Ieri ho visitato per la prima volta Gioele, un neonato di appena 10 giorni. I suoi genitori erano preoccupati perché la pelle del piccolo appariva secca, screpolata e ricoperta da tante piccole pellicine, soprattutto sulle mani e sui piedi. «È normale? Dobbiamo mettere una crema? È un’allergia?», mi hanno chiesto.
Si tratta di una situazione molto comune nelle prime settimane di vita. La pelle secca nei neonati è spesso il risultato del naturale adattamento della cute all’ambiente esterno dopo mesi trascorsi immersa nel liquido amniotico. Nella maggior parte dei casi è un fenomeno fisiologico e transitorio, ma è importante sapere come prendersi cura della pelle del piccolo e riconoscere i segnali che meritano una valutazione pediatrica.
A tal proposito, è bene ricordare che non tutti i neonati hanno bisogno di creme o trattamenti specifici per la pelle. Nella maggior parte dei casi la desquamazione fisiologica si risolve spontaneamente con semplici accorgimenti quotidiani. Le indicazioni sull’uso di emollienti e altri prodotti riportate in questo articolo si riferiscono ai bambini che presentano una pelle particolarmente secca o irritata e che sono stati valutati dal pediatra. L’applicazione routinaria di creme su tutti i neonati (sappiamo quanti prodotti del genere vengono regalati alla nascita) non è generalmente necessaria.
La pelle del neonato non è semplicemente una “versione più piccola” della pelle dell’adulto. È più sottile, più delicata e ha una barriera cutanea ancora immatura. Il film idrolipidico, cioè il sottile strato protettivo formato da acqua e lipidi, non è ancora pienamente sviluppato; per questo la pelle perde acqua più facilmente ed è più sensibile a freddo, caldo, sfregamenti e detergenti aggressivi.
Alla nascita, un ruolo protettivo importante è svolto dalla vernice caseosa, quella sostanza biancastra e cremosa che ricopre molti neonati. Non è “sporco”, ma una protezione naturale: aiuta a difendere la pelle, a mantenerla idratata e ad accompagnare la transizione dall’ambiente intrauterino a quello esterno. Per questo, quando possibile, non è necessario rimuoverla subito.
La pelle squamata nel neonato è spesso un fenomeno normale. Nei primi giorni o nelle prime settimane, la pelle può apparire secca, con piccole pellicine soprattutto su mani, piedi, caviglie e polsi. È il risultato della transizione dall’ambiente acquoso dell’utero all’aria esterna.
Il processo può durare due-tre settimane, talvolta anche un po’ di più. Nei neonati nati oltre il termine la desquamazione può essere più evidente, perché la vernice caseosa è stata in parte riassorbita prima della nascita. Nei prematuri, invece, la cute è ancora più sottile e fragile, e richiede indicazioni specifiche da parte del personale neonatologico.
La desquamazione fisiologica non dovrebbe dare dolore, non causa lesioni profonde e tende a risolversi spontaneamente. Non bisogna grattare, tirare via le pellicine o strofinare la pelle: è sufficiente una cura delicata che rispetti la barriera cutanea.
La pelle screpolata nei neonati si riconosce perché appare ruvida al tatto, opaca, talvolta con piccole pellicine visibili. Quando la secchezza aumenta, possono comparire vere screpolature, arrossamenti e, in alcuni bambini, prurito.
Le zone più colpite sono:
Sul volto la secchezza interessa spesso guance, fronte, naso e labbra: in questi casi possono configurarsi dei quadri di vera e propria pelle secca del neonato o viso screpolato. Infatti, sul viso saliva, latte e freddo possono irritare ulteriormente la cute.
Se il bambino è tranquillo, mangia bene e la pelle non è arrossata o fissurata, di solito non c’è motivo di preoccuparsi. Se invece il prurito disturba il sonno, la pelle sanguina, trasuda o non migliora con una corretta idratazione, è meglio consultare il pediatra.
Le cause della pelle secca nel neonato sono spesso molteplici: la barriera cutanea è immatura, le ghiandole sebacee non lavorano ancora come quelle dell’adulto e alcuni bambini hanno una predisposizione familiare per pelle sensibile o atopica.
Anche l’ambiente conta molto. Freddo, vento, aria secca degli ambienti riscaldati, sbalzi di temperatura e caldo intenso possono favorire secchezza e irritazione. A questo si aggiungono lavaggi troppo frequenti o troppo lunghi, acqua molto calda, prodotti profumati o detergenti non adatti all’età. È importante, infatti, non utilizzare i comuni detergenti che usano gli adulti per lavare il bambino ma ascoltare i consigli dei professionisti per i prodotti più adeguati al bambino.
