tettarella per palatoschisi;
  • ciuccio per palatoschisi;
  • biberon per palatoschisi, progettati per facilitare il flusso del latte senza richiedere una suzione intensa.

Il latte materno resta sempre l’alimento di prima scelta e può essere somministrato anche tramite biberon o altri sistemi. Solo in situazioni particolari può rendersi necessario un supporto temporaneo con sondino naso-gastrico.

Nei casi selezionati possono essere utilizzate protesi pre-chirurgiche, che aiutano a separare parzialmente le cavità e facilitano l’alimentazione. In ogni caso, è fondamentale il monitoraggio regolare della crescita, per assicurarsi che il bambino assuma quantità adeguate di latte.

Un supporto precoce e competente permette nella maggior parte dei casi di superare questa fase iniziale senza compromettere lo sviluppo.

Trattamento chirurgico della palatoschisi

Il trattamento della palatoschisi è principalmente chirurgico e viene pianificato all’interno di un percorso strutturato e multidisciplinare. L’obiettivo dell’intervento non è solo “chiudere la fessura”, ma ripristinare la funzione del palato, fondamentale per alimentazione, linguaggio e udito.

L’intervento principale è la palatoplastica, che viene generalmente eseguita tra i 6 e i 12 mesi di vita, una fase considerata ideale per favorire il corretto sviluppo del linguaggio. La tempistica può variare leggermente in base al tipo di schisi e alle condizioni del bambino.

Quando la palatoschisi è associata al labbro leporino, il percorso chirurgico prevede più fasi: la correzione del labbro viene di solito eseguita nei primi mesi di vita, mentre la chiusura del palato avviene successivamente. Durante la crescita possono rendersi necessari ulteriori interventi, ad esempio sull’arcata dentale o sul mascellare, per migliorare funzione ed estetica.

È importante sapere che non tutti i bambini avranno bisogno dello stesso numero di interventi: il piano chirurgico viene personalizzato e adattato nel tempo in base alla crescita e allo sviluppo funzionale.

Gestione post-operatoria

Dopo l’intervento di palatoplastica, il bambino viene seguito con attenzione nelle settimane successive, sia in ospedale sia a domicilio. Il decorso è in genere regolare e il dolore post-operatorio viene controllato efficacemente con la terapia analgesica.

L’alimentazione riprende gradualmente: nei primi giorni vengono consigliati cibi freddi o semisolidi, per non irritare la zona operata. È frequente che il bambino mostri un temporaneo rifiuto del seno o del biberon, legato al fastidio o alla novità della sensazione orale, ma nella maggior parte dei casi si tratta di una fase transitoria.

Fondamentale è anche l’attenzione agli aspetti emotivi: il periodo post-operatorio può essere impegnativo per i genitori, soprattutto per la madre. Un sostegno adeguato e indicazioni chiare su cosa aspettarsi aiutano a vivere questa fase con maggiore serenità.

Il follow-up precoce consente di verificare la corretta guarigione del palato e di intercettare eventuali difficoltà precoci.

Trattamenti complementari

La cura della palatoschisi non si esaurisce con l’intervento chirurgico. Per ottenere un buon risultato funzionale nel tempo è fondamentale una presa in carico multidisciplinare, che accompagni il bambino durante la crescita.

Uno dei pilastri è la logopedia, che aiuta a migliorare il funzionamento dei muscoli del palato, l’articolazione dei suoni e la qualità della voce. L’intervento logopedico viene modulato in base all’età e alle esigenze specifiche del bambino.

Sono importanti anche le cure odontoiatriche e ortodontiche, perché la palatoschisi può influenzare la crescita delle arcate dentarie e l’occlusione. In alcuni casi, più avanti negli anni, può essere indicata una chirurgia ortognatica per correggere disarmonie scheletriche.

Il monitoraggio otorinolaringoiatrico è altrettanto centrale: le otiti ricorrenti e i problemi di udito sono frequenti e possono richiedere interventi mirati, come il posizionamento di drenaggi timpanici.

Infine, non va dimenticato il supporto psicologico per il bambino e la famiglia, utile soprattutto nei momenti di passaggio (ingresso a scuola, adolescenza), per sostenere l’autostima e la qualità delle relazioni.

Prognosi e follow-up

Grazie ai progressi della chirurgia e alla presa in carico multidisciplinare, oggi la prognosi della palatoschisi è generalmente molto favorevole. La maggior parte dei bambini, seguiti in centri specializzati, raggiunge una buona funzionalità del palato, un linguaggio comprensibile e un aspetto armonioso.

Il percorso, tuttavia, non si esaurisce con l’intervento chirurgico: è necessario un follow-up nel tempo, che accompagni il bambino durante la crescita e permetta di intervenire precocemente su eventuali difficoltà di linguaggio, udito, dentizione o sviluppo del volto.

Le forme sindromiche o più complesse possono richiedere un monitoraggio più lungo e articolato, ma anche in questi casi un percorso ben strutturato consente di migliorare significativamente la qualità di vita.

In sintesi, la palatoschisi è una condizione che richiede tempo e cura, ma che oggi può essere affrontata con risultati molto positivi, soprattutto quando famiglia e équipe sanitaria lavorano insieme.

Prevenzione

La palatoschisi non è sempre prevenibile, ma alcune attenzioni possono ridurre il rischio. È raccomandata la supplementazione di acido folico a partire da almeno un mese prima del concepimento e durante il primo trimestre di gravidanza, per favorire un corretto sviluppo embrionale.

È inoltre importante controllare i principali fattori di rischio materni: evitare fumo e alcol, gestire adeguatamente diabete e peso corporeo e assumere farmaci solo su indicazione medica. In presenza di casi familiari, una consulenza genetica può aiutare nella pianificazione di una gravidanza consapevole.

Supporto alle famiglie

Il percorso di cura della palatoschisi può essere impegnativo anche sul piano emotivo. Un adeguato supporto psicologico può aiutare genitori e bambini ad affrontare le diverse fasi del trattamento.Le associazioni di pazienti, i centri specializzati e le risorse online affidabili rappresentano un importante punto di riferimento, offrendo informazioni corrette e occasioni di confronto con altre famiglie.

Immagine per l'autore: Giulia Ceglie
Giulia Ceglie

Pediatra, nel 2024 ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Immunologia, Medicina Molecolare e Biotecnologie Applicate presso l’Università di Roma Tor Vergata. Attualmente lavora come Clinical Research Fellow presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dove svolge attività clinica presso il Dipartimento di Oncoematologia, Terapia Cellulare, Terapie Geniche e Trapianto Emopoietico e attività di ricerca presso i laboratori dell’Unità di Terapia Cellulare e Genica delle Malattie Ematologiche.

Bibliografia
Articolo pubblicato il 20/01/2026 e aggiornato il 20/01/2026
Immagine in apertura Maos / iStock

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