Sul viso, un fattore irritante comune è il contatto ripetuto con saliva, rigurgiti o latte. In questi casi è utile tamponare delicatamente la zona e applicare un prodotto barriera o emolliente adatto ai neonati, evitando profumi e sostanze leggermente acidi o neutri (pH tra 5.5 e 7.0).
Nei primi giorni di vita non è necessario avere fretta con il primo bagnetto. Quando possibile, la vernice caseosa può essere lasciata assorbire naturalmente. In seguito, il bagnetto può diventare un momento piacevole, ma non deve essere quotidiano per forza: nei neonati può bastare farlo tre volte a settimana, salvo esigenze particolari.
La durata ideale è breve, circa 5-10 minuti, con acqua tiepida (36-37 °C). Il viso e gli occhi possono essere lavati semplicemente con acqua. Se si opta per un detergente, meglio sceglierlo specifico per neonati, delicato, senza profumi né coloranti e con pH rispettoso della cute.
Dopo il bagno, la pelle va asciugata tamponando, senza sfregare, facendo attenzione alle pieghe del collo, dell’inguine e delle ascelle. Anche il lavaggio dei vestiti ha la sua importanza: meglio usare detersivi delicati, evitando di usare ammorbidenti o detersivi con profumi sintetici o molto aggressivi.
Tra i principali rimedi per la pelle secca dei neonati (parliamo sempre di bambini che presentano una pelle particolarmente secca o irritata e che sono stati valutati dal pediatra) c’è l’uso regolare di emollienti. La crema idratante va applicata preferibilmente subito dopo il bagnetto, quando la pelle è ancora leggermente umida, così da aiutare a trattenere acqua nello strato superficiale.
I prodotti più adatti sono semplici, ipoallergenici, senza profumi, coloranti e sostanze potenzialmente irritanti evitando parabeni, ftalati e fenossietanolo. Ingredienti come ceramidi, pantenolo e burro di karité possono aiutare a sostenere la barriera cutanea. L’urea può essere utile in alcune formulazioni idratanti, ma nei neonati va usata con prudenza e solo se indicata, perché su pelle irritata può bruciare.
La frequenza dipende dal grado di secchezza: una o due applicazioni al giorno possono bastare (ad esempio mattina e sera), ma su viso e mani può essere necessario ripetere più spesso, soprattutto in inverno.
Quanto al latte materno applicato sulla pelle, esistono piccoli studi su alcune condizioni lievi, ma non va considerato un sostituto degli emollienti o dei trattamenti prescritti. Su pelle molto arrossata, fissurata, infetta o trasudante è meglio evitare rimedi improvvisati e chiedere consiglio al pediatra.
L’ambiente domestico influisce molto sulla pelle del neonato. Un’umidità compresa tra 40% e 60% può aiutare a ridurre la secchezza, soprattutto in inverno, quando il riscaldamento rende l’aria più asciutta. Se si usa un umidificatore, va pulito regolarmente per evitare muffe e contaminazioni.
È utile proteggere il bambino da vento, freddo e sbalzi improvvisi di temperatura. Questo non significa evitare di uscire e tenere il bambino al chiuso, spesso infatti gli ambienti chiusi sono meno salubri dell’aria aperta, ma utilizzare abbigliamento adeguato spesso basta a proteggere il bambino dalle condizioni atmosferiche. Gli indumenti dovrebbero essere morbidi e traspiranti, preferibilmente in cotone, evitando tessuti sintetici, lana ruvida o capi troppo stretti che possono aumentare sudore e sfregamento.
Per il viso, nei mesi freddi, può essere utile applicare un sottile strato di emolliente prima di uscire, soprattutto su guance e labbra.
La pelle del neonato è molto sensibile al sole. Nei bambini sotto i 6 mesi, la raccomandazione principale è evitare l’esposizione diretta: ombra, cappello a tesa larga, vestiti leggeri ma coprenti e passeggino protetto sono le misure più sicure.
È meglio evitare le ore centrali della giornata, in particolare tra le 10 e le 16. Le creme solari non sono la prima scelta sotto i 6 mesi; possono essere usate solo su piccole aree esposte quando ombra e indumenti non sono disponibili, chiedendo al pediatra indicazioni sui prodotti da usare. Dopo i 6 mesi si può scegliere una protezione solare specifica per bambini, ad ampio spettro e con SPF 50.
La dermatite da pannolino è una delle irritazioni più frequenti nei lattanti. È favorita dall’umidità, dal contatto prolungato con urine e feci e dallo sfregamento del pannolino. La pelle appare arrossata, calda, talvolta gonfia e il bambino può essere infastidito durante il cambio.
La prevenzione si basa su cambi frequenti, detersione delicata e asciugatura accurata. Non serve strofinare: meglio tamponare. Quando la pelle è irritata, può essere utile applicare una crema barriera o riparatrice, ad esempio a base di pantenolo o ossido di zinco, secondo indicazione del pediatra.
Se il rossore è molto intenso, compaiono puntini satelliti, secrezione o il quadro non migliora, può esserci una sovrainfezione, anche da Candida, e serve una valutazione medica.
La crosta lattea (in gergo tecnico, dermatite seborroica del neonato) è una condizione molto comune tra le prime settimane e i primi mesi di vita del bambino ed è del tutto transitoria, legata agli ormoni della mamma (più nello specifico, è dovuta alla persistenza degli ormoni materni che stimolano le ghiandole sebacee e alla proliferazione della Malassezia, un fungo normalmente presente sulla pelle).
Si manifesta con squame giallastre, untuose, soprattutto sul cuoio capelluto, ma talvolta anche su fronte, sopracciglia e dietro le orecchie.
Di solito non dà prurito importante e tende a risolversi spontaneamente. Per favorire il distacco delle squame si può applicare un emolliente prima del bagno e poi usare uno shampoo delicato, senza grattare o rimuovere le croste con forza.
È opportuno chiedere consiglio al pediatra se la crosta lattea è molto estesa, infiammata, maleodorante o se non migliora nel tempo.
Non tutta la pelle secca è fisiologica. È bene consultare il pediatra se la cute è molto arrossata, screpolata, sanguinante, trasudante, se il bambino sembra avere prurito intenso o se le lesioni disturbano il sonno.
Tra le condizioni da distinguere ci sono:
Anche un’allergia alle proteine del latte vaccino può essere presa in considerazione in presenza di dermatite diffusa associata ad altri sintomi, come vomito, diarrea, sangue nelle feci o scarso accrescimento.
La visita medica è importante perché trattamenti diversi si assomigliano poco: ciò che è utile per una semplice secchezza può non bastare in caso di eczema, infezione o altra patologia cutanea.
La dermatite atopica, o eczema atopico, è una condizione frequente nei primi anni di vita. Dipende da una barriera cutanea più fragile, da predisposizione genetica e da fattori ambientali. Si manifesta con chiazze rosse, secche e pruriginose, spesso su guance, pieghe di braccia e gambe, tronco.
A differenza della semplice secchezza, tende a ripresentarsi e può alternare periodi di benessere a riacutizzazioni. La diagnosi è clinica: nella maggior parte dei casi non servono prove allergiche, a meno che la storia del bambino non suggerisca un’allergia specifica.
La gestione si basa su due livelli: durante le fasi di remissione è fondamentale applicare ogni giorno emollienti, anche quando la pelle sembra migliorata; durante le riacutizzazioni può essere necessario un trattamento antinfiammatorio, spesso con cortisonici topici prescritti dal medico.
L’inverno può peggiorare il quadro per freddo, vestiti pesanti e aria secca. La buona notizia è che molti bambini migliorano progressivamente durante l’infanzia, soprattutto se la barriera cutanea viene curata con costanza.
a cura di Giulia Ceglie, pediatra
Tornando a Gioele, spiego ai genitori che la “pelle che si stacca” può essere un fenomeno normale nel neonato. Il bambino sta bene, mangia, dorme, non ha febbre né lesioni arrossate: ha solo mani e piedi pieni di piccole pellicine.
In questi casi la cosa più importante è rassicurare: non serve “fare di più”, ma fare meno e meglio. Bagnetti brevi, pochi prodotti, un emolliente semplice e tanta delicatezza sono spesso la cura più efficace. Quando però compaiono arrossamento persistente, prurito importante, fissurazioni (piccole spaccature) o lesioni che non guariscono, il pediatra può aiutare a distinguere una normale secchezza da una condizione che richiede cure specifiche.

Pediatra, nel 2024 ha conseguito un Dottorato di Ricerca in Immunologia, Medicina Molecolare e Biotecnologie Applicate presso l’Università di Roma Tor Vergata. Attualmente lavora come Clinical Research Fellow presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dove svolge attività clinica presso il Dipartimento di Oncoematologia, Terapia Cellulare, Terapie Geniche e Trapianto Emopoietico e attività di ricerca presso i laboratori dell’Unità di Terapia Cellulare e Genica delle Malattie Ematologiche